La Basilica di San Sebastiano fuori le mura a Roma, sulla Via Appia, edificata tra III e IV secolo, è senza dubbio una delle chiese più antiche della Città Eterna.
San Sebastiano fuori le mura: l’antica Basilica Apostolorum
Venne infatti fatta costruire dall’imperatore Costantino (274-337 d.C.) assumendo il titolo di Basilica Apostolorum. Infatti essa sorge nel luogo nel quale la tradizione vuole siano state traslate e conservate nel 258 d.C. le spoglie degli Apostoli Pietro e Paolo per metterle al sicuro dai rischi conseguenti alle persecuzioni dell’imperatore Valeriano. Le stesse spoglie vennero poi nuovamente trasferite e collocate nelle basiliche edificate in loro onore.
Intanto, nel 305, nelle catacombe che si trovano al di sotto della basilica, venne sepolto San Sebastiano (263-304 d.C.) e fu questa sepoltura a far si che le catacombe assumessero il nome del santo come anche la basilica il titolo di San Sebastiano.

Basilica di San Sebastiano fuori le mura: storia breve
Grazie all’opera di Guido Angeli “Le Chiese di Roma” (pubblicata nel 1903) ripercorriamo la storia della basilica:
“Si ha un primo accenno di questa basilica in una iscrizione dei tempi d’Innocenzo I (402-17), oggi nel museo epigrafico lateranense, nella quale è detto che due preti, Proclino e Urso, le fecero doni in seguito a un loro voto.
Più tardi il Libro Pontificale racconta che Adriano I (772-95) restaurò la chiesa degli Apostoli sulla via Appia dove era il corpo di San Sebastiano. Il che dimostra come in origine la chiesa fosse dedicata agli Apostoli: e questo spiega il perché la sepoltura del santo è da un lato e non sotto la confessione, com’era uso.
In questa basilica San Gregorio Magno (590-604) recitò la sua 37a omelia sugli Evangelii. Nel secolo XII Alessandro III (1159-81) la cedette ai Benedettini. Nel 1218 Onorio III (Savelli) la restaurò e fece fare la cappella in onore di San Sebastiano con un ricco altare oggi distrutto.
Sul finire del secolo XVI San Filippo Neri ripristinò l’uso antico del pellegrinaggio alle Sette Chiese facendone centro San Sebastiano dove egli si recava spesso a pregare. Nel 1614, il cardinale Scipione Borghese che era titolare la riedificò dalle fondamenta coi disegni di Flaminio Ponzio. Fu creata Parrocchia da Clemente XI Albani (1700-21) e ceduta ai Francescani che ancora la ritengono, da Gregorio XVI (1831-46 Capellari).

Scipione Borghese e Clemente XI Albani
Come vedremo, il cardinal nepote di Paolo V, Scipione Borghese (1577-1633) e papa Clemente XI, al secolo Giovanni Francesco Albani (1649-1721) ebbero entrambi un ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’edificio sacro.
Infatti, Scipione Borghese, collezionista d’arte appassionato di Caravaggio, ebbe la Basilica di San Sebastiano flm in commenda e tra il 1608 ed il 1613 praticamente la ricostruì. La basilica costantiniana era infatti in rovina e Scipione Borghese intervenne realizzando la struttura che vediamo oggi utilizzando la sola navata centrale del precedente edificio.
All’interno, si devono a Scipione Borghese la commissione del grande soffitto ligneo e delle due cappelle laterali. Quella delle Reliquie a mano destra e quella di San Sebastiano a mano sinistra, quest’ultima completata dal cardinale Francesco Barberini. Fu invece Clemente XI a far edificare la Cappella Albani (1649-1721).

Il Salvator Mundi di Gian Lorenzo Bernini
La Basilica di San Sebastiano flm a Roma custodisce l’ultima scultura realizzata da Gian Lorenzo Bernini: il Salvator Mundi. Questo memorabile ritratto del Cristo, di cui si conosceva storicamente l’esistenza, è stato per secoli smarrito finché nel 1930 la Soprintendenza delle Gallerie del Lazio lo rinvenne nella sacrestia della Basilica di San Sebastiano fuori le mura. Oggi potete ammirarlo in tutta la sua imponenza a mano destra entrando nella basilica. Se volete approfondire l’opera, cliccate QUI.
Visita della Basilica di San Sebastiano
Facciata
Fu edificata nel 1612 coi disegni di Giovanni Vasanzio.
Interno a una sola navata, con diversi altari. Il soffitto è del Vasanzio. (realizzato da Annibale Durante). A destra. Sepolcro del medico Altobelli (1615)

