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Palermo: cosa vedere? Consigli per la Visita

Visitare Palermo è piuttosto semplice se si ha chiara la disposizione del suo centro storico. Infatti, esso è percorso da due grandi assi che, sostanzialmente, lo dividono in quattro quadranti.

Nel seguito di questo articolo, vedremo insieme come procedere e troverete mano a mano i link agli articoli che approfondiscono i singoli monumenti.

Palermo: per visitarla, dividiamola in quattro

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Porta Nuova

Via Vittorio Emanuele (o Cassero) rappresenta l’asse da Est a Ovest, cioè dall’entroterra al mare. Partendo da Porta Nuova (cioè dal Palazzo dei Normanni) esso arriva fino al mare sboccandovi attraverso Porta Felice.

Via Maqueda, viceversa, si muove da Nord a Sud partendo dal Teatro Massimo a Piazza Verdi. L’incrocio tra questi due assi prende il nome di Quattro Canti e può essere considerato come il “centro” di Palermo.

Tutte i maggiori monumenti che costruiscono il percorso della visita di Palermo si trovano così lungo o nei pressi di Via Vittorio Emanuele e Via Maqueda.

Scendendo da Porta Nuova

Resta da decidere da che parte iniziare. A mio gusto personale, ma anche per dare un senso storico e cronologico al percorso, partirei da Porta Nuova e dunque dal Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina e la Sala di Re Ruggero II.

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Palazzo dei Normanni

Se siete in auto, però, vi scontrerete con la difficoltà di reperire un parcheggio da quelle parti.

Potete cercare nelle strade intorno a Piazza Indipendenza (cioè all’esterno di Porta Nuova) andando verso fuori città e prendervela con me che vi ho dato il consiglio oppure… andarci in taxi.

Porta Nuova vi apparirà in tutta la sua possanza. Voluta nel 1583 da Marcantonio colonna Vicerè di Sicilia per celebrare la vittoria di Lepanto.

I quattro mori che trovate scolpiti sul lato esterno rappresentano proprio i turchi sconfitti a Lepanto. Superata la Porta troverete Piazza del Parlamento con i suoi giardini e l’accesso a Palazzo dei Normanni (la biglietteria è nel chiosco dei giardini).

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Cattedrale di Palermo

Continuando a scendere il Cassero, troverete sulla vostra sinistra il Palazzo Vescovile che ospita il Museo Diocesano

(vedi articolo Mosaici: le Madonne di Messina e Palermo) e il maestoso profilo della Cattedrale di Palermo.

Voluta nel XII secolo dall’arcivescovo Walter of the Mill che i palermitani ribattezzarono Gualtiero Offamiglio. Imponente costruzione, forse impressiona più il suo esterno che gli interni.

Giù per il Cassero: i Quattro Canti e San Giuseppe dei Teatini

Palermo - Quattro CantiContinuate giù per il Cassero, un po’ l’arteria chiave per la Palermo monumentale. Sulla sinistra, vi consiglio di non perdere, a ridosso dei Quattro Canti, San Giuseppe dei Teatini. E’ uno di quei gioielli del barocco palermitano che non finiranno mai di affascinarvi.

A questo punto siete giunti all’incrocio più famoso di Palermo, vagamente metafisico con i suoi quattro palazzi concavi a guardarsi tra di loro. Uguali e diversi nel contempo, hanno uno stile che definirei, con licenza, eclettico.

Percorrete pochi metri verso destra e sarete in Piazza Pretoria. A questo punto o aprite la guida di Palermo che certamente avrete portato appresso o utilizzate i link che seguono nel prossimo paragrafo.

 

Piazza Pretoria e la Fontana della Vergogna

La visita inizia, in termini pratici, dalla Fontana Pretoria. Del resto non potreste fare diversamente a meno di palermo fontana pretoriachiudere gli occhi. La fontana ha una storia tutta speciale (fu dapprima realizzata ed installata a Firenze, poi venduta al Senato di Palermo, smontata e reinstallata dove la vedete) ed un soprannome che è tutto un programma.

Infatti, è anche detta Fontana della Vergogna perché le suore che abitavano il convento della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria (ne vedete il lato sinistro dietro la fontana), da un giorno all’altro, si trovarono a dover affrontare la vista di nudità maschili e femminili in quantità e senza alcuna foglia di fico.

Le tre chiese: Santa Caterina, Martorana e San Cataldo

La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria è la nostra prossima tappa. Trionfo barocco merita un giro sul tetto!

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Chiese della Martorana e San Cataldo (dx)

Si, perché il suo tetto è accessibile e vi consentirà di vedere tutta Palermo dall’alto. In primis la Fontana Pretoria della quale, così, riuscirete ad apprezzare pienamente la dimensione e l’architettura.

Usciti dalla chiesa, attraversate piazza Bellini per raggiungere la Chiesa della Martorana. Edificata nel XII secolo da Giorgio d’Antiochia, ammiraglio di Re Ruggero II, è uno dei gioielli dell’arte musiva normanna. Va detto che la convivenza degli antichi mosaici di mano bizantina con i più recenti affreschi barocchi crea un unicum affascinante.

Accanto, trovate la chiesa di San Cataldo. Spoglia e bellissima. Le piccole cupole che sovrastano i grandi archi interni: un rimando chiaro all’architettura sacra di Bisanzio.

