La chiesa di San Giovanni a Porta Latina rientra di diritto nella nobile cerchia delle chiese più antiche di Roma. Infatti fu voluta da papa Gelasio I, pontefice dal 492 al 496.
Questo dato è confermato dal ritrovamento di laterizi con marchi risalenti al regno di Teodorico. Questi fu infatti sovrano del regno ostrogoto in Italia dal 493 al 526. Si vuole che la chiesa venne edificata su un tempio romano dedicato a Diana dal quale provengono in tutto o in parte le colonne ancora oggi in sito.
Chiesa di San Giovanni a Porta Latina: storia breve
Ci racconta della sua storia Guido Angeli nel suo “Le Chiese di Roma” (1902):
“Se bene si voglia che questa antica basilica sia stata eretta nel secolo V, sopra le rovine di un tempio di Diana, da papa Gelasio (462-69), è certo che fu completamente rifatta dalle fondamenta nel 772 da Adriano I. Fu restaurata da Celestino III nel 1191 quando vi furono traslate le reliquie dei Santi Gordiano ed Epimaco.
Nel 1144 papa Lucio II la riunì a San Giovanni in Laterano cui tuttora è sottoposta. Nel 1191 Celestino III la consacrò solennemente. Nel 1433 il Capitolo Lateranense fece rifare il campanile che era rovinato e nel 1438 restaurò il portico ridotto in cattivo stato.
Nel 1566 il cardinale Alessandro Crivelli (fratello del pittore Carlo e cardinale con il titolo di San Giovanni a Porta Latina dal 1566 al 1570) fece eseguire un importante restauro nella chiesa, restauro che fu proseguito nel 1570 dal cardinale Giovanni Gerolamo Albani (creato cardinale del titolo di San Giovanni a Porta Latina il 17 maggio 1570 da Papa Pio V).
Nel 1633 il cardinale Francesco Paolucci vi fece nuove aggiunte e nuovi restauri. Nel 1656 il Capitolo Lateranense rinforzò il campanile che minacciava rovina e rifece porre una nuova campana. Nel 1702 il cardinale Sperello Sperelli (1639-1710) vi fece eseguire alcuni lavori preservativi e finalmente negli ultimi anni del secolo XVIII il cardinale du Belloy la riedificò parzialmente essendo molto trascurata e rovinosa”.

Tempi moderni: XIX e XX sec.
Jean-Baptiste de Belloy-Morangle (1709-1808) fu arcivescovo di Parigi e primate di Francia dal 1802 alla morte. Fu anche cardinale con il titolo di San Giovanni a Porta Latina dal 1805 alla morte. Una lapide posta nel 1838 (a mano sinistra entrando in chiesa) ricorda puntualmente i lavori eseguiti.
Nel 1905 San Giovanni a Porta Latina venne affidata alle monache dell’Ordine della Santissima Annunziata. Poi, nel 1937, ai Padri Rosminiani che ancora la reggono.
Sono proprio del XX secolo i diversi interventi di ripristino che hanno riportato la chiesa, in buona misura, al suo aspetto medievale.
Chiesa di San Giovanni a Porta Latina: le ragioni del nome
il titolo della chiesa nasce da un lato dalla sua adiacenza all’antica Porta Latina, una delle porte di accesso a Roma sulla Mura Aureliane. Dall’altro dal fatto che San Giovanni Evangelista subì il suo martirio, all’epoca di Domiziano, proprio qui o, più precisamente, nel punto dove oggi sorge il piccolo edificio sacro di San Giovanni in Oleo ovvero dall’altro lato di Via Latina rispetto alla chiesa.
In realtà, miracolosamente, San Giovanni uscì illeso dal tino di olio bollente nel quale era stato immerso e fu così successivamente esiliato ad Efeso.

Il pozzo carolingio
Con un pochino di approssimazione, possiamo definire carolingio l’affascinante pozzo ornato di girali fitomorfe posto dinnanzi alla chiesa di San Giovanni a Porta Latina.
Dei tempi di Adriano I (+795) è il parapetto esterno del pozzo che si trova nel sagrato, ornato di una rozza decorazione formata da due serie di infiorescenze che corrono orizzontalmente per tutto il corpo del pozzo. Sull’orlo, tutto intorno, appare un’iscrizione latina, certamente di epoca posteriore all’VIII secolo, che recita:
IN NOMINE PAT[ris] ET FILII ET SPI[ritus Sant]I. OMNES SITIE[ntes venit]E AD A[quas]. EGO STEFANUS
Ovvero “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. O voi tutti che avete sete venite alle acque (dal Profeta Isaia). Io Stefano (probabilmente il nome del committente o dell’incisore)”.
Il Narcete
Come è giusto per una chiesa di epoca alta, San Giovanni a Porta Latina accoglie i visitatori con il suo narcete. Un tempo, esso doveva essere ampiamente decorato ad affresco (come si comprende da un lacerto) ma oggi tutto ciò è perduto.
Quattro colonne di spoglio scandiscono cinque archi in laterizio. Al suo interno la bella porta d’ingresso con la cornice cosmatesca databile quindi intorno al XII secolo. Sul muro di sinistra alcune epigrafi romane. Su quello di destra, bello, un frammento di bassorilievo altomedievale con disegni fitomorfi e, a sinistra, un pesce.
Nell’angolo destro del narcete, una sorpresa…

