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Venosa: cosa visitare?

Venosa vi accoglierà con il suo castello quattrocentesco costruito dall’allora possessore del feudo Pirro del Balzo ma in realtà la storia del borgo è molto più antica ed avventurosa.

Venosa: la storia

In un territorio popolato dalla preistoria, l’insediamento urbano è prima sannita e poi romano e qui, nel 65 a.C., nacque il poeta Orazio

Nel 70 d.C. vi si impiantò una delle prime comunità ebraiche d’Italia. Con la caduta dell’Impero Romano passò di mano più volte. Nel 476 se ne impossessarono gli Eruli, nel 493 gli Ostrogoti. Nella seconda metà del secolo successivo divenne longobarda per poi rientrare nell’orbita di Bisanzio. Ai bizantini la sottrassero i normanni a cui successero gli Svevi ed arriviamo così al già citato Federico II.

Entrata a far parte del Regno di Napoli, fu feudo di importanti famiglie quali gli Orsini, i Del Balzo, i Ludovisi e i Caracciolo.

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Venosa: la visita

Perché visitare Venosa? Certamente per il castello, per un borgo be tenuto, per gli scavi archeologici e l’anfiteatro ma, a dir il vero, il motivo è un altro.

Dal mio punto di vista, la vera attrazione di Venosa è l’Incompiuta, un luogo magico e mistico che non potrà che ricordarvi – dal punto di vista della scenografia – San Galgano a Chiusdino, nei pressi di Siena.

Siamo di fronte ad una stratificazione di opere e di secoli che solo in Italia è possibile trovare. Il luogo è la estrema propagine nord orientale dell’attuale Venosa dove sorgeva un tempo il centro nevralgico della città antica.

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Scendendo dal borgo attraverso Corso Vittorio Emanuele II, arriverete agli scavi archeologici delimitati, all’estremo opposto, proprio dal lungo profilo dell’Incompiuta.

E’ una storia dove si intrecciano potere politico e religioso attraverso passaggi che ripercorrono momenti topici dell’evoluzione del nostro Medioevo.

Attraversando gli scavi archeologici, a ridosso dell’Incompiuta, troverete quanto resta (assai leggibile) dell’antico complesso episcopale. Siamo tra il V ed il VI secolo, dunque in quell’arco di tempo quando in Italia si sviluppano gli edifici cristiani e sorgono quelle che diverranno le grandi abbazie. Quella che potete leggere sul terreno, con la sua abside trilobata è l’antica cattedrale di Venosa.

L’Incompiuta: nascita e morte di un sogno

Il lungo edificio che vi trovate di fronte è costituito da due chiese. La più antica è la Chiesa Vecchia, costruita tra il X e l’inizio dell’XI secolo e parte dell’Abbazia della Santissima Trinità. In essa si visita venosa incompiutaconserva la tomba di Aberada, moglie del normanno Roberto d’Altavilla detto il Guiscardo (1015-1085), Conte di Puglia e Calabria.

Nel 1041 gli Altavilla conquistano Venosa ed essa tocca ad uno dei fratelli del Guiscardo, Drogone. Fu proprio per volere degli Altavilla che si avviò l’espansione del nucleo originale dell’edificio sacro.

Infatti, nel 1059 papa Nicolo II trasferisce la cattedrale nell’antica chiesa di San Felice (abbattuta nel XV secolo per lasciare posto al castello) e consente che in quel luogo nasca un’abbazia.

E’ difficile dire quando ma più o meno in questi anni la Chiesa Vecchia sembra non bastare più. Gli Altavilla con il Guiscardo in testa stanno guadagnando spazi e potere anche grazie ad una politica di avvicinamento alla Chiesa.

I benedettini, a cui l’abbazia è affidata, sono un ordine potente ed il sud Italia è per loro centrale. Abbazie come Cassino, Farfa, San Vincenzo al Volturno (solo per citarne alcune) lo dimostrano.

I lavori hanno inizio, ma non andranno lontano. Evidentemente il sistema entra in crisi. Forse per la morte del Guiscardo e la suddivisione del suo regno le risorse vengono destinate altrove. Forse è il sistema benedettino a trovare dei limiti. Fatto sta che i lavori si fermano e quanto vediamo oggi lo testimonia in modo inequivocabile.

Nel settembre del 1297, poi, papa Bonifacio VIII, concesse l’Abbazia della Santissima Trinità all’Ordine di Malta perché ne traesse sostanze per finanziare la sua opera di difesa della Cristianità.

L’Incompiuta di Venosa: magnifica visione

Ciò non di meno l’incompiuta è un’opera anche così grandiosa. Oltre 2.000 metri quadri di superficie. Tre navate scandite da antiche colonne di scavo, la pianta a croce latina, l’ampia abside con tre cappelle sul lato esterno. Sarebbe stato un edificio grandioso.

Resta comunque una scenografia indimenticabile. Il lunghissimo muraglione laterale costruito con i grandi conci di pietra sottratti ai monumenti romani. Le iscrizioni latine ed i disegni antiche che sono un po’ dovunque scolpite nei conci.

Le antiche colonne con i capitelli ornati dalle foglie di palma. Le mezze volte dell’abside che sembrano attendere che il loro artefice le completi. Un mondo che si è dileguato come le nebbie alle prime luci del giorno e non tornerà mai più.

L’Incompiuta, il motivo per venire a Venosa e per tornarvi.

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Visitare Venosa

Venosa non manca certo di attrattive. Per approfondirle, vi consiglio anche il sito del Comune di Venosa, molto ben fatto. Il link è

https://www.comune.venosa.pz.it/turismo/cultura

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Fabrizio Sciarretta

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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