Tra i gioielli della Palermo barocca un posto di rilievo spetta senz’altro all’Oratorio del Rosario in San Domenico o, più semplicemente, l’Oratorio di San Domenico.
Si tratta di un edificio della seconda metà del ‘500 che però realizza completamente la sua natura solo durante il secolo successivo e nei primi decenni del ‘700 con gli stucchi di Giacomo Serpotta.
Oratorio di San Domenico: storia minima
La Compagnia del Santissimo Rosario in San Domenico venne infatti fondata nel 1568 e l’oratorio viene realizzato sei anni dopo nel 1574 sfruttando gli spazi a ridosso dell’abside della chiesa di San Domenico.
L’oratorio venne inizialmente ornato con le numerose tele che ancora oggi vi troviamo. Nel 1628 si arricchirono della grande Madonna del Rosario posta nell’abside opera del fiammingo Antoon Van Dyck.
Una commissione particolarmente importante che si colloca in un momento di particolare fervore religioso. Infatti nel 1624 un’epidemia di peste aveva colpito Palermo ma proprio il 15 luglio di quell’anno vennero trovati, in seguito a una visione miracolosa, i resti mortali di Santa Rosalia. La peste andò diminuendo e questo fatto accrebbe notevolmente il culto della santa che divenne la protettrice di Palermo per eccellenza.
L’enorme e coloratissima tela di Van Dyck contiene un numero impressionante di santi. Abbiamo i domenicani Domenico, Vincenzo Ferreri e Caterina da Siena e le patrone di Palermo Rosalia, Agata, Oliva, Cristina e Ninfa. La Vergine in alto nel quadro contornata da angeli è nell’atto di porgere il rosario a San Domenico.
Palermo Oratorio di San Domenico: un secolo d’arte
L’oratorio di San Domenico come lo vediamo oggi ha preso corpo durante circa un secolo arricchendosi mano a mano di nuove opere. L’inizio fu con le numerose
tele che ne ornano le pareti e gli affreschi della volta. Il tema principale – come anche nel vicino Oratorio di Santa Cita – è quello dei Misteri del Rosario.
Sulla parete sinistra sono infatti rappresentati i Misteri Gaudiosi. In ordine l’Annunciazione, la Visitazione che potrebbe essere di Guglielmo Borremans (1675-1744), la Natività di Geronimo Gerardi (1595-1648), la Presentazione al Tempio e la Disputa di Gesù al Tempio del famoso pittore palermitano Pietro Novelli (1603-1647).
Sulla parete destra sono invece rappresentati i Misteri Dolorosi: Gesù nell’orto del Getsemani, la Flagellazione di Mattias Stomer (1600-1650), la Coronazione di spine, la Salita al Calvario e la Crocifissione.
Nella controfacciata, in senso orario, possiamo vedere i Misteri Gloriosi: la Resurrezione di Andrea De Ferrari (1598-1669), l’Ascensione, la Pentecoste ancora di Pietro Novelli, l’Assunzione.
La volta è affrescata da Pietro Novelli e rappresenta l’Incoronazione di Maria mentre nei quattro angoli i medaglioni con gli angeli vanno ascritti a Guglielmo Borremans. Dunque il fior fiore dei degli artisti presenti nel ‘600 a Palermo aveva contribuito alla creazione dell’Oratorio di San Domenico.
Gli stucchi di Giacomo Serpotta a San Domenico

Passano alcuni decenni e alle tele si aggiunge l’ampio apparato decorativo in stucco di Giacomo Serpotta che lo esegue tra il 1710 e il 1717.
I grandi ovali, le tante statue, la miriade di putti, le decorazioni dell’abside, fanno si che oggi l’oratorio sia, probabilmente, soprattutto famoso per l’opera del Serpotta.
Va però viceversa detto le opere di quest’ultimo si pongono non solo in dialogo tra di loro ma anche con le tele preesistenti creando un insieme di grande impatto.
Gli ovali posti nella fascia superiore delle pareti rappresentano episodi della dell’Apocalisse e dell’Antico Testamento. Le nicchie tra i dipinti ospitano invece le statue delle Virtù ma queste sono affiancate da putti che, con le loro pose scherzose, rendono più leggera la visione dell’insieme.
E’ il caso della statua della Purezza ai cui piedi vediamo un putto pastorello che reca in spalla un agnello. O la Mansuetudine alla quale un fraticello offre una colomba. O ancora la Pazienza che è tentata da un putto armato di arco e freccia.
Il putto che brucia il piede al diavolo
Una una notazione a parte tra le statue va fatta per la Fortitudo la quale è appoggiata ad una colonna lungo cui si sta arrampicando una lucertola. Quest’ultima è proprio la firma di Giacomo Serpotta in quanto la lucertola in dialetto palermitano si chiama serpuzza.
Il Serpotta non rinuncia all’allegria nella sua rappresentazione neanche nel caso degli ovali. Così non fatevi sfuggire i gruppi di tre punti posti al di sotto di ogni
ovale (e dunque al di sopra di ogni tela) intenti nelle operazioni più diverse, tipicamente a giocare vista la loro età.
Tra gli ovali merita una citazione a parte quello che rappresenta il diavolo scacciato dal Paradiso. Un’opera di una forza plastica formidabile. In un secolo che evidentemente sapeva far dialogare sacro e profano, il putto di destra con una fiaccola in mano è intento a bruciare il piede del diavolo mentre questo sta precipitando agli inferi.
Con attenzione merita di essere ammirato infine l’abside. Qui il Serpotta costruisce un’articolato ornamento in stucco e oro dove guardando con attenzione la corona della piccola volta si possono vedere affacciarsi dame e cavalieri.
Oratorio di San Domenico Visita: orari e informazioni
Via Bambinai 2 – Palermo (alle spalle della Chiesa di San Domenico su Via Roma)
Orario: Estivo da lunedì al sabato 10.00-18.00; Invernale da lunedì al sabato 9.00-14.00
Tel.: 091 332779
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