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Le Gole e le Grotte di Frasassi
Le Gole di Frasassi, ad un passo da Fabriano, sono un luogo che racchiude tesori naturalistici unici al mondo ma anche beni d’arte ed occasioni di svago assoluto da non perdere. Ma andiamo per ordine.
San Severino Marche e il suo Castello
San Severino Marche – erede della romana Septempeda – è nettamente divisa in due parti, corrispondenti a due momenti successivi della sua storia.
Fabriano: la Cattedrale di San Venanzio
San Venanzio a Fabriano è chiesa che conquista un poco alla volta quando – superato l’impatto dell’assetto di inizio ‘600 con cui si presenta oggi e che un po’ sopraffà il visitatore – se ne scoprono i tanti tesori. Testimonianze che si sono andate accumulando lungo i secoli, perché la Cattedrale di San Venanzio, sorta nell’XII secolo è il principale edificio sacro di Fabriano dal 1253 quando ricevette il fonte battesimale. Così, districandosi tra la decorazione a stucco ed oro che caratterizza la grande navata e le cappelle che su di essa si affacciano, emergono gli elementi che dieci secoli di devozione hanno generato.
La Cattedrale di San Venanzio: la Visita
Senza ambizione di completezza e con la precisa volontà di non essere guida turistica ma taccuino di emozioni, spicca nella prima
cappella di destra il San Gerolamo Penitente di Salvator Rosa (1615-1673). Bella l’espressione del Santo, bella la testa del leone ai suoi piedi. Guardate poi la Cappella della Madonna del Popolo: mi colpisce sempre quanto la semplice eleganza di un affresco antico possa essere messa in risalto da una “cornice” sfacciatamente barocca. Questo è il caso: la Madonna con Bambino – una Madonna del Latte, se preferite – è al centro di una articolata composizione in legno dorato ed abbracciata da ben sette angioletti. Quattrocentesca la Madonna, sei-settecentesca la “cornice”. Non poteva mancare Orazio Gentileschi (1565-1646): troverete la sua bella Crocefissione nella cappella omonima, contornata da un ciclo di opere dello stesso artista. Datazione tra 1610 e 1615. Nell’abside, domina la scena il Crocefisso del Maestro dei Magi.
Se però volete vedere la Cattedrale di San Venanzio antica, non dovete fermarvi nella navata. Dovete cercare oltre, nella porzione sopravvissuta della San Venanzio del ‘300 e del ‘400. Qui troverete tre cappelle superstiti. Dalla sacrestia potrete accedere a quelle di Santa Croce e di San Giovanni Evangelista.
La prima è affrescata da Giovanni da Corraduccio, la seconda dal Maestro di San Verecondo e da Allegretto Nuzzi. Sia Giovanni da Corraduccio che il Maestro di San Verecondo appartengono alle prima metà del ‘400 mentre Allegretto Nuzi appartiene al secolo precedente.
La Cappella di San Lorenzo: Allegretto Nuzi e San Venanzio
Allegretto Nuzi, assieme al Maestro di Campodonico, è un personaggio chiave della pittura del ‘300 a Fabriano. E’ con loro che i canoni giotteschi si instillano in quest’area delle Marche.
La cappella è dedicata al Martirio di San Lorenzo e gli affreschi sono datiti al 1365. Bella la Madonna con Bambino e San Venanzio.
Clicca qui di seguito per i VIDEO:
- “Antonio Natali – Gentile da Fabriano e l’Adorazione dei Magi”
- Maestro di Campodonico – Affresco Annunciazione e Crocifissione
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Abbazia di San Vittore alle Chiuse a Genga
L’ Abbazia di San Vittore alle Chiuse – de Clusis – per dirla alla latina, è a poche centinaia di metri dalla Grotte di Frasassi e, dunque, ben si presta ad una deviazione da questa superba meta naturalistica.
Si tratta di un complesso romanico di grande semplicità ma sapientemente “mosso” da alcune soluzioni architettoniche: le cinque absidi che si protendono fuori dal corpo principale e la cupola centrale, di forma ottagonale, che emerge verso l’alto e che, attraverso le sue monofore, da luce alla chiesa. La decorazione a lesene ed archetti ciechi che corre sia lungo il perimetro dell’edifico sacro che intorno alla cupola ottagonale, ne impreziosisce l’aspetto.
Il complesso dell’ Abbazia di San Vittore alle Chiuse si compone della chiesa e di quelli che erano un tempo gli edifici adibiti alla vita monastica. Un complesso che doveva avere anche capacità difensive come sembra indicare la torre svettante al di sopra degli ingressi. Del resto , altrettanto fortificato è il ponte con torre che rappresentava uno degli accessi all’Abbazia.
L’ Abbazia di San Vittore alle Chiuse: un po’ di storia
Edificata nel X secolo, il primo atto che la ricorda è del 1007. Del resto, la posizione, a chiudere le gole di Frasassi,
dava all’Abbazia anche un significato di controllo del territorio oltre al suo ruolo religioso. Il suo massimo splendore arriva nel XII secolo: nel 1210 ben quarantadue chiese le sono sottoposte. Poi, il suo ruolo si riduce come conseguenza dell’espansione di Fabriano fino a che, nel 1308, è un membro della famiglia Chiavelli, la casata dominante di Fabriano, a divenirne abate conducendola nell’orbita del Comune.
La Chiesa e il Museo
L’ambiente della chiesa è semplicissimo: quattro grandi colonne danno il ritmo agli spazi e creano una pianta a croce greca. La luce si diffonde dall’alto attraverso le monofore della cupola centrale.
