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Castel del Monte stupor mundi

Castel del Monte non è luogo del quale si possa scrivere senza il pudore di sapere che quasi tutto ciò che poteva essere studiato è stato studiato e, probabilmente, la maggior parte di ciò che poteva essere scritto è stato scritto.

Viceversa, non è possibile pensare ad una visita della Puglia che non comprenda Castel del Monte. Allo stesso modo, non è possibile riflettere sul passaggio tra Medioevo e Rinascimento senza riflettere su questo castello ove però non si combatté mai una battaglia e che, realizzato in pieno XIII secolo (siamo intorno al 1240), fu l’opera di un uomo, Federico II, certamente molto diverso – vorrei dire molto più “avanti” – rispetto alla gran parte dei suoi contemporanei.

Castel del Monte e la matematica

castel del monte visitaAnche se, come nel mio caso, la matematica non sia mai stata il vostro forte, vi verrà certamente il sospetto che mettendo insieme un castello con otto lati ed otto torri ottagonali, si possano ottenere delle combinazioni numeriche di un qualche interesse.

Parimenti, anche l’orientamento dell’edificio rispetto ai punti cardinali consente di ottenere diversi risultati. Wikipedia sintetizza bene questi elementi ed in fondo all’articolo vi lascio il link alla pagina relativa.

A me, però, interessa più un altro elemento che sta non solo nell’unicità della soluzione architettonica – alcuni ritengono che l’ottagono sia da mettere in relazione con la forma della corona di Federico II e dunque sia un’affermazione della sua regalità – ma nel complesso degli ornamenti di cui Castel del Monte era dotato.

Castel del Monte e Federico II

castel del monte visitaOggi ne restano pochi: sparita la grande fontana che ornava il cortile (sull’importanza simbolica dell’acqua non ci soffermiamo), sparite le numerose statue, spariti i pavimenti lavorati, i vetri, gli ornamenti interni, sparito il marmo bianco copiosamente impiegato nella struttura e le lastre di breccia corallina che rivestivano le pareti.

Rimangono le suntuose cornici di breccia corallina intorno alle porte (immagino all’epoca lucide). Rimane un’idea degli splendidi camini dalle cappe coniche a tutta altezza, rimangono le colonne ed i capitelli. Rimane l’ingegnoso (e bello) sistema di copertura delle volte delle stanze.

Insomma, Castel del Monte doveva essere un gioiello. Ci si è molto interrogati sulle sue funzioni e dunque, implicitamente, sul perché della sua costruzione. Tutti i grandi umanisti (nel senso più vasto di questo termine) i quali disponessero oltre che della sensibilità anche dei mezzi, hanno ad un certo punto pensato di realizzare un’opera attraverso la quale esprimere i loro ideali.

Forse proprio questo fu Castel del Monte per Federico II. Uomo che aveva assorbito il portato di culture assolutamente diverse e che ne aveva saputo fare sintesi. Un sovrano che amava la caccia col falcone fino a scriverne un trattato ma, nel contempo, fondava quella Scuola Siciliana che precorse la lingua italiana. Un umanista che fondò un’accademia di legge ed una di medicina.

Così, Federico stupor mundi non è certo uomo del Medioevo quanto principe del Rinascimento.

Dunque, mi permetto di credere che sia inutile interrogarsi sulle funzioni d’uso e che Castel del Monte sia stato semplicemente questo: il capolavoro e l’eredità di un uomo capace di precorrere i tempi e tracciare una strada che altri avrebbero percorso fino al suo magnifico compimento.

Ecco perché visitare Castel del Monte: per cercare in tanta sintetica perfezione una cultura assoluta che è senza tempo e senza confini.

Cosa visitare in Puglia?

Ecco due motivi per visitare Gravina in Puglia:

Castel del Monte Visita

Ecco un paio di siti che potrebbero rivelarsi utili:

http://www.casteldelmonte.beniculturali.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_del_Monte

Fabrizio Sciarretta

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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