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Santa Maria in Monserrato: la chiesa della nazione spagnola

La Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli a Roma vede l’inizio della sua costruzione nel 1518 e la sua definitiva consacrazione nel 1675.

Il suo titolo si rifà al monastero di Monserrat in Catalogna, un luogo di antica sacralità risalente al IX secolo. Da questa chiesa prese poi nome la strada, Via di Monserrato, dove l’edificio sacro affaccia al numero 115.

L’unione di Castiglia ed Aragona

In realtà, la nascita di questa di Santa Maria in Monserrato è il frutto tanto di eventi politici fondamentali in Spagna, quanto di accadimenti più occasionali in Italia. Infatti, il 19 ottobre 1469, con le nozze di Ferdinando II d’Aragona ed Isabella di Castiglia, i regni di Castiglia ed Aragona (di cui faceva parte anche la Catalogna) si uniscono creando le premesse per un avvicinamento delle rispettive comunità residenti a Roma. Nel 1516, poi, con la morte di Ferdinando II, suo nipote Carlo V d’Asburgo ereditò ambedue i regni di Castiglia ed Aragona divenendo il primo Re di Spagna.

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Cappella della Vergine del Pilar

San Giacomo degli Spagnoli a Piazza Navona

Circa centoventi anni prima, i Catalani nel 1391 avevano fondato un ospedale accanto alla chiesetta di San Nicolò, posta dove si trova oggi Santa Maria in Monserrato. Viceversa, si vuole (ma la vicenda non è certa) che Enrico (1230-1303), figlio di Ferdinando III di Castiglia (1201-1252), facesse edificare in Piazza Navona, con il titolo di San Giacomo degli Spagnoli (Santiago) quella chiesa che oggi è nota come Nostra Signora del Sacro Cuore. Nel 1506 San Giacomo degli Spagnoli divenne la chiesa del Regno di Castiglia a Roma.

Nel 1818, però, San Giacomo degli Spagnoli, fortemente deteriorata, fu abbandonata dai suoi primi proprietari e venduta all’ordine francese del Sacro Cuore. Così, la comunità spagnola si riunì presso un’unica chiesa nazionale: Santa Maria in Monserrato, trasferendovi anche cospicui arredi da San Giacomo.

Giovan Battista Ricci – Incoronazione della Vergine

Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli: l’architettura

Antonio da Sangallo il Giovane fu il primo architetto della chiesa. La facciata è però dovuta a Francesco Capriani, detto Francesco da Volterra, per la parte inferiore (fino a sopra il portale). Capriani avvia il progetto nel 1582 e termina il primo ordine nel settembre del 1593. La parte superiore è dovuta a Antonio Sarti (1797-1880) e risale agli anni intorno al 1855.

La facciata è ornata da una Madonna col Bambino di Carlo Monaldi (Roma, 1683-1760). Da notare il fatto che il Bambino sia intento a tagliare con una sega una roccia. Il riferimento è a Mont Serrat, ovvero Monte Segato, ovvero al monastero da cui la stessa chiesa deriva il titolo.

Santa Maria in Monserrato: l’interno

L’interno di Santa Maria in Monserrato è ad una sola navata con tre cappelle per lato. Il pavimento di marmo bianco è quello che primitivamente si trovava in San Giacomo a Piazza Navona.

Visitiamo ora la chiesa in senso antiorario, quindi partendo dalla prima cappella in fondo sul lato destro.

Annibale Carracci: San Diego di Alcalà

La prima cappella a destra è intitolata San Diego di Alcalà (in passato, secondo Diego Angeli portava originariamente il titolo dei santi  Filippo e Nicola). Sull’altare, appunto, la tela di Annibale Carracci (ca. 1606) dove San Diego di Alcalà è raffigurato nell’atto di presentare al Gesù un giovane. Si tratta del figlio del banchiere spagnolo Juan Enríquez de Herrera anche questi di nome Diego e nato a Roma il 4 dicembre 1596. Merita sapere che Juan Enríquez de Herrera aveva in realtà realizzato la sua cappella gentilizia in San Giacomo degli Spagnoli nel 1601. Poi, con l’abbandono di questa chiesa, gli arredi della cappella arrivarono a Santa Maria in Monserrato

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Tomba dei papi Callisto III e Alessandro VI Borgia

Sul lato destro della cappella è situata la Tomba dei due papi spagnoli di casa Borgia: Calisto III (1378-1458) e Alessandro VI (1431-1503) eretto nel 1881 dallo scultore Felipe Moratilla. Osserva sempre Diego Angeli ne Le Chiese di Roma che antecedentemente: “I corpi di questi due pontefici giacevano fino a quel tempo, dietro l’aitar maggiore e senza nessun ricordo marmoreo”.

Al di sotto della tomba dei papi Borgia, vi è il cenotafio del re di Spagna Alfonso XIII morto in esilio a Roma nel 1941 e la cui salma è stata portata ne El Escorial a Madrid nel 1980. Sul lato sinistro le tombe dello scultore Antoni Solà (1780 ca. – 1861) e del marchese Francisco de Paula More (1843).

Seconda cappella a destra: l’annunciazione di Francesco Nappi

La cappella successiva è caratterizzata dalla tela rappresentante l’Annunciazione dipinta da Francesco Nappi (1565-1642) datata, come le altre sue opere nella cappella al 1624-26. Sono infatti del suo pennello gli affreschi delle pareti, dei pilastri, della volta e delle lunette. Similmente quello esterno alla cappella rappresenta la Morte della Vergine.

