San Gavino a Porto Torres, la Santissima Trinità di Saccargia, Santa Maria del Regno ad Ardara, Sant’Antioco di Bisarcio sono alcune delle chiese romaniche più rappresentative che la Sardegna Nord Occidentale custodisce.
Chiese Romaniche della Sardegna Nord Occidentale

Alle maggiori, se ne aggiungono poi di più piccole come San Michele in Salvenero e, sempre a Salvenero, la “rurale” Sant’Antonio. Un tesoro, probabilmente per molti, come per me, una scoperta, che da sola merita un viaggio. Ciò non solo per le chiese, pur importanti ma anche per rivivere la storia dei luoghi che esse raccontano. Alcune sono oggi sole nella campagna, ma un tempo erano il centro di paesi oggi scomparsi. Altre sono prive del loro castello, andato distrutto. Altre ancora, invece, rimangono al centro del tessuto cittadino che le ha generate.
Sono comunque la testimonianza di un momento particolarmente fecondo della storia sarda, quello dei Giudicati. Una fase di autonomia politica ma certo non di isolamento. Infatti queste chiese romaniche raccontano anche del dialogo e dello scambio culturale tra Sardegna e Mediterraneo, con Genova e Pisa in particolare, in quei primi secoli del secondo millennio.
Non prendete questo articolo come una “guida”: non lo è e non vuole esserlo. Come tutti i nostri racconti di viaggio vuol essere un incoraggiamento a visitare anche voi luoghi che noi abbiamo trovato indimenticabili.
San Gavino a Porto Torres

Se partiamo da nord, San Gavino a Porto Torres è la prima che incontriamo. Edificata nella seconda metà del XI secolo, in quella che era la capitale del Giudicato di Logudoro, su due chiese più antiche del V- VI. Colpiscono le dimensioni, è il più grande edificio romanico della Sardegna, ma, soprattutto la particolarità dell’architettura. Infatti, si estende in lunghezza con una pianta longitudinale che termina con un abside in ciascuno dei due lati corti. Due abside “contrapposte”, potremmo dire: anche questo un unicumin terra sarda.
I due portali di accesso, posti sui due lati lunghi, raccontano anch’essi una parte di storia: quello del lato nord è romanico, quello del lato sud, più tardo, gotico catalano. Non perdete la scena di battaglia nella lunetta del portale romanico.
L’interno dimostra – se ve ne fosse bisogno – quale quantità di opere monumentali i romani dovettero realizzare in Sardegna ed a Porto Torres. Trenta colonne ed altrettanti capitelli ( … se ho sbagliato a contare, perdonatemi) romani dividono l’interno di San Gavino in tre navate, severe e solenni come si conviene ad una chiesa romanica.
Santissima Trinità di Saccargia

Abbandonate la costa ed avviatevi verso l’interno, in direzione di Codrongianos. Nel suo agro si trova, in splendido isolamento la Santissima Trinità di Saccargia, edificata tra la fine dell’XI ed il XII secolo. E’ la sopravvissuta di una ampio monastero che le si ergeva introno, come è intuibile dai resti.

La costruzione è dovuta a maestranze pisane e pistoiesi ed i rimandi a quelle architetture sono evidenti: l’alternarsi in filari di conci di basalto scuro e calcare chiaro, non lascia dubbi. Belli gli ornamenti policromi della facciata e le sculture zoomorfe e fitomorfe che ornano i capitelli del portico.
Saccargia testimonia lo scambio anche culturale tra la Sardegna e le Repubbliche Marinare (Genova e Pisa in primis). Nulla è scontato, qui a Saccargia. Tantomeno trovarsi di fronte questa esplosione di romanico “ornato” nel mezzo di una fertile ed appartata valle. A questo proposito, Saccargia sembri derivi dalla dizione sarda “sa acca arza”, ovvero “la mucca dal pelo macchiato”, proprio ad indicare la vocazione al pascolo del territorio circostante.
Entrate, e lasciate riposare gli occhi nella fresca penombra di questa chiesa a croce latina resa scura dal colore dei conci. L’abside centrale è completamente affrescato e, nella volta, il Cristo Benedicente domina l’articolato impianto scenico.
San Michele in Salvenero e Sant’Antonio
Continuando il vostro viaggio in direzione di Ardara, alla volta di Nostra Signora del Regno, troverete San Michele in Salvenero, edificata dai Vallombrosiani nel XII secolo. Chiesa dalla pianta particolare e, probabilmente, caratterizzata da un accavallarsi d’interventi (ma l’abbiamo vista solo da fuori). L’impianto a croce latina con tre absidi è evidente guardandola dall’esterno.

Le tre absidi sono omogenee nei materiali (pietra calcarea bianca) e nello stile. Chiaramente diverse, però, sia dalla facciata che dai due timpani che sovrastano sia la facciata che le tre absidi: costruiti con filari regolari di conci neri e bianchi alternati. E che dire poi del corpo che si allunga a fianco dell’abside di destra evidentemente dissonante per stili e materiali ? Una storia da approfondire.
Se vi guarderete intorno, scoprirete che San Michele, a Salvenero, non è sola: a poca distanza c’è la chiesetta di Sant’Antonio. Anch’essa romanica, sorge su un terreno privato ma è comunque possibile avvicinarsi per osservarla da vicino.
E’ un romanico “povero”, o rurale se preferite, ma forse per questo forte di una sua carica emotiva. Bella la piccola abside con i filari che alternano conci di colore bianco e rosso.
Le due chiese sembrano anch’esse ergersi nel nulla, ma non è così: intorno sorgeva un villaggio poi abbandonato ed andato distrutto.
Sardegna Romanica: Approfondimenti
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