La Sala Paolina di Castel Sant’Angelo, con il suo articolato ciclo di affreschi, è uno dei capisaldi della pittura del XVI secolo a Roma.
La Sala Paolina a Castel Sant’Angelo: Paolo III e Perin del Vaga
Alessandro Farnese (Canino 1468 – Roma 1549) fu papa con il nome di Paolo III dal 1534. Fu il pontefice che nel 1545 convocò il Concilio di Trento dando avvio alla Controriforma. Cinque anni prima, nel 1540, aveva concesso a Sant’Ignazio di Loyola di fondare la Compagnia di Gesù.
Paolo III fu un umanista ed una grande mecenate. A lui si deve la costituzione della raccolta d’arte antica e contemporanea (rispetto alla sua epoca) che prenderà il nome di Collezione Farnese. Fu colui che commissionò a Michelangelo il Giudizio Universale della Cappella Sistina (1534) e lo nominò sovraintendente a vita della Fabbrica di San Pietro.

Per quanto riguarda Castel Sant’Angelo, vi fece realizzare, all’interno dei suoi appartamenti, quella che prese poi il nome di Sala Paolina. Quest’ultima, i cui lavori furono avviati nel 1545 è uno dei capisaldi del ‘500 romano quando si tratti di sale affrescate.
Gli affreschi sono dovuti al fiorentino Perin del Vaga (1501-1547) il quale iniziò la sua attività a Roma nella bottega di Raffaello. Ormai maestro maturo, Perino portò con se a Castel Sant’Angelo una numerosa squadra di collaboratori. Tra questi Pellegrino Tibaldi, Domenico Rietti, lo Zaga, Marco Pino, Girolamo Siciolante da Sermoneta, Livio Agresti e Giacomo Bertucci o Giacomone da Faenza.

L’iconografia della Sala Paolina di Castel Sant’Angelo
Gli affreschi della Sala Paolina in Castel Sant’Angelo raccontano la grandezza del pontefice. Sui lati corti troviamo raffigurati da un lato l’Arcangelo Michele (opere di Pellegrino Tibaldi) e dall’altro l’Imperatore Adriano. Ovvero l’imperatore che aveva edificato la Mole Adriana e l’arcangelo che nel 590, dopo le preghiere di papa Gregorio Magno, annuncio la fine dell’epidemia di peste apparendo sulla sommità della Mole Adriana nell’atto di rinfoderare la spada. Il medesimo gesto con il quale l’Arcangelo Gabriele è affrescato nella Sala Paolina.
Dunque, negli affreschi della Sala Paolina a Castel Sant’Angelo, vediamo rappresentati i due protagonisti antichi di questo luogo: l’edificatore pagano e il salvatore cristiano.

Alessandro e Paolo: riferimenti diretti al pontefice
Gli affreschi della Sala Paolina di Castel Sant’Angelo contengono poi anche riferimenti diretti a Paolo III, nato Alessandro Farnese.
Infatti, sopra le porte figure femminili sorreggono sei tondi con altrettante scene di San Paolo. L’apostolo del quale il pontefice aveva scelto il nome.
Viceversa, i lati lunghi della sala recano affrescati quattro episodi della vita di Alessandro Magno. Ovvero (parete destra dall’ingresso) Alessandro fa riporre in uno scrigno le opere di Omero, Alessandro taglia il nodo di Gordio e La clemenza di Alessandro verso la famiglia di Dario. Sulla parete sinistra, Alessandro mette pace tra due commilitoni e Alessandro consacra le arche dell’Alleanza.
Tra questi episodi trovano posto le Virtù cardinali: Forza, Giustizia, Temperanza e Prudenza.

Sala Paolina a Castel Sant’Angelo: il soffitto
Negli affreschi della Sala Paolina a Castel Sant’Angelo i riferimenti non si fermano però qui. Al centro del soffitto troviamo infatti lo stemma di Papa Paolo III ed in sei riquadri altrettanti momenti della vita di Alessandro Magno. Questi sono opera di Marco Pino (Siena 1525 – Napoli 1587).
Il soffitto è poi completamente decorato con formidabili stucchi dorati. Viceversa, il basamento delle pareti è ornato con erme e lotte tra tritoni.
Infine, proprio sotto l’immagine dell’Arcangelo Michele, troverete ritratti due babbuini. Una presenza inaspettata che ricorda, probabilmente, un dono ricevuto dal pontefice. Oppure un richiamo al cognome di uno degli artisti partecipanti all’impresa degli affreschi della Sala Paolina, ovvero Giacomo Bertucci (Faenza 1502 – 1579).
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