Il Palau de la Musica Catalana di Barcellona è un sogno modernista dove puoi perderti nei suoi decori mentre ascolti un concerto. Oppure sederti alla sua caffetteria guardando i grandi fiori di ceramica che formano i capitelli delle sue colonne mentre il caffè si fredda.

Sito Unesco, il Palau de la Musica è la prova provata di cosa possa la volontà degli uomini e la forza di una cultura esuberante. Infatti, questo luogo incantato fu voluto – e realizzato – da una corale, la Orfeo Català, come propria sede sul volgere del ‘900. Ed oggi, dopo più di cento anni, il palazzo è ancora proprietà della corale.
Palau de la Musica Catalana: l’architettura
Fu Lluis Doménech i Montaner a progettarlo con soluzioni senza meno originali: il Palau de la Musica Catalana è l’unico auditorium in Europa ad essere illuminato a luce naturale. Vi provvedono le grandi vetrate policrome e lo scenografico lucernario che occupa un’ampia area del soffitto e si espande verso l’interno della sala creando una impressionante goccia. Superfluo decantarne la bellezza e l’eleganza del motivo ornamentale formato da volti di angeli coristi.

Non di minor rilievo sono però i mosaici e gli ornamenti. Superlative le diciotto muse della musica di terracotta e mosaico che decorano il fondale del palcoscenico. Di impatto le statue di Wagner e Josep Clavè ai lati del palco, ma ogni spazio, ogni colonna sono ricoperti da colorati mosaici a tema per lo più floreale.
Scenografica anche la facciata nonostante sia sacrificata dalla ridotta profondità della strada sulla quale affaccia. Per essa Lluis Doménech concepì un colonnato a due file posto sulla balconata del primo piano: un trionfo di mosaici e capitelli floreali. Tra le colonne, busti di compositori famosi.
Al di là della sua monumentalità però, il Palau de la Musica Catalana è una sala da concerti di prim’ordine. Sia in termini di acustica che di cartellone. Nel suo secolo di storia sul palco del Palau sono infatti saliti Strauss e Stravinki, Rubinstein e von Karajan, Baremboim e Muti ma l’elenco sarebbe ancora lunghissimo.
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