Il Complesso Archeologico e la Chiesa di Santa Sabina a Silanus vi compariranno come una visione percorrendo la Trasversale Sarda (S.S. 129) che attraversa longitudinalmente la Sardegna.
Vi sorprenderà infatti vedere così vicini il Nuraghe e la Chiesa di Santa Sabina. Più nascosti si trovano però anche un piccolissimo pozzo sacro (Su Cherchizzu) e due tombe dei giganti. Per completare il quadro, gli edifici bassi più moderni sono un villaggio novenario, cioè abitato per il solo tempo della Novena (la celebrazione cristiana che prevede nove giorni di preghiera).
Il nuraghe
Il nuraghe – decapitato del livello superiore – è però dotato di una importante scala (accessibile) che vi condurrà alla sua sommità rivelando una vista panoramica difficilmente sospettabile dal basso. Bella anche la camera circolare interna con tre nicchie a croce. E’ datato intorno al 1600 a.C. ed era probabilmente in centro di un villaggio nuragico andato perduto.
E’ del tutto possibile che i conci che costituivano il livello superiore siano stati impiegati nella costruzione della chiesa. Questa, infatti, è stata evidentemente costruita con l’intento di giocare sulle differenze cromatiche tra la pietra chiara e scura.
Chiesa di Santa Sabina a Silanus
Sorprendente è la chiesa di Santa Sabina. Credo non vi siano strutture analoghe in Sardegna. Colpisce la sua architettura assai originale. Il corpo centrale è infatti circolare con un’abside opposta al portale d’ingresso: questa potrebbe anche far ipotizzare la sua costruzione su una preesistente capanna nuragica. Poi ci sono i due corpi laterali absidati con tetto a capanna.
Quando si entri nell’edificio, però, ci si accorge di come questi due corpi siano quasi due navatelle data l’ampiezza dei collegamenti interni con l’edificio centrale.
La parte ornamentale della chiesa è costituita dalle tre monofore strombate (una per abside) e dall’ingresso del corpo centrale. Questo è costituito da un piccolo protiro a timpano che crea un vano anteposto all’ingresso nel corpo principale. Il protiro ha il soffitto a volta ingentilito da conci posti a semicerchio sul lato esterno della volta stessa. Il corpo tondo centrale è infine ornato con due filari in pietra scura (andesite) nella parte alta.
La datazione della chiesa di Santa Sabina a Silanus non è immediata anche per quanto si dirà tra un momento. Potrebbe risalire nella sua forma attuale al X secolo ma attraverso la modifica di edifici più antichi.
Influssi bizantini e monaci basiliani
La cupola centrale ha fatto ipotizzare influssi bizantini nell’architettura di Santa Sabina. In effetti, la Sardegna fu per diversi secoli (dal VI all’IX d.C.) nell’orbita di Bisanzio e dunque questo è senz’altro plausibile.
Ancor più interessante valutare questa influenza partendo dai monaci basiliani che sappiamo attivi in Barbagia fino all’XI secolo. Infatti, erano soliti costruire i loro cenobi in luoghi dove preesistevano culti pagani realizzando celle simili ai muristenes ovvero le costruzioni dei villaggi novenari.
In questo caso, gli indizi si sommano. Infatti, che il Complesso Archeologico di Santa Sabina a Silanus abbia avuto funzioni sacre lo dimostra il pozzo. Inoltre, vi è la presenza del villaggio novenario ancora oggi impiegato per una novena nel mese di settembre.
Acqua e novenari: file rouge tra civiltà
L’acqua, poi, è un elemento sacro che collega culti di civiltà ed epoche diversissime. Così Santa Sabina a Silanus richiama San Salvatore di Sinis. Qui la chiesa edificata nel VI secolo è posta su un sito di culto delle acque nuragico poi divenuto romano e infine arabo.
Non diversa è l’analogia con il Santuario Nuragico di Santa Cristina a Paulilatino. Qui è sito il più bel pozzo sacro nuragico fin qui conosciuto ed un villaggio nuragico. Anche qui è presente un novenario risalente (quello che vediamo) al XVIII secolo ma nulla vieta di ipotizzare utilizzi anteriori.
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