Vietri è famosa per le sue ceramiche ed anche per le insegne in ceramica delle sue botteghe. Sparse per la passeggiata di Corso Umberto o per via Diego Taiani fino alla parrocchia di San Giovanni Battista, le insegne di Vietri sul Mare si rincorrono in un colorato carosello. A pochi minuti d’auto dall’imperdibile Cattedrale di Salerno, Vietri è il primo balcone sulla Costiera.
Ceramiche di Vietri: piccola storia
Del resto, da queste parti la ceramica ha radici antiche. Tralasciando le epoche più remote, essa fu fonte di ricchezza già nel medioevo. Fu addirittura l’Abbazia della Santissima Trinità di Cava dei Tirreni, proprietaria del porto di Vietri, a sviluppare la produzione di ceramica già nel XII secolo.
Nel corso dei secoli la ceramica vietrese seppe rinnovarsi lanciando modelli che si affermarono fuori dai suoi confini.
E’ il caso dei primi motivi a coda di pavone o del cosiddetto stile compendiario (dal latino compendium, sintesi). Qui, su uno sfondo bianco, venivano rappresentati un numero limitato di motivi con una tavolozza altrettanto ridotta (turchino, giallo, arancio, verde).
Nel seicento la produzione si allarga alla stoviglieria. Nel ‘700 arriva la produzione dei vasi farmaceutici. Nell’800 quella della riggiole, cioè delle
piastrelle decorate a mano che hanno spopolato e spopolano tuttora.
Ma la ceramica di Vietri si è andata arricchendo di una produzione che trascende gli oggetti di uso pratico per affermarsi come pura arte decorativa. Non mancherete di rendervene conto durante la vostra passeggiata: ai negozi di souvenir si alternano, infatti, botteghe d’arte di livello. A questo percorso diede anche impulso la presenza, nella prima metà del secolo scorso, di artisti stranieri. E’ il cosiddetto Periodo Tedesco tra le due guerre mondiali. In quegli anni si insediò in loco una comunità di artisti che certamente contaminò i modelli locali. Tra i nomi più famosi di quegli anni Riccardo Doelker (che ideò il ciucciariello tra i simboli della ceramica di Vietri), Irene Kowaliska, Barbara Margarethe Thewalt-Hannash, Max Melamerson.
Numerosi sono comunque i personaggi del mondo dell’arte che anche successivamente si sono avvicinati a Vietri. Ad esempio, Ettore Sotsass e Miguel Barcelò.
Ceramica Solimene: Gaudì in Costiera
Percorrete Corso Umberto fino al suo termine. Vi ritroverete di fronte alla sede della Ceramica Solimene, che vi stupirà. La mente corre al Parco Guell di Gaudì a Barcellona, ma qui l’idea è tutta italiana. Infatti il progetto è dell’eclettico architetto torinese Paolo Soleri (1919-2013), allievo di Frank Lloyd Wright. Siamo nel 1954 ed a commissionare l’opera è Vincenzo Solimene, patron dell’omonima fabbrica di ceramiche.
L’edificio vi lascerà stupiti. Il fronte ha una base di cemento aggettante con finestroni tondi e l’inserimento di decine di piatti di ceramica. Da questa
fascia si dipartono una serie di torrioni rovesciati (cioè si allargano andando verso l’alto) separati da vetrate ricoperti da sedicimila fondi di brocche verdi o al naturale.
All’interno, una foresta di pilastri sorregge i quattro piani nei quali si articola l’esposizione e la manifattura ed il solaio traforato da vetrate dell’edificio.
Per arrivarci da Corso Umberto potete certo attraversare la strada ma anche utilizzare il sottopasso in puro Gaudì Style. Questo si imbocca partendo dallo slargo in cui termina Corso Umberto caratterizzato dalla particolare fontana realizzata dal ceramista Giovannino Carrano (1913-1984) nella seconda metà degli anni ’50 quando lavorava presso le Ceramiche Solimene.












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