La Chiesa di Santa Bibiana a Roma, circondata dai binari, appare come in una visione metafisica e surreale tra i marmi bianchi della Stazione Termini. Lo stupore è assoluto e la domanda spontanea: cosa ci farà qui una chiesa barocca?

In realtà, per scoprirlo non ci vuole Sherlock Holmes. Basta solo chiudere gli occhi e tornare indietro di sedici secoli (circa). Senza la mole della Stazione Termini ad impedirne la vista, capiremmo di essere subito all’interno della cinta muraria di Roma antica e forse a cento metri dalla Porta Tiburtina da dove aveva inizio l’omonima strada consolare.
Dunque, un punto nevralgico della viabilità della Città Eterna di un tempo.
Adesso che abbiamo superato la sorpresa e ricollocato la chiesa di Santa Bibiana nel suo primigenio contesto, vediamone la storia.
Santa Bibiana: le origini
Come spesso accade per chiese così antiche, la loro origine è sospesa tra storia e leggenda. Un prima possibilità è che sia stata fondata nel 363 d.C. dalla matrona Olimpina. La seconda, proveniente dal Liber Pontificalis la vuole invece costruita nel 467 da papa Simplicio.
A noi ci fa più comodo la prima (scherzo) che ci permette di raccontare perché la chiesa si intitoli a Santa Bibiana. Poi ci fa anche comodo per capire chi siano tutti i personaggi che troveremo affrescati nella navata principale da Pietro da Cortona e Agostino Ciampelli.
Stante la leggenda, la chiesa sorgerebbe sul luogo del martirio di Santa Bibiana (vissuta a cavallo della metà del IV secolo) a causa delle persecuzioni dell’imperatore Giuliano. In realtà, come spesso accade in casi così antichi, la storia si confonde con la leggenda. Così dunque Bibiana sarebbe figlia di un Flaviano prefetto di Roma e di Dafrosa ed avrebbe avuto una sorella: Demetria.
Tutti i componenti della famiglia, in momenti diversi ma vicini, avrebbero subito il martirio. Da ultima Bibiana che sarebbe stata flagellata a morte con verghe munite di pallini di piombo. Il suo corpo sarebbe stato dato in pasto ai cani randagi che però lo lasciarono illeso. Da lì attraverso il presbitero Giovanni sarebbe poi stato consegnato ad Olimpina. Così la matrona avrebbe fondato la chiesa in onore della santa.
In realtà, ci sono diverse problematiche circa la reale storicità di questa versione. Sarebbe dunque più prudente attenersi al Liber Pontificalis.
Gli Orti Liciniani
Secondo alcuni, la chiesa di Santa Bibiana potrebbe nascere dalla trasformazione di una domus ecclesiae, cioè di un’abitazione privata dove i cristiani si riunivano più o meno segretamente per pregare. Non sarebbe un caso infrequente. Ad esempio, proprio da una domus ecclesiae nacque Santa Cecilia in Trastevere che ancora conserva nei sotterranei i resti romani.
Al di là delle origini, sappiamo però che la chiesa sorge nell’area un tempo occupata dagli Orti Liciniani. Cioè dal complesso degli edifici e dei giardini dell’imperatore Licinio Ignazio Gallieno (260-268) nei pressi di un ninfeo noto come tempio di Minerva Medica. Potremmo dunque anche essere di fronte ad un utilizzo cristiano di precedenti strutture pagane. Anche questo non sarebbe un caso infrequente.
Nell’area insisteva anche un cimitero già all’epoca di papa Anastasio (399-401). Quindi preesistente all’eventuale creazione della chiesa da parte di papa Simplicio. Il Liber Pontificalis ci dice anche che alla fine del VII secolo papa Leone II vi avrebbe traslato le spoglie dei martiri Simplicio, Faustino e Viatrice.
Oggi sulla facciata della chiesa una lapide del XIII secolo ricorda proprio questo cimitero. Esso era detto ad ursum pileatum cioè nei pressi dell’orso col berretto: il pileum era infatti un berretto di forma conica adottato spesso da gente di estrazione modesta o da schiavi affrancati. Probabile che il riferimento fosse ad un’immagine: un dipinto, un’insegna di bottega o una statua. La lapide ci indica anche come nel cimitero fossero sepolti undicimiladuecentosessantasei martiri

La Chiesa di Santa Bibiana nei tempi moderni
Stabilita l’antica origine della chiesa, veniamo a fatti che conosciamo per certo.
Il primo riguarda l’esistenza di un monastero femminile realizzato accanto alla chiesa da papa Onorio III nel 1224 poi soppresso nel 1440 da papa Eugenio IV.
Il secondo riguarda invece gli interventi voluti da papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, per predisporre l’edifico sacro all’Anno Santo del 1625. Essi furono affidati a Gian Lorenzo Bernini e videro coinvolti tra gli altri il pittore Agostino Ciampelli (1577-1642) ma soprattutto Pietro da Cortona per le Storie di Santa Bibiana

Così oggi la chiesa appare come la ridisegnò il Bernini realizzando le tre cappelle in fondo alle altrettante navate.
Aspetti storici e artistici
Gli aspetti storici e artistici più rilevanti da sottolineare sono:
- la colonna posta sulla controfacciata alla quale la storia vuole venne legata la santa durante il martirio;
- la cappella maggiore la quale ospita una statua di Santa Bibiana dovuta al Bernini: ritrae la santa in estasi appoggiata alla colonna del martirio;
- le due cappelle laterali dedicate a Santa Demetria (sinistra) e Santa Dafrosia (destra) le quali ospitano due tele rispettivamente di Pietro da Cortona e Agostino Ciampelli;
- le storie di Santa Bibiana che ornano per tutta la sua lunghezza la navata centrale (dalle belle colonne romane) dovute (a sinistra) a Pietro da Cortona e (a destra) ad Agostino Ciampelli;
- la controfacciata ornata nella parte superiore da affreschi di angeli (che ipotizzerei anch’essi di Pietro da Cortona ed Agostino Ciampelli date le differenze di stile) e nella parte inferiore da affreschi di oggetti che (immagino) possano riferirsi a strumenti di martirio.
I resti delle sante Bibiana, Demetria e Dafrosia sono conservati in un’urna di alabastro di epoca romana dietro l’altare.
Le due cappelle (una per lato) che si aprono a metà delle navate laterali sono successive ed ospitano tele coeve alle cappelle stesse (XVIII secolo). La controfacciata è ornata con affreschi di angeli e trionfi di armi (nella parte inferiore).

Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona a Santa Bibiana
I due grandi protagonisti del Barocco, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) e Pietro da Cortona (1596-1669) lavorano a Santa Bibiana quando ambedue hanno tra i venticique ed i trent’anni. In una fase ancora iniziale delle loro carriere artistiche.
Gian Lorenzo Bernini, in realtà, figlio d’arte, aveva già da qualche anno tra i suoi committenti Scipione Borghese e Maffeo Barberini (cioè Urbano VIII). Per Pietro da Cortona, grazie ai buoni uffici di Marcello Sacchetti, gli affreschi di Santa Bibiana furono la prima commessa ricevuta da Urbano VIII.
La buona prova data in quest’occasione convinse probabilmente Maffeo Barberini ad affidargli poi lo straordinario affresco del Trionfo della Divina Provvidenza che ancora oggi orna il salone principale di Palazzo Barberini.
Chiesa Santa Bibiana Roma
Via Giovanni Giolitti 154, Roma

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