Il Mausoleo Ossario Gianicolense o Garibaldino, posto sulle pendici del Gianicolo di fronte alla chiesa di San Pietro in Montorio, è lì a ricordare il sacrificio di coloro che morirono nelle battaglie per Roma Capitale d’Italia dal 1849 al 1870, ovvero dalla Repubblica Romana a Porta Pia.
La Repubblica Romana: Garibaldi sul Gianicolo
Il Gianicolo fu il luogo degli scontri più aspri e la sua difesa venne affidata a Garibaldi. Fu qui che il 30 giugno del 1849, dopo un’ultima giornata di battaglia costata 3.000 tra morti e feriti nelle file italiane, si compirono i destini della Repubblica Romana.
Tra coloro che trovarono la morte in questo luogo vi fu Goffredo Mameli, ventiduenne aiutante di campo di Garibaldi, che ferito in battaglia (sempre sul Gianicolo) il 3 giugno, morì di cancrena il 6 luglio.
L’idea di costruire un sacrario per i caduti, il futuro Mausoleo Gianicolese nacque già nel 1879 con Giuseppe Garibaldi e suo figlio Menotti. La decisione non fu però immediata. Tutt’altro. Dopo la realizzazione di un primo sepolcreto, l’idea del mausoleo si concretizzò solo negli anni ’30 del XX secolo. Grazie all’azione di Enzo Garibaldi, figlio di Menotti e presidente della Società dei Reduci Patrie Battaglie si arrivò così alla sua realizzazione.
Il luogo scelto fu Colle del Pino, nell’area della fontana dell’Acqua Paola e della chiesa di San Pietro in Montorio, scenario dell’eroica resistenza garibaldina.
A progettarlo fu l’architetto Giovanni Jacobucci (1895-1970) ed a realizzarlo il Governatorato di Roma. Il Mausoleo Garibaldino (come è anche detto) venne inaugurato il 3 novembre 1941.

Mausoleo Gianicolense: nel segno del razionalismo
Ispirato all’architettura razionalista, il Mausoleo Gianicolense si presenta come un portico quadrato innalzato su una base a scalinata. Ogni lato è costituito da tre archi a sesto acuto.
Interamente in travertino, le sue linee essenziali e verticalizzate sono di severa, assoluta eleganza e solennità. Al centro della struttura, completamente aperta, si erge un’ara di granito rosso di Baveno, scolpita con altorilievi ispirati ai simboli di Roma Antica. I leoni, l’aquila imperiale, i gladi, la lupa.
Sia all’esterno ma soprattutto sul lato interno del quadriportico grandi iscrizioni richiamano gli ideali del Risorgimento. Nei quattro angoli esterni sono poi posti quattro bracieri di bronzo con teste di lupa. I loro piedistalli portano i nomi delle battaglie risorgimentali per la liberazione di Roma. 1849 Vascello, San Pancrazio, Palestrina, Velletri, Monti Parioli, Villa Spada; 1862 Aspromonte; 1867 Monterotondo, Mentana, Villa Glori, Casa Ajani; 1870 Porta Pia, San Pancrazio.
Il Sacrario del Gianicolo
Alle spalle del quadriportico è situato il sacrario, chiuso da porte di bronzo ed al quale si accede da una doppia scala. Al suo interno sono riportati i nomi di 1.600 caduti e riposano i resti rinvenuti in diverse campagne di ricognizione.
Sempre nel Sacrario, in un sarcofago di porfido riposano le spoglie di Goffredo Mameli.

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