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Valencia Modernista

La Valencia Modernista o Liberty, come volete, è molto diverso da Barcellona. Dal famoso Modernismo Catalano. E’ più raccolto, contenuto, meno d’impatto ma ha certamente manifestazioni rilevanti.

Questo ha anche a che vedere con le dimensioni cittadine, con la capacità economica delle comunità. Anche Valencia, come Barcellona, ha però il suo quartiere Eixample. Come indica il nome, nasce da un progetto di sviluppo, di ingrandimento del centro urbano, seguito all’abbattimento delle mura cittadine ed alla nascita dell’area intorno al famoso Calle Colon.

Come dicevo, però, rispetto al trionfo dei Palazzi Modernisti di Barcellona, Valencia Modernista ha un tono più soft, più borghese. Meno orientato al desiderio di stupire dei grandi mecenati di Antoni Gaudì (vedi Palazzo Guell e Park Guell). Comunque, ci sono almeno tre edifici pubblici da non perdere: la Stazione del Norte, il Mercado Central ed il Mercado Colon.

Valencia Stazione del Norte

Difficile che non la notiate. E’ attaccata alla Plaza de Toros di Valencia, ad un passo da Plaza del Ayuntamento e all’angolo con stazione del norte valencia modernistaColon. Progettata da Demetri Ribes con le sembianze di un castello, venne inaugurata nel 1917. Sulla facciata noterete i mosaici con donne nei costumi tradizionali, i fregi con frutta ed arance che vogliono richiamare i prodotti dell’agricoltura locale, gli stemmi di Valencia. Le stelle a cinque punte che vedrete ripetute erano il simbolo della Compañía de Ferrocarriles del Norte. Infine, guardate il lampioni che le grandi luci tonde assolutamente armoniche con la facciata.

Il pezzo forte è però l’androne che conserva intatti i particolari di un tempo: le biglietterie in boiserie, l’orologio, le scritte Buon Viaggio in innumerevoli lingue. Notate il soffitto in mosaico di ceramica (amato da Antoni Gaudi ed, oggi, dal valenciano Santiago Calatrava). Ciò che a me piace di più sono le due grandi colonne con le panchine per l’attesa. Belli i capitelli in terracotta, belle le colonne in se, belle le lampade con i bracci d’ottone lavorato.

Per fortuna, i treni ad alta velocità  dispongono di una stazione moderna più in periferia così che questo monumento del modernismo valenciano non debba sopportare troppi avventori.

Valencia Modernista: Mercato Centrale

Questo mercato cittadino non ha il caos fantastico del Mercato de la Boqueria a Barcellona, ma vi consentirà, comunque, di bervi un bel succo di qualche frutto tropicale e pranzare a piacere. Viceversa è un’opera liberty gradevole.

Mercado Colon

Il Mercato Colon si trova nei pressi della omonima strada dello shopping di Valencia e, grazie ai mercato colon valencia modernistarecenti restauri, è veramente un punto d’incontro piacevole sia per i suoi locali che per i negozi.

Progettato da Francisco Mora Berenguer, venne inaugurato nel 1916. Non dissimilmente dai due monumenti di cui sopra, i mosaici ed i fregi richiamano l’agricoltura valenciana: i mosaici con le donne in costume, i fregi con la frutta. Particolare il fregio in pietra con tacchini e galline. Molto bella la facciata in mattone ed eleganti le vetrate.

L’interno – che si estende per  circa 3.500 mq – è disposto su tre “navate” di cui quella centrale raggiunge un’altezza di venti metri.

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Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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