El Patriarca è, a mio sindacabile giudizio, una delle mete che una visita di Valencia deve contenere. Tra l’altro, a poca distanza, troverete la formidabile facciata in alabastro del Museo della Ceramica, anch’essa imperdibile.
Ovviamente, non è possibile non visitare la Cattedrale e la sua torre campanaria (il Miguelete) o La Lonja e, saltando qualche secolo , la Valencia Modernista ma, nella Città Vecchia, El Patriarca va visitato come si deve.
In realtà questa struttura che – a prima vista – avrebbe dall’esterno più l’aspetto di un palazzo fortificato, venne invece costruita per essere un seminario: El Colegio del Patriarca, appunto.
Resterebbe da capire perché un nome così particolare. Semplicemente perché porta il nome del suo fondatore, San Giovanni de Ribera (Siviglia 1532 – Valencia 1611). Di nobilissima famiglia, figlio di Pedro Afan del Ribera, Vicerè di Napoli, fu a sua volta Arcivescovo e Vicerè di Valencia ma anche Patriarca di Antiochia. Ecco, dunque, spiegato il particolare nome del seminario che, in realtà, venne fondato da San Giovanni de Ribera come Colegio de Corpus Christi ma poi soprannominato dai valenciani El Patriarca in onore del suo fondatore. Per inciso, a santificare San Giovanni de Riberia, fino ad allora Beato, fu Papa Giovanni XXIII nel 1960.
Dunque parliamo di un’opera rinascimentale ed, infatti, venne realizzata tra il 1586 ed il 1611. Di quell’epoca il Collegio del Corpus Christi conserva l’importanza delle architetture e la preziosità degli affreschi. Tutto ruota intorno al grande chiostro con due ordini di colonne ed al centro la statua di San Giovanni de Ribera, seduto e pensoso.
El Patriarca Valencia: la Cappella
Dall’altra parte di due dei lati del chiostro si trovano la chiesa, riccamente affrescata anche dal pittore genovese Bartolomeo Matarana (1573-1605) e la cappella del Colegio. La cappella, dedicata alla Passione di Cristo, fu concepita da San Giovanni de Ribera e dipinta da Tomas Hernandez, probabilmente su disegni del Matarana, intorno al 1606.
La dedicazione del tempio alla Passione di Nostro Signore emerge chiaramente dagli affreschi. Basti osservare con attenzione gli angeli dipinti nel presbiterio i quali recano tra le mani gli strumenti della Passione (ad esempio, quello immediatamente sopra l’altare mostra la corona di spine). La navata è dipinta con tre scene bibliche (sacrificio di Isacco, la serpe che brucia nel deserto, Giona e il mostro marino) che vogliano simboleggiare i tre momenti della Passione, della Crocefissione e della Resurrezione. Sui lati della volta, sono raffigurati i Profeti di Israele. Lo stile e la concezione si ispirano alla Cappella Sistina.
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