La parte dell’ Abbazia di San Vittore alle Chiuse dedicata alla vita monastica, ospita oggi un museo: il Museo Speleo-Paleontologico ed Archeologico del territorio.
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Su Nuraxi a Barumini
C’è poco da discutere: il villaggio nuragico di Su Nuraxi a Barumini è – allo stato dell’arte – il sito archeologico che conta per una “presa di coscienza” di cosa significhi Civiltà Nuragica.
Lo dico da neofita e, proprio perché tale, Su Nuraxi a Barumini è stata una sorpresa. Se l’immaginario collettivo è quello del nuraghe isolato, magari in posizione dominante, Barumini è quello che, se si parlasse di Medioevo, chiameremmo un castrum con le sue fortificazioni – incentrate su un vero e proprio mastio – ed il villaggio ai suoi piedi.
Su Nuraxi a Barumini: il villaggio nuragico
A differenza del nuraghe isolato, trovarsi di fronte ad un villaggio nuragico consente – semplicemente guardandosi intorno e
ipotizzando paralleli con altre situazioni – di formulare ipotesi sulle strutture sociali, sulle modalità di vita.
Su Nuraxi domina la piana circostante, fin dove l’occhio può spingersi. E’ una struttura di controllo del territorio e di gestione del potere. La sua “rocca” (passatemi il termine) è ad un tempo complessa e militarmente perfetta ma di dimensioni contenute.
Ammettendo che al suo interno avesse potuto ospitare una cinquantina di individui, è evidente come molti di più ce ne siano voluti a costruirla e come molti di più abitassero il villaggio. Dunque, un centro di potere, di difesa e di controllo.
Una vita civile e sociale complessa
Ma il villaggio non è un “borgo” di povere case. Intanto sono oltre 200 le capanne ritrovate (capanne in quanto con copertura in legno ma base e pareti in pietra). Poi ospita edifici socialmente importanti. La cosiddetta “Sala del Consiglio”, una capanna dotata di sedile circolare, impiegata probabilmente proprio come luogo di adunanza politica. La particolare costruzione con al centro i resti di una vasca: luogo per riti legati all’acqua o (addirittura) delle terme ? La presenza dei resti un forno farebbe pensare alla possibilità di riscaldare l’acqua stessa. Oppure la capanna il cui pavimento ospitava pozzetti votivi. Dunque una vita civile complessa.
Barumini: un santuario federale?

La visita al Museo Archeologico di Cagliari è rivelatrice come lo è la mostra temporanea qui ospitata “L’Isola delle Torri”. Ne viene fuori nitido il quadro di una civiltà nuragica culturalmente raffinata, aperta ad uno scambio bidirezionale con i popoli del mediterraneo coevi. Capace di realizzare oggetti di grande pregio.
Non mi azzarderdo a formulare ipotesi in un campo che non è il mio. E’ però evidente anche al profano come la struttura di Su Nuraxia Barumini è assolutamente somigliante al modello di nuraghe rinvenuto negli scavi di Mont’e Prama ed esposto nella mostra ad essi dedicata presso il Museo Archeologico di Cagliari.
Dunque, Su Nuraxi di Barumini potrebbe forse essere inteso come la rappresentazione stessa che la civiltà nuragica voleva dare di sé. In tal senso potrebbe anche leggersi quanto Giovanni Lilliu, il grande archeologo sardo scopritore del complesso nuragico di Barumini, sosteneva. Cioè che Su Nuraxi potesse essere un “santuario federale” per le popolazioni della Marmilla e delle aree limitrofe.
Dentro Barumini
Le parole, però, hanno sempre difficoltà a rendere le emozioni. E Su Nuraxi è capace
di emozioni forti. Entrare all’interno della fortificazione nuragica genera momenti intensi: le scale di pietra ripide, i corridoi angusti, le volte alla cui sommità si intravede il cielo.
Ci si rende anche conto (meglio che dall’esterno) delle dimensioni: un mastio centrale che arrivava a diciotto metri articolato in tre “piani”. Poi, il cortile interno, dove un pozzo profondo più di venti metri assicurava l’acqua ed anche un po’ di sole. Un tempo – potete vederne alcune parti ordinatamente sistemate di lato allo scavo – mastio e torri terminavano, per tutta la loro circonferenza, con un “terrazzamento” più largo costruito con mensole di basalto dalle dimensioni imponenti. Un’opera di ingegneria assolutamente importante. Non a caso, Su Nuraxi a Barumini è patrimonio dell’UNESCO.
Civiltà Nuragica – Approfondimenti
Volete un itinerario che comprenda alcune delle meraviglie della Civiltà Nuragica? Cliccate Sardegna Archeologica: il nostro itinerario
Per approfondire la civiltà nuragica ed anche Su Nuraxi di Barumini potete leggere:
- L’Isola delle Torri
- Mont’e Prama 1974 – 2014
- Nuraghe Santu Antine – La Reggia Nuragica – con VIDEO
- Pozzo Sacro di Santa Cristina a Paulilatino
- Tomba del Capo a Bonorva – con VIDEO
Guarda anche i VIDEO:
Cattedrale di Castelsardo: visita e storia
Quella che fu la cattedrale dell’antica Diocesi di Ampurias (consacrata cattedrale nel 1503), con il titolo di Sant’Antonio Abate, si poggia su uno dei bastioni che cingono Castelsardo, giù verso il mare.






































