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Roma: passeggiare per volte barocche

Le grandi volte affrescate in stile barocco sono un’esplosione di creatività e colore: Roma ne può vantare più d’una, tutte straordinarie. Visitiamole insieme…

Barocco a Roma tra chiese e palazzi

Se il barocco incontra i vostri gusti artistici, allora sarete d’accordo con me che non c’è nulla che possa avere lo stesso impatto di una grande volta affrescata, sacra o laica che sia. Roma ne ha almeno quattro che vanno classificate imperdibili. Vediamole in ordine di realizzazione: il Trionfo della Provvidenza di Pietro da Cortona a Palazzo Barberini; la Gloria del nome di Gesù del Baciccio nella Chiesa del Gesù; il Trionfo dell’Ordine Francescano sempre del Baciccio nella Chiesa di Santi Apostoli; la Gloria di Sant’Ignazio di Andrea Pozzo nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola.

A ciascuno di essi www.artepiu.info ha dedicato un articolo a cui nel seguito troverete il link. Intanto, però, facciamo un giro insieme: i quattro luoghi sono ad una distanza tale da consentire una tranquilla passeggiata. Partiamo in alto da Palazzo Barberini per scendere verso Piazza Santi Apostoli, il Corso e Piazza del Gesù.

Palazzo Barberini: Pietro da Cortona e il Trionfo della Provvidenza

Siamo nel 1632 e Maffeo Barberini, salito al soglio pontificio con il nome di Urbano VIII, affida a Pietro da Cortona (1597-1669) l’incarico di affrescare il salone principale del palazzo di famiglia.

Pietro Berrettini (come si chiamava realmente) ci impiega sette anni e nel 1639 la prima volta barocca di Roma è pronta. Al centro della scena la Divina Provvidenza incorona lo stemma di casa Barberini con il Triregno papale. Tutto intorno scene che vogliono mettere in luce le capacità di buon governo di questa casata e del suo papa. Immagini mitologiche, in prevalenza, riempiono la scena portando le loro metafore.

Lo stile è prosperoso – come le figure del Berrettini che conosceva Rubens – ma ancora misurato (per così dire) ovvero privo di quegli effetti speciali che vedremo tra breve.

Prima di ammirare l’opera, leggete Palazzo Barberini: Pietro da Cortona e la Divina Provvidenza

palazzo barberini pietro da cortona affresco

Chiesa Nuova: Pietro da Cortona e Il miracolo della Vergine

Dopo l’impresa di Palazzo Barberini, Pietro da Cortona si trasferisce a Firenze ma torna nella Città Eterna nel 1647. Qui avvia i suoi cantieri alla Chiesa Nuova. Prima per affrescare la cupola (1648-1651) ed assai più tardi per la volta (1664-1665). In quest’ultima il soggetto è Il miracolo della Vergine e la visione di San Filippo Neri.

Racconta della premonizione avuta dal santo che sognò la Vergine sorreggeva una parte del tetto della chiesa impedendogli di crollare. Il giorno dopo scoprì che effettivamente aveva ceduto ed era mantenuto in equilibrio da una sola trave. Nella porzione inferiore dell’opera San Filippo ringrazia la Vergine. Intorno a lui, maestranze prese dall’agitazione ed un sacerdote che mette al sicuro le ostie consacrate. Poi sopra la travatura del tetto crollata con i carpentieri che cercano di intervenire su assi e travi arrampicati su quanto resta della struttura. Infine, racchiusa in un volteggiare di angeli, la Vergine intenta a sostenere la trave principale.

Straordinaria l’opera in stucco che circonda l’affresco ed i grandi angeli. Autori di tale insieme Cosimo Fancelli (1620-1688) e Ercole Ferrata (1610-1686).

Per un approfondimento, leggete: Pietro da Cortona, la volta della Chiesa Nuova

Chiesa del Gesù: Baciccio e la Gloria del nome di Gesù

Passano nove anni dall’impresa di Pietro da Cortona e nel 1574 a Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio (1639-1709), arriva la commessa per affrescare volta, cupola, abside e transetto della Chiesa del Gesù.

Gaulli, genovese, era giunto a Roma nel 1657 e l’affermatissimo Bernini era diventato il suo mentore. Dunque il sentiero era tracciato e Gaulli nella Chiesa del Gesù realizza un’opera straordinaria.

Nella Gloria del nome di Gesù c’è tutto: l’apparato degli stucchi, l’oro a profusione del soffitto a cassettoni e poi, ovviamente, la pittura.

Gaulli è un illusionista. Crea scene nelle quali la prospettiva è esaltata, in cui i personaggi cercano di uscire dal dipinto. E alle volte ci riescono! Infatti il Baciccio le dipinge addirittura fuori dal perimetro dell’affresco per utilizzare tutta la volta. Non soddisfatto, aggiunge all’affresco parti di stucco per accentuare ancor di più la tridimensionalità.

E’ un’opera chiave. Ve la raccontiamo qui: Chiesa del Gesù: l’affresco della volta capolavoro del Baciccio

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Chiesa dei Santi Apostoli: Baciccio e il Trionfo dell’Ordine Francescano

Gli anni passano, siamo nel 1707 e Giovan Battista Gaulli, avanti negli anni, riceve una nuova commissione per una grande opera. Si tratta della volta e dei pinnacoli della Chiesa dei Santi Apostoli.

L’affresco della volta è molto più misurato rispetto alla Chiesa del Gesù ma di elevata qualità pittorica. E’ più asciutto, misurato: un prodotto della maturità.

Guardate la figura di Gesù. Baciccio poteva scegliere di dipingere solo il monogramma o un agnello. Avrebbe così lasciato un ampio spazio di luce che rischia di far perdere impatto all’affresco. Invece dipinge i Cristo in piedi con accanto gli angeli che alzano la Croce.

E’ una scena ricca ma non esagerata, concentrata, ben leggibile: perfetta.

Gaulli cambia approccio nei pinnacoli. Torna a quelli della Chiesa del Gesù e l’impatto dei quattro Evangelisti è potente.

Se volete saperne di più: Chiesa dei Santi Apostoli: il Trionfo dell’Ordine Francescano

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Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola: la Gloria di Sant’Ignazio

Andrea Pozzo (1642-1709), coetaneo del Gaulli, gesuita fu, diremmo oggi, un sacerdote prestato all’arte. Le sue capacità di gestire la prospettiva sono straordinarie come la nitidezza, la leggibilità delle sue composizioni.

Lo spettacolo che vi troverete di fronte entrando a Sant’Ignazio non può essere descritto con le parole. Vi prego solo di tener presente che il soffitto è piatto: la volta che vedete è un’illusione ottica. Un’illusione che si propaga per circa duemila metri quadri con la raffigurazione di strutture architettoniche che creano, appunto, il senso della profondità.

I pinnacoli sono memorabili: uno per ogni continente nei quali i Gesuiti hanno compiuto opera di diffusione della Fede. In ciascun pinnacolo, con accentuata tridimensionalità, uomini, animali e simboli di quel continente.

Se volete saperne di più, leggete: Chiesa di Sant’Ignazio: il miracolo dell’affresco

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Fabrizio Sciarretta

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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