La Cuspide del Borromini
Opportunamente riparata all’interno del narcete, infatti, fa bella mostra di sé la cuspide originale di San Giovanni in Oleo disegnata da Francesco Borromini. Infatti quest’ultimo nel 1657 restaurò per conto del cardinale Francesco Paolucci (1581-1681) il piccolo edificio sacro e lo dotò di una nuova cuspide.
Quest’ultimo, appartenente all’aristocratica famiglia forlivese dei conti di Calboli, era infatti stato nominato cardinale proprio in quell’anno da Alessandro VII con il titolo di San Giovanni a Porta Latina.
La cuspide è formata da foglie di palma e gigli e termina con un globo di rose. Sia i gigli che la rosa sono rappresentati nello stemma gentilizio dei de’ Calboli.
Chiesa di San Giovanni a Porta Latina: l’interno
L’interno dell’edifico si presenta a tre navate con tetto a capanna: la foggia propria delle chiese antiche. Le tra navate sono sorrette da dieci colonne o, meglio, da cinque coppie di colonne uguali due a due con capitello dorico.
La navata sinistra ospita nella parete prossima alla controfacciata un mosaico moderno che celebra la figura del Beato Antonio Rosmini (1797-1855). Al lato opposto, la cappella con cui la navata termina, ospita anch’essa un mosaico incentrato sull’affresco del Cherubino di guardia all’Eden presente nella chiesa.
La navata destra ospita nella parete prossima alla controfacciata il ritratto del cardinale Jean-Baptiste de Belloy-Morangle. La cappella con cui la navata termina mostra lacerti degli antichi affreschi dei quali si è salvato quello dedicato alla Vergine col Bambino.
L’altare maggiore e l’abside
Le finestre dell’abside, realizzate in lastre di onice giallo, regalano a questa parte della chiesa di San Giovanni a Porta Latina un’atmosfera tutta particolare. Il pavimento del presbiterio è realizzato in opus sectile a marmi policromi.
Sul fronte dell’altare, quale paliotto, un frammento di pluteo che rappresenta quasi un albero della vita dal cui tronco di allargano tralci a formare volute circolari. La datazione potrebbe essere, similmente al pozzo nel cortile, intorno al IX secolo. Nella predella su cui poggia l’altare è inserito un antica iscrizione riportante il titolo della chiesa: “TIT. S. IOANNIS ANTE PORIAM LA[tinam]”.
Nella semicupola dell’abside un non irresistibile affresco narra la vicenda di San Giovanni in giudizio di fronte all’imperatore Domiziano. Sembrerebbe eseguito sulla base di cartoni del Cavalier d’Arpino all’inizio del ‘700.
Gli affreschi medievali di San Giovanni a Porta Latina
Dulcis in fundo, veniamo al grande ciclo di affreschi per il quale San Giovanni a Porta Latina è famosa. Essi si estendono sull’arco trionfale e sui lati dell’abside, per tutta la lunghezza di ambedue i lati della navata centrale e nella controfacciata. Dunque un’estensione imponente.
Siamo ai tempi del pontificato di Celestino III (1191-1198). Dunque, gli affreschi di San Giovanni a Porta Latina testimoniano la pittura nella Città Eterna prima della comparsa della Scuola Romana di Pietro Cavallini (1259-1330). Ovvero, prima che in Toscana facessero la loro apparizione Cimabue e Duccio di Buoninsegna.
Pietro Toesca, alla fine degli anni ’20, aveva identificato un corpus di affreschi con caratteristiche comuni, identificati con il termine di affreschi del “gruppo umbro-romano”.