La cappella custodisce il sepolcro dell’ambasciatore Salvatore Bermudez de Castro duca di Ripalta (1817 – 1883).

Santa Maria in Monserrato: Cappella della Vergine del Pilar

La terza cappella reca sull’altare la tela di Francisco Preciado de la Vega dedicata alla Madonna del Pilar tra i Santi Giacomo e Vincenzo Ferrer. Sulle due pareti le tele di Louis Cousin Il Trionfo dell’Immacolata Concezione (1633) e di Francesco di Città di Castello L’Assunzione in Cielo.

Sull’altare maggiore troviamo la Crocifissione di Gerolamo Siciolante da Sermoneta realizzata nel 1565. Anche quest’opera si trovava originariamente in San giacomo degli Spagnoli.

Questi fu allievo di Perin del Vaga e che con questi lavorò alla Sala Paolina in Castel Sant’Angelo.

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Jacopo Tatti detto il Sansovino – San Giacomo

Il San Giacomo del Sansovino

A questo punto, guardiamo le cappelle si sinistra partendo da quella più vicina all’abside di Santa Maria in Monserrato.

Sull’altare troviamo la statua di San Giacomo di Jacopo Tatti detto il Sansovino. Realizzata nel 1518, la scultura fu poi adornata delle conchiglie nel 1822. La cappella è poi ricca di tombe due delle quali di fine ‘400.

Riprendendo la descrizione di XXX, abbiamo: “Sepolcro di Pietro de Villa Urretia y Montalvo (1852) ; dell’ambasciatore Antonio Vargas (1824), (il medaglione di quest’ultimo è dell Alvarez); di Felice de Agueirra (1832) con un bassorilievo del Sola; del vescovo Alfonso de Paradinas (1485) eseguito da uno scolaro di Luigi Capponi e di Giovanni de Fuensalida, segretario di Alessandro VI (1498). In terra: pietra tombale di Pedro de Ferreira (1480).

La Cappella della Madonna di Montserrat

Si tratta di una cappella riccamente decorata a stucco da Francesco Bizzaccheri (1656-1721) architetto allievo di Carlo Fontana al quale si deve anche la Fontana dei Tritoni di fronte a Santa Maria in Cosmedin. Sull’altare una copia moderna della Madonna di Montserrat.

Gli affreschi della cappella, dedicati in primis alla vita di San Raimondo di Penafort, sono invece di Giovan Battista Ricci da Novara.

 

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Maso del Bosco – Vergine col Bambino, Sant’Anna e il donatore

La Vergine e Sant’Anna di Maso del Bosco

La terza cappella mostra sull’altare il gruppo scultoreo della Vergine col Bambino, Sant’Anna e il donatore (Pietro de Velasco) di Tommaso Boscoli, noto anche come Maso del Bosco (Fiesole 1501

L’opera, eseguita nel 1541, si trovava in realtà in San Giacomo degli spagnoli da cui fu trasferita a Santa Maria in Monserrato. Interessante notare sia la presenza di un cartiglio dedicatorio alla base della statua che quella della figura del committente.

Sul pilastro della cappella troviamo un ciborio in marmo di Luigi Capponi. Sulla parete di destra, la tomba di Josè Narciso Aparici Soler, ambasciatore di Spagna, morto a Roma nel 1845

Bernini: Anima Beata e Anima Dannata. Busto di Pietro Montoya

Santa Maria in Monserrato custodiva fino al XIX secolo due famosi busti di Gian Lorenzo Bernini: l’Anima Beata e l’Anima Dannata. Oggi sono custoditi presso l’ambasciata di Spagna e sostituti con i due calchi di gesso.

Il chiostro conserva invece un’altra opera del Bernini tuttora in situ. Si tratta del sepolcro di monsignor Pietro Montoya, opera giovanile del grande Gian Lorenzo che la scolpì nel 1612.

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Francesco Nappi – Annunciazione

Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli: chiostro e sepolture

Secondo Diego Angeli ne Le Chiese di Roma: “Il chiostro fu edificato nei primi anni del secolo XIX con disegno di Giuseppe Camporese per allogarvi le tombe e le sculture provenienti dalla chiesa di San Giacomo. Incominciando da destra: sepolcro del vescovo Giovanni de Mella (1467) opera che ricorda la maniera di Giovanni Dalmata. Pietra tombale, grafita del secolo xv. Sepolcro del vescovo Giacomo (1484). Monumento funebre del vescovo Francesco da Toledo (1479). Pietra tombale del vescovo Roderico Sanchez (1551). Sepolcro del vescovo Gabriele Gienn (prima metà del secolo XVI. Sepolcro di Diego Valdes (1506). Sepolcro di Ferdinando da Coidova (1486). Pietra tombale di Pietro Suarez (XVI secolo). Pietra tombale di Alvaro Guzman (sec. XVI). Sepolcro di Donna Maria del Carmine Gutirrez de los Bfos y Zapata (1855).

Vestibolo. (In fondo al chiostro, a destra). Quattro angeli di gesso del Moratilla che servirono alla funzione funebre per la morte di Alfonso XII. Altare marmoreo attribuito a Paolo Taccone, detto Paolo Romano. È però di qualche suo scolaro. Stemma dei secolo XVI. Tomba di Pietro Giaconi (1581). Monumento del cardinale Giuseppe de Vides (1665). Cortile. Costruzione del Rinascimento attribuita ad Antonio da Sangallo”.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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