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il Forte di Fortezza: visita e storia

Il Forte di Fortezza è un luogo particolare, dotato di un’atmosfera che è difficile descrivere. In qualche modo la sua storia – quella di una fortificazione che non ha mai combattuto – ricorda il leit motiv di Deserto dei Tartari e prendere confidenza con i suoi immensi spazi richiede un po’ di tempo.

Ma il luogo è unico e, se siete appassionati di castelli, dopo un pò vi ritroverete a vostro agio come in una fortezza medievale. L’unica palese differenza sta nell’abbondanza di artiglieria. Centoventi postazioni d’artiglieria sono infatti difficilmente rinvenibili in un castello del XII secolo.

Forte di Fortezza: un po’ di storia

Il problema che si poneva allo Stato Maggiore austriaco era in realtà lineare. Impedire che qualcuno potesse impiegare a suo forte di fortezzapiacimento il tradizionale percorso attraverso il Brennero oppure attraverso la Val Pusteria per raggiungere l’Austria. Così nacque l’idea di costruire un’apposita Fortezza in un tratto particolarmente stretto della Valle dell’Isarco. I lavori, avviati nel 1833 sotto la guida dell’Arciduca Giovanni d’Austria, terminarono nel 1838.

In realtà, poi, il Forte di Fortezza non fu mai coinvolto in veri e propri eventi bellici, sia perché nel 1882 la Triplice Alleanza tra Germania, Austria ed Italia rese quell’area un territorio per così dire “non di frontiera” dal punto di vista strategico sia perché le terribili battaglie della Prima Guerra Mondiale si svolsero su fronti diversi.

Si trattò di lavori giganteschi, soprattutto per l’epoca. Basti pensare ai 250.000 metri cubi di granito cavati allo scopo e trasportati in sito con 795.000 viaggi in carri. Oppure ai venti milioni di mattoni. Ovviamente, fu necessaria una manodopera ingentissima – circa 6.500 persone in tutto – tanto che alla fine venne a crearsi addirittura un paese, ovvero Fortezza, che prima non esisteva.

I tre blocchi

Il Forte si divide in tre grandi blocchi: il Forte Basso, sul lago, il Forte Medio sopra il primo ed il Forte Alto che è indipendente dagli altri due ed è posizionato sul fianco della montagna in posizione dominante. Da tener presente che il Lago di Fortezza all’epoca della costruzione del Forte non esisteva essendo stato completato nel 1940.

Dunque parliamo di una opera militare gigantesca: si estende ancora oggi su venti ettari e poteva ospitare fino a 1.500 soldati e 120 pezzi d’artiglieria. Ogni cannone era ospitato in una sua propria “camera di combattimento” con il soffitto a volta in mattoni.

Fortezza: il Forte della Cultura

forte di fortezza
Fortezza – Scalone Forte Alto © Günter Richard Wett

Oggi il Forte di Fortezza accoglie l’ospite, forse un po’ spaesato, con i suoi spazi immensi e particolarissimi. Sapientemente, è stato riconvertito dalle armi all’arte ed ospita sia mostre permanenti che esposizioni temporanee.

Ciò che impressiona di più è la vastità degli ambienti con i loro moduli ripetitivi. Pensate alle infinite serie delle camere da combattimento in mattone rosso tutte allineate ad un lungo corridoio ad archi che corre alle loro spalle e che un tempo doveva garantire l’accesso agli uomini ed al munizionamento.

Spazi immensi anche funzione dei numeri: i 1.500 soldati da sfamare con forni per il pane di dimensione industriale. I grandi proiettili da trasportare usando carrelli e carri.

Colpisce poi la straordinaria grafica dei vuoti e dei pieni incrociata con la diversità cromatica dei materiali. Il grigio riflettente del granito spaccato da mille feritoie perfettamente allineate. Il rosso carne dei mattoni sulle cui volte la luce disegna giochi d’ombre.

Fortezza: forte di fortezza visitaarchitetture straordinarie

Ma non c’è solo questo: c’è anche il rimando continuo tra le opere degli artisti che espongono al Forte di Fortezza e gli spazi della guerra. Situazioni imprevedibili e sempre originali.

E poi le scale ed i corridoi. I corridoi lunghissimi scanditi dagli archi. Le scale ripide che mettono in corrispondenza i livelli e la loro regina: la scala che conduce verso il Forte Alto con oltre 450 gradini racchiusa nel suo tunnel a volta. E i grandi corridoi scavati nella roccia viva o quelli in cui si apre la serie infinita delle feritoie per le armi leggere.

Insomma: il Forte di Fortezza è una miniera di ispirazione per i fotografi e, credo, anche per chi pratichi qualsiasi forma d’arte.

A proposito di arte, va menzionata la Cappella del Forte, un piccolo, formidabile, gioiello neogotico ottocentesco basata sul gioco tra il bianco generale delle pareti e l’azzurro intenso dei riquadri che le scandiscono.

Un plauso va alle amministrazioni locali, alle associazioni ed a tutti coloro che sono stati in grado di trasformare questa fortezza della guerra in un forte della cultura. Un’operazione che le dimensioni dell’opera rendevano e continuano a rendere complessa ma che rappresenta certamente un grande regalo a tutti noi.

Forte di Fortezza – Informazioni

via Brennero, Fortezza
T. 0472 458698
F. 0472 459477
info@forte-fortezza.it
www.forte-fortezza.it

Orari di Visita: 1° maggio – 31 ottobre, Martedì – Domenica, Ore 10-18

Castelli dell’Alto Adige: percorso e visita

Qui di seguito troverete i link a tutti gli articoli che abbiamo scritto sui castelli dell’Alto Adige e del Tirolo. Bolzano è un’ottima base per la loro visita. Inoltre è a due ore di auto da Innsbruck, un luogo incantevole al quale abbiamo dedicato una serie di articoli che troverete tutti linkati nell’articolo principale sull’argomento (link più sotto) Innsbruck Capitale delle Alpi. Da ultimo, i due famosi castelli di Neuschwanstein e Linderhof costruiti da Ludovico di Baviera distano circa tre ore da Bolzano ed assai meno sia da Vipiteno che da Innsbruck.

ed inoltre, in Tirolo:

Infine, in Baviera l’imperdibile Castello di Linderhof

Se volete approfondire Innsbruck, in questo articolo trovate anche i link a tutti gli articoli di ViaggiPiù: Innsbruck Capitale delle Alpi

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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