La Fontana delle Rane, al centro del Quartiere Coppedè a Roma, difficilmente potrà lasciarvi indifferenti. C’è dentro tutto l’eclettismo di una delle figure più libere da pregiudizi e remore dell’architettura italiana del XX secolo, Gino Coppedè. Un signore che costruiva castelli.
Il Quartiere Coppedè
La fontana si trova al centro di Piazza Mincio, un’altra delle poche piazze rotonde di Roma (leggi Fontana delle Cariatidi). Ve la troverete di fronte passando sotto l’arco trionfale del Palazzo degli Ambasciatori, l’ingresso nobile del Quartiere Coppedè. Dietro di lei il formidabile Villino delle Fate (e di chi altro, se no?) una specie di neomediavale romantico interpretato in chiave liberty. Ai lati le due imponenti moli del palazzo del ragno e del palazzo delle aquile.
Quando i Cerruti, finanzieri genovesi con i quali Coppedè aveva lavorato nella Superba, chiesero all’architetto di progettare un nuovo quartiere residenziale in quella Roma in forte espansione, la Grande Guerra era già in atto (1915).
Nonostante ciò i progetti andarono avanti e nel 1921 il Palazzo degli Ambasciatori era pronto. Così, per Piazza Mincio, cuore del nuovo quartiere, Gino Coppedè nel 1927 disegnò e realizzò la neo barocca Fontana delle Rane.
Certo, Coppedè passò anche in questo caso il segno. Si fosse fermato un attimo prima l’architetto e se la fontana si fosse trovata nella Roma antica, sarebbe stata un’opera del Bernini che però non si sarebbe spinto così in là.
Fontana delle Rane al Quartiere Coppedè
Come la piazza, anche la Fontana delle Rane è rotonda, ma solo per la prima vasca, quella più in basso. Poi, di livelli d’acqua ce ne sono ben altri quattro, tutti di forme diverse.
Guardiamoli un attimo. All’interno della vasca bassa, è posta una base quadrilobata perché quattro sono le grandi conchiglie che vedremo tra un attimo. La base quadrilobata non è piena ma, a sua volta, dispone di una serie di piccole vasche per la raccolta delle acque che scendano dai livelli superiori.
Su questa base sono posizionate otto cariatidi che, due a due, reggono quattro grandi conchiglie. Ognuna di esse è, in se, una fontana e, infatti dispone di una sua rana dalla quale zampilla l’acqua che la riempie. Le cariatidi anche loro ciascuna un proprio zampillo.
Alle spalle della quattro conchiglie (al medesimo livello) si trova una vasca interna al corpo della fontana. Al centro di questa è posta la base su cui si innalza la grande coppa circolare che rappresenta l’ultimo livello d’acqua.
La coppa ha al suo centro uno zampillo ma tutto intorno, lungo il suo bordo, sono disposte otto rane dalle quali zampilla acqua verso il centro della coppa e che danno il nome alla fontana stessa.
Diciamolo, è un delle più belle fontane di Roma. E Roma, al mondo, anche in quanto a fontane, non teme rivali.
Luigi Gino Coppedè: breve biografia
Nato nel 1866 a Firenze, dal padre Mariano imparò l’arte dell’intaglio e dell’ebanisteria. Si diplomò poi in disegno architettonico all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Ancora poco noto, Evan Mackenzie, fiorentino trasferitosi a Genova, lo chiama in questa città per progettargli un castello (…si, un castello) che viene realizzato tra il 1893 e il 1905. Si trattava, a dire il vero, di un pallino di famiglia.
Infatti, tra il 1910 ed il 1915 suo fratello Adolfo realizzerà a Milano il Castello Cova. I due poi, nel 1921, progettarono il castello Villa La Gaeta sul Lago di Como. Nel 1924 progetta a Siviglia il castello del Marchese de la Motilla.
A Genova, i fratelli Coppedè lavorarono parecchio. Fu così che nacque la collaborazione con i Cerruti che avrebbe portato poi al Quartiere Coppedè. Il suo creatore non fece però in tempo a completarne la costruzione. Mori infatti a Roma il 20 settembre del 1927.
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