Il nuraghe La Prisgiona è a un passo dal mare della Costa Smeralda, vicino Arzachena, in quella contrada preziosa per la produzione del vermentino che prende il nome di Capichera.
Dunque, anche per coloro che avessero (comprensibili) difficoltà a rinunciare alla spiaggia, il sacrificio richiesto per recarvicisi non è granché, soprattutto nei lunghi pomeriggi estivi.
I mille colori della pietra lavica
Il nuraghe La Prisgiona non ha le imponenti dimensioni di Su Nuraxi a Barumini, ma la sua importanza è indubbia, come la sua bellezza. Infatti, soprattutto nei momenti in cui la luce è più calda, emergono i mille colori e le mille sfumature della pietra lavica sarda che qui a La Prisgiona sono tutti e tutte rappresentate. E, nel rincorrersi dei colori, colpisce la dimensione delle rocce resa ancor più evidente dalla plastica rotondità di molte di esse.
Nuraghe La Prisgiona: perchè visitarlo ?
Ma passando dall’emozione – che comunque nei nuraghi è un elemento sempre presente – all’archeologia, vi sono numerosi motivi per recarsi a visitare questo nuraghe della valle di Capichera che ha vissuto la sua storia tra il XIV ed il IX secolo a.C.. Non essendo archeologo, mi permetterete di procedere in ordine sparso. Intanto mi ha lasciato impressionato il villaggio nuragico (in gran parte ancora da scavare) probabilmente di una novantina di capanne.
Infatti, lo scavo evidenzia in modo chiaro l’articolazione del complesso in “isolati” (diremmo oggi) divisi da viottoli lastricati. Inoltre è stato possibile individuare un gruppo di cinque capanne confinanti destinate ad attività artigianali. Dunque una scala di produzione diversa dall’attività di autoproduzione propria di una singola famiglia e che consente di supporre una vita economica e sociale caratterizzata da una specializzazione di compiti all’interno della comunità.
Un villaggio dalla complessa vita sociale
Va sempre sottolineato come definire “capanne” le costruzioni di un villaggio nuragico sia limitativo. Infatti parliamo di
costruzioni in pietra fino ad un’altezza non dissimile da quella di un uomo e poi una copertura del tetto in travi come, in buona misura, utilizziamo ancora oggi.
Un altro particolare di La Prisgiona è proprio nei tetti. Infatti, il forte vento di quest’area della Sardegna consigliò agli abitanti del villaggio di ricoprire all’esterno i tetti di argilla. Ciò in modo da consolidare la struttura e generare un tetto vero e proprio (il concetto della tegola, in fondo, non è molto diverso).
In questo villaggio nuragico di Arzachena un altro elemento rilevante sta nelle reciproche posizioni del pozzo e della “capanna delle riunioni” a pochi metri una dall’altra (chi ha visitato Barumini ricorderà invece un posizionamento completamente diverso). Anzi, il centro della capanna ed il suo ingresso sono in asse con il pozzo.
Il ritrovamento in fondo al pozzo di particolari brocchette ed, ancor di più, all’interno della capanna di un vaso dalle decorazioni e dalla forma particolari, ha fatto ipotizzare agli archeologi che questo luogo fosse non solo il centro politico ma forse anche religioso della comunità. Importante infine è il mastio di La Prisgiona difeso da due torri laterali ed un bastione. Impressionante il grande architrave lungo 3.20 metri per un peso di sette tonnellate.
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