Lato Destro
- Cappella delle Reliquie: contiene diverse reliquie tra le quali una pietra con le impronte di Gesù, di cui una copia esiste nella chiesa di S. Maria ad Palmas.
- Altare dedicato a San Francesca Romana con tela di Filippo Frigiotti. Sepolcro del cardinale Giovanni Maria Gabrielli (1654-1711)
- Altare di San Gerolamo di Archita Perugino. Sulla porta della sacrestia e sulle altre porte laterali; tre quadri di Antonio Caracci (molto restaurati).
- Cappella della famiglia Albani edificata sui disegni del Barigoni, dello Specchi e più tardi del Fontana. Sull’altare: statua di San Fabriano di Francesco Papaleo. A destra: quadro di Giuseppe Passeri; a sinistra: di Pier Leone Ghezzi.
Per approfondire la Cappella Albani cliccate QUI
Basilica di San Sebastiano flm: Altare Maggiore
Fu cominciato da Flaminio Ponzio e finito da Giovanni Vasanzio. Pala d’altare di Innocenzo Tacconi (Bologna 1575 – post 1625), Crocifissione con la Vergine e San Giovanni (1614)
Lato Sinistro
A sinistra: Iscrizione damasiana in onore di Eutichio Martire, scritta in quei caratteri che Furio Dionisio Filocalo aveva disegnato nel secolo IV per le epigrafi del Papa Damaso.
- Cappella di San Sebastiano.Fu edificata dal cardinale Francesco Barberini, con architettura di Ciro Ferri, sul luogo dove era sepolto il martire e dove Onorio III nel 1217 aveva costruito un altare. Sotto l’altare moderno: San Sebastiano, statua eseguita da Giorgetti, sopra un modello del Bernini. Il quadro di S. Sebastiano è del Fracassini. Per approfondire la scultura di San Sebastiano di Giuseppe Giorgetti clicca te QUI
- Cappella del Santissimo Crocifisso costruita da Carlo Fontana nel 1727. Nella volta affresco di Pietro da Cortona, Dio Padre con i Santi
- Altare di San Carlo Borromeo, tela del Franciotti
- Altare di San Francesco d’Assisi, tela di Gerolamo Muziano.

La Platonia: la tomba di San Pietro e Paolo
La Platonia è un luogo centrale nella storia della Basilica di San Sebastiano fuori le mura a Roma. La visitiamo utilizzando sempre il testo di Guido Angeli ne “Le Chiese di Roma”.
“La Platonia o stanza abbellita di marmi e di stucchi, dedicata a San Pietro e a San Paolo, si trova dietro l’abside della basilica, in fondo a una strada che vi conduce direttamente. In questo luogo rimasero nascosti per due volte i corpi di questi apostoli. La prima in occasione di un furto narrato da S. Gregorio (590-604) in una sua lettera a Costantino Augusto.
In questa lettera il Papa, rispondendo all’imperatrice che aveva chieste le due teste dei martiri, racconta come subito dopo il loro supplizio venerimi ex oriente fideles per trasportarne le salme in patria, ma che arrivati a due miglia fuori della città in un luogo detto ad Catacumbas furono colti da un tale temporale con fulmini e tuoni che dovettero depositare i due corpi rubati, in quel luogo e tanto vi indugiarono che i fedeli accortisi del fatto sorpresero i rapitori e ritolsero loro la preda.

La seconda volta la traslazione avvenne V anno 285, allorché l’imperatore Valeriano, inasprì talmente contro i cristiani che proibì loro di recarsi nei cimiteri e per fino di seppellirvi nuovi morti.
E ignoto quanto tempo i corpi dei due martiri rimasero nascosti nella Platonia, ma è da presumere che furono ricondotti alle loro sedi primitive sul finire del secolo ni.
La Platonia è opera muraria, di forma semicircolare. Nel vestibolo che precede l’ingresso: pietre tombali di un vescovo (il nome è eroso) del 1403, dell’abate Giovanni Bodier, medico (1517) e un’altra senza nome nè data del secolo XV. Sopra la parete della scala : Iscrizione tolta da un passo delle Revelationes di Santa Brigida, riferentesi ai sepolcri dei martiri. L’interno di esso fu restaurato nel 432 da Sisto III e più largamente dal cardinale Scipione Borghese l’anno 1614 che ridusse a tredici i quattordici arcosolii primitivi. In essa si scorgono tracce di stucchi romani e un pavimento formato coi frammenti d’iscrizioni cristiane.
Sotto l’altare, per una botola si scende a un oratorio, che dovette essere il luogo ove furono nascosti i corpi dei due apostoli. Sulle pareti di esso si scorgono stucchi romani del periodo di Caligola e tracce di pitture primitive quasi intieramente distrutte.
Un altro oratorio si trova a metà della seconda scala. In esso vi è un cippo con una lastra marmorea che servì di piccolo altare e un sedile su tre dei suoi fianchi, destinato alle adunanze che vi si tennero nel medioevo. Le pareti dell’oratorio sono adorne di affreschi del secolo XIII”.
Le Chiese di Roma – Approfondimenti
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