Gli Affreschi Umbro-Romani
Quella degli affreschi umbro-romani che caratterizzano San Giovanni a Porta Latina è una vicenda molto ben sintetizzata da Alberto Virdis nel suo “Gli affreschi di Galtellì”:
“Con questo nome viene solitamente indicato un insieme eterogeneo di cicli ad affresco e di codici miniati prodotti e diffusi in un’area geografica comprendente parte del territorio dell’attuale Lazio e parte dell’Umbria. In realtà la delimitazione geografica, così come la dizione di ‘gruppo umbro-romano’ non viene intesa da tutti in maniera univoca, e non potrebbe essere altrimenti, dal momento che gli elementi che accomunano le diverse opere fra loro non sono sempre gli stessi, anche se, in generale, attingono ad una cultura artistica di base, diffusa in un’area un po’ più vasta di quella prettamente umbro-romana (anche in Sardegna a Galtellì, infatti n.d.r.).
Il concetto fu abbozzato da Pietro Toesca in un suo primo studio che aveva messo in luce per la prima volta il rapporto molto stretto che intercorre fra le pitture murali e le Bibbie Atlantiche; all’interno di questi due grandi gruppi lo studioso cercò di tracciare una linea evolutiva, poi ripresa dalla maggior parte della critica, che prendeva le mosse dal linearismo grafico tipico di opere come le miniature della Bibbia di Santa Cecilia, per «mutarsi verso un fare più plastico che poi fu la qualità pittorica dominante degli affreschi di San Giovanni a Porta Latina».
Se volete un esempio di Bibbia Atlantica, leggete Bibbia del Pantheon: tesoro del XII secolo.

Il ciclo di affreschi
Riprendendo la descrizione dei temi rappresentati dal sito di Cathopedia, questi sono gli affreschi di San Giovanni a Porta Latina.
Presbiterio:
- alle pareti laterali, Ventiquattro vegliardi dell’Apocalisse
- nell’arco trionfale, Simboli dei quattro evangelisti
Il ciclo della navata centrale e della controfacciata ha inizio sulla parete destra e si svolge anularmente, raffigurando Episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, alcuni andati perduti.

Navata Centrale – Parete Destra
- nella parete destra, articolata su tre registri:
- registro superiore,
- Separazione della luce dalle tenebre o Creazione del mondo;
- Creazione di Adamo;
- Creazione di Eva;
- Peccato originale;
- Adamo ed Eva rimproverati da Dio;
- Cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre;
- Cherubino di guardia all’Eden;
- registro mediano,
- Annunciazione;
- Visitazione;
- Viaggio a Betlemme;
- Natività di Gesù;
- Annuncio ai pastori;
- Adorazione dei Magi;
- registro inferiore,
- Entrata di Gesù Cristo a Gerusalemme (perduto);
- Lavanda dei piedi e Ultima Cena (perduto);
- Salita di Gesù Cristo al Monte Calvario (perduto);
- Crocifissione di Gesù Cristo;
- Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro;
- registro superiore,

Controfacciata
- nella controfacciata, articolata su due registri:
- registro superiore,
- Lavoro di Adamo ed Eva;
- Sacrificio di Caino e di Abele;
- Caino uccide Abele;
- Maledizione di Caino (parzialmente perduto);
- registro inferiore, Giudizio Universale;
- registro superiore,

Navata Centrale – Parete Sinistra
- nella parete sinistra, articolata su tre registri:
- registro superiore,
- Dio ordina a Noè di costruire l’arca (perduto);
- Arca di Noè;
- Abramo e i tre angeli;
- Sacrificio di Isacco;
- Isacco benedice Giacobbe;
- Giacobbe lotta con l’angelo;
- Sogno di Giuseppe: il sole, la luna e undici stelle rendono omaggio a Giuseppe;
- registro mediano,
- Sogno di San Giuseppe (andato perduto);
- Fuga in Egitto (perduto);
- Strage degli innocenti (perduto);
- Disputa di Gesù con i dottori del Tempio;
- Battesimo di Gesù (perduto);
- Trasfigurazione di Gesù Cristo (perduto);
- Risurrezione di Lazzaro (perduto);
- registro inferiore,
- Pie donne al sepolcro;
- Apparizione di Gesù Cristo risorto alle pie donne;
- Incontro di Gesù Cristo e i discepoli sulla via di Emmaus;
- Cena in Emmaus;
- Incredulità di san Tommaso;
- Apparizione di Gesù Cristo risorto agli apostoli sul lago di Tiberiade e pesca miracolosa.
- registro superiore,

Chiesa di San Giovanni a Porta Latina – Approfondimenti
Per leggere Alberto Virdis “Gli affreschi di Galtellì”, clicca QUI
Per il testo di Pietro Toesca Miniature Romane dell’XI e XII secolo, clicca QUI
Per le immagini degli affreschi nell’Archivio Federico Zeri, clicca QUI
Infine, a cinque minuti d’auto, potete visitare la Basilica di San Sebastiano fuori le mura
















