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Fontana dell’Acqua Paola dominatrice del Gianicolo

La Fontana dell’Acqua Paola, affacciata su una delle più famose viste di Roma, domina il piazzale del Gianicolo. Meta senza sosta di turisti, citata nelle canzoni, ripresa nei film va considerata un landmark della Città Eterna.

Fontana dell’Acqua Paola: la storia

fontana acqua paola romaLa vicenda è piuttosto semplice. Nei secoli dopo la caduta dell’impero Romano, l’imponente rete di acquedotti che serviva Roma finì in disuso per diversi motivi: dalla mancanza di manutenzione ai danni prodotti dagli assedi alla città.

Così, tra ‘500 e ‘600 i papi si dedicarono a risolvere il problema. La riattivazione degli antichi acquedotti romani fu un’opzione molto gettonata. Ovviamente, l’acqua andava poi distribuita alla popolazione e dunque vi era necessità di fontane. Roma poi pullulava di sommi artisti e architetti: ecco dunque il proliferare di fontane capolavoro costruite in quegli anni.

La storia della Fontana dell’Acqua Paola è esattamente questa. Infatti, Trastevere era senza acqua papa Paolo V (al secolo Camillo Borghese) decise di porvi rimedio. Restaurò così l’acquedotto Traino che portava l’acqua dal lago di Bracciano e costruì una fontana per celebrare l’opera.

Ne affidò la realizzazione a Giovanni Fontana (1540-1614), grande esperto di queste opere come il suo cognome preannunciava, il quale venne affiancato da Flaminio Ponzio (1560-1613). Per ambedue fu una delle ultime imprese. Infatti vide la luce nel 1612.

La Fontana dell’Acqua Paola come la vediamo oggi è però frutto anche di un successivo intervento. Nel 1690, infatti, papa Alessandro VIII, nato Pietro Vito Ottoboni, incaricò Carlo Fontana (1638-1714), nipote di Giovanni, di ampliare l’opera.

Nasce così la grande vasca che vediamo oggi nella quale si riversa l’acqua delle cinque bocche.

La “Mostra” e le sue iscrizioni

Se volete darvi delle arie, il manufatto posto al termine di un acquedotto può anche assumere il nome di mostra. Nel fontana acqua paola gianicolo romanostro caso la mostra terminale dell’Acquedotto Traiano-Paolo.

Due grandi iscrizioni ne raccontano la storia. La prima è posta subito al di sotto dello stemma di Paolo V che sormonta la fontana opera. I due angeli che reggono lo stemma papale sono opera del varesino Ippolito Buzio (1562-1634). Lo stemma è ovviamente quello Borghese con l’aquila e il drago.

Subito sotto la prima iscrizione che corre per tutta la lunghezza della fontana e legge:

PAVLVS QVINTVS PONTIFEX MAXIMVS
AQVAM IN AGRO BRACCIANENSI
SALVBERRIMIS E FONTIBVS COLLECTAM
VETERIBVS AQVAE ALSIETINAE DVCTIBVS RESTITVTIS
NOVISQVE ADDITIS
XXXV AB MILLIARIO DVXIT

e sotto sulla cornice l’anno:

ANNO DOMINI MDCXII PONTIFICATVS SVI SEPTIMO

Ovviamente, Alessandro VIII non volle essere da meno e inserì, all’interno dell’arco centrale dei cinque che caratterizzano il fronte della fontana la seguente iscrizione:

ALEXANDER VIII OTTHOBONVS VENETVS P M
PAVLI V PROVIDENTISSIMI PONT BENEFICIVM TVTATVS
REPVRGATO SPECV NOVISQVE FONTIBVS INDVCTIS
RIVOS SVIS QVEMQVE LABRIS OLIM ANGVSTI CONTENTOS
VNICO EODEMQVE PER AMPLO LACV EXCITATO RECEPIT
AREAM ADVERSVS LABEM MONTIS SVBSTRVXIT
ET LAPIDEO MARGINE TERMINAVIT ORNAVITQVE
ANNO SALVTIS MDCLXXXX PONTIFICATVS SVI SECVNDO

In termini pratici, Alessandro VIII migliorò il posizionamento della fontana la quale ai tempi di Paolo V terminava in pratica sul crinale della collina mentre adesso ha un suo ampio piazzale di rispetto.

Fontana Acqua Paola e Giardino Botanico

Già a prima vista avrete notato come l’arco centrale della fontane si apra su un qualcosa alle sue spalle. All’epoca di Paolo V da lì si intravedeva il giardino botanico che si estendeva dietro alla fontana.

Oggi, il Giardino Botanico di Roma (la cui visita vi raccomando) si estende invece al di sotto del piazzale del Gianicolo. Disteso piacevolmente sul declivio del colle raggiunge via della Lungara e Palazzo Corsini. In pratica, è un polmone verde godibilissimo tra il Gianicolo e Trastevere.

Il materiale di riuso

Che dire, Roma era nel Rinascimento una grande cava di marmo molto particolare: infatti, nella stessa cava c’erano marmi di tutti i tipi! Ovviamente, i marmi in questione erano quelli degli antichi monumenti romani assai male tutelati.

Così Paolo V e il Fontana non ci pensarono due volte. Infatti i marmi della fontana originano dal Foro di Nerva e le sei colonne provengono dalla antica basilica di San Pietro di epoca costantiniana.

Si, ma qual è l’acquedotto giusto?

fontana acqua paola gianicolo romaPaolo V restaurò l’Acquedotto Traiano. Gli archeologhi sembrano essere tutti concordi. Però l’iscrizione parla di AQVAE ALSIETINAE, cioè cita l’acquedotto dell’Aqua Alsietina, o Aqua Augusta, dal nome dell’imperatore che lo realizzò.

Quest’acquedotto prelevava l’acqua dal lago di Martignano (a un passo da Bracciano). Ma non si trattava di acqua potabile destinata alla popolazione. Bensì serviva per colmare il bacino artificiale destinato alle naumachie che Augusto aveva realizzato a Trastevere.

Viceversa, come detto, l’Acquedotto Traiano-Paolo trae l’acqua da fonti collocate nei pressi del lago di Bracciano.

Cosa vedere sul Gianicolo?

Già che ci siamo avrei due consigli nel giro di pochi metri. Ovviamente, ci sono anche due letture consigliate:

Infine, se siete più intraprendenti, vi propongo: Visitare Trastevere in un giorno

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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