Visitare Palermo: la Casa Professa

chiesa professa palermoA questo punto occorre prendere una decisione sulla direzione da scegliere. Personalmente, proporrei di fare una piccola marcia indietro ed andare a visitare la Chiesa del Gesù di Casa Professa ovvero il trionfo dello stile barocco a Palermo.

Come si intuisce dal nome è la chiesa madre dei Gesuiti a Palermo: i suoi marmi mischi e i suoi bassorilievi ne fanno un capolavoro del suo periodo.

Se siete a Palermo con poco tempo a disposizione, allora come testimonianza del barocco palermitano, optate per la sola Casa Professa. Per inciso, siete a ridosso del mercato di Ballarò quindi, se avete tempo, dateci un’occhiata.

Non so che ora abbiate fatto. Se siamo intorno all’ora di pranzo e la stagione è adatta, io opterei per una brioche (brioscia) con il gelato (pistacchio?).

La Galleria Regionale a Palazzo Abatellis

Dalla Casa Professa, Palazzo Abatellis dista un quarto d’ora a piedi. Andate giù dritti per via Alloro attraversando tutto l’antico quartiere della Kalsa. Qui dimoravano i dominatori arabi nel periodo in cui controllavano Palermo.

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Francesco Laurana – Eleonora d’Aragona

Palazzo Abatellis, perfettamente restaurato, ospita la Galleria Regionale della Sicilia ed i suoi capolavori. Tra di essi, in primis, L’Annunciata di Antonello da Messina ed i tre ritratti di Dottori della Chiesa che potrebbero essere le cimase del Polittico dei Dottori della Chiesa degli Uffizi.

Poi il busto di Eleonora d’Aragona di Francesco Laurana e, non meno raffinato, il Ritratto di Giovinetto di Antonello Gaggini.

La vostra visita avrà però inizio con il quattrocentesco Trionfo della Morte. Un imponente affresco staccato quattrocentesco che invita alla riflessione.

Da Palazzo Abatellis siete a un passo dal Giardino Garibaldi (con l’albero di ficus più vecchio di Palermo). Potete riposarvi un attimo e mangiarvi un’altra brioscia o una strepitosa granita.

Va detto che la granita siciliana non è assolutamente parente della grattachecca, ovvero l’ingrediente chiave non è il ghiaccio. Senza addentrarsi nella gastronomia, la granita siciliana ha una cremosità ed un’intensità di sapore che la rendono unica. Provare per credere.

Gli stucchi palermitani: il trionfo del Serpotta

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Oratorio Santa Cita – Palermo

Un discorso a se meritano gli straordinari stucchi barocchi di Palermo ed il loro maestro, Giacomo Serpotta.

Siamo nel primo ‘700 e lo stucco – più economico e plasmabile del marmo – assurge a protagonista dell’ornamento tardo barocco.

Gli oratori sono i luoghi dove troviamo impiegati più diffusamente gli stucchi. Il loro maggior artefice è il già nominato Giacomo Serpotta.

In realtà, la sola visita degli oratori palermitani potrebbe rappresentare un tour in se. Personalmente, ne consiglio due: San Domenico e Santa Cita. Non si tratta di una scelta particolarmente originale: probabilmente, ogni palermitano vi darebbe questo consiglio, ma a buona ragione!

I due oratori distano duecento metri tra di loro, quindi è logico visitarli insieme. Tra l’altro rispetto ai nostri quattro

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Teatro Massimo

quadranti (ricordate?) ci siamo spostati in quello in basso a sinistra. Siamo a ridosso di Via Roma e, dunque, la meta successiva potrebbe essere il Teatro Massimo.

Questo storico teatro lirico rappresenta anche un landmark di Palermo e lo potrete visitare usufruendo di visite guidate diverse volte al giorno.

Il Duomo di Monreale

Andare a Palermo e non visitare il Duomo di Monreale non è pensabile. Questo luogo superbo – voluto nel XII secolo dal re normanno Guglielmo II il Buono (1153-1189) – custodisce i cicli di mosaici di gran lunga più importanti del medioevo italiano (e direi europeo).

duomo monrealeIl pensiero corre a Ravenna ed ai suoi mosaici di sei secoli prima ma lo spettacolo di Monreale è di un’imponenza mozzafiato.

Non è da perdere neanche il chiostro con i suoi capitelli. In ambedue i casi, la fabbrica del Duomo di Monreale segnò un momento topico per la contaminazione della maestranze che vi accorsero dall’Italia e dal bacino del Mediterranio.

Vi lascio a questo proposito a due articoli ad hoc: Duomo di Monreale: la civiltà del mosaico e Chiostro di Monreale: capitelli infiniti.

Nel collocare la visita a Monreale all’interno del vostro tour di Palermo, tenete presente che richiederà mezza giornata e che il duomo chiude ad ora di pranzo (mentre resta aperto il chiostro.

Cefalù e Messina

diomo di cefalùSe siete in auto e i chilometri non vi pesano, vi consiglio una divagazione forse un po’ originale ma indimenticabile.

La mattina dirigetevi a Messina destinazione il Museo Regionale che custodisce le due famose tele del Caravaggio L’Adoreazione dei Pastori e la Resurrezione di Lazzaro.

Per la verità, vi troverete anche un bel polittico di Antonello da Messina e – saltando qualche secolo – numerose testimonianze dei caravaggeschi peloritani.

Il pomeriggio, tornando verso Palermo, fermatevi a Cefalù per visitare il duomo con i mosaici voluti, ancora una volta, da Ruggero II.

Fabrizio Sciarretta

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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