Alle volte, quando l’aspettativa è grande, la realtà non si rivela all’altezza delle nostre speranze: questo, però, non è il caso del pozzo sacro nel villaggio nuragico di Santa Cristina a Paulilatino.
Tutto il contrario. Il luogo – come Su Nuraxi a Barumini o Santu Antine a Torralba, come il Museo Archeologico di Cagliari – è tra quelli ineludibili se si vuole avere contezza di ciò che la Civiltà Nuragica possa essere stata.
Ma c’è di più. Santa Cristina è luogo di circostanze particolari. Luogo sacro per la civiltà nuragica, lo è poi divenuto, ed ancora lo rimane, anche per il culto cristiano. Un luogo intenso. Di quelli dotati di un’energia particolare, per quanto scettici possiate essere in proposito.
Pozzo Sacro di Santa Cristina a Paulilatino
Che si tratti di una testimonianza formidabile della civiltà nuragica non lo dico io, ma Giovanni Lilliu, ovvero il padre dell’archeologia sarda.
Anche perché il pozzo è, in realtà, l’epicentro di un ben più ampio santuario intorno al quale ferveva poi l’attività sociale e mercantile.
Comunque, Lilliu lo spiega certamente meglio di me:
“Di grande interesse sono appunto i santuari, il cui tessuto religioso si incentrava per lo più dove si venerava la (o le)divinità dell’acqua di vena ….Nel santuario di Santa Cristina Paulilatino, steso su un altopiano tra antichi olivi, poco distante dal nuraghe e dal piccolo borgo nuragico, fa spettacolo il meraviglioso pozzo sacro, contornato dalle casette per i novenanti e dai posti di mercato. Si vedono inoltre l’ampio vano della sacrestia e il recinto per la fiera del bestiame.
Già verso il IX secolo a.C. …. il sacro vi esplodeva come avviene ancora oggi nel ‘muristene’ presso la chiesetta rustica della santa, che, nella forma circolare, imita l’antico”.
Il vertice costruttivo ed estetico dell’architettura sacra nuragica
Il pozzo è perfettamente conservato e “rappresenta il vertice costruttivo ed estetico dell’architettura sacra nuragica”. I conci in basalto perfettamente squadrati (cosa rara nelle costruzioni nuragiche) compongono una scala di venticinque gradini che, formando una scalinata che si stringe via via scendendo, conduce fino alla volta del pozzo.
E qui arriva la sorpresa. Per quante immagini abbiate visto, nulla rende giustizia a questa costruzione come guardare in alto dall’ultimo gradino della scalinata sporgendosi verso l’interno del pozzo. Infatti sopra di voi una volta a tholos alta sette metri termina in una piccola apertura che lascia entrare la luce illuminando lo specchio d’acqua. Rimarrete basiti.
Per inciso, il pozzo raccoglie acqua di vena ed è profondo una cinquantina di centimetri: potete rischiare a sporgervi, ma cercate comunque di non finirci dentro !
Ovviamente, sarebbe ben strano se un’opera di questa maestria non avesse anche un suo lato quasi magico. E, per non passare per il solito amante del fantasy, citerò ancora da “La Sardegna Nuragica” di Lilliu:
“E’ stato mostrato come un affascinante fenomeno confermi la maestria dei costruttori nuragici e la sacralità del luogo: nei mesi di dicembre e di febbraio infatti, a mezzanotte, è possibile vedere la luna piena filtrare attraverso il foro alla sommità del tholos e riflettersi sull’acqua all’interno del pozzo”.
I muristenes di Santa Cristina
Sulla complessità del passaggio tra paganesimo e cristianesimo e sulla “permeabilità” dei culti cristiani agli antichi riti pagani, sono state scritte enciclopedie. Quindi verrò subito al dunque senza preamboli storici, perché, come già detto, siamo in un luogo dove al culto delle divinità pagane è seguito quello di una santa cristiana.
Infatti, Santa Cristina merita la vista anche per il suo villaggio di muristenes (o cumbessias, in altre aree dell’isola). Si tratta casette ad un piano
generalmente poste nelle vicinanze delle chiese e dei santuari campestri della Sardegna e destinate ad ospitare pellegrini e novenanti. Nel caso specifico, sorgono intorno alla chiesa dedicata a Santa Cristina e costruita dai Camaldolesi nel ‘200.
Il fatto più originale è come i novenanti raggiungano dalle aree limitrofe i muristenes portando con loro tutti i mobili e le suppellettili per risiedervi durante i nove giorni precedenti la festa della santa (seconda domenica di maggio). In questi nove giorni si tengono le novene (sas nuinas), ovvero la recitazione di preghiere per la durata, appunto, di nove giorni.
Sardegna Archeologica – Approfondimenti
Per un itinerario che comprenda alcune delle meraviglie della Civiltà Nuragica cliccate Sardegna Archeologica: il nostro itinerario
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