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Duomo di Salerno: la visita

La Cattedrale di Salerno vale il viaggio. Tanto più se aveste previsto un tour della Costiera Amalfitana, allora la visita diviene un must. Questo per diversi motivi ma, in primis, per i due grandi amboni ed i pavimenti musivi e per la sorprendete cripta che custodisce le spoglie mortale di San Matteo Evangelista.

Cattedrale di Salerno: la storia

duomo di salernoSiamo di fronte ad una chiesa antica, per la precisione della seconda metà dell’XI secolo. La volle Roberto il Guiscardo (1015-1085) dopo aver preso Salerno nel 1076 sul sito che aveva già vistole chiese intitolate a Santa Maria degli angeli e a San Giovanni Battista.

Consacrata nel 1084, la cattedrale di Salerno colpisce per il grande atrio che si rivela al visitatore varcato il portale d’ingresso. Cinto da 28 colonne e da un loggiato posto al di sopra di queste caratterizzato dall’alternarsi di bifore e pentafore e di pietra bianca e nera, l’atrio consente di accedere alla chiesa vera e propria.

L’attuale aspetto dell’edificio sacro è però (evidentemente) di molto posteriore. Infatti, esso fu oggetto di ampi interventi in stile barocco conseguenti (anche) ai danni causati dal terremoto del 1688.

Ai primi anni del XVII secolo si riferisce la cripta che custodisce le spoglie dell’Evangelista Matteo. La tradizione vuole che queste vennero portate a Salerno da Gisulfo I (930-978) e poi deposte nella cripta della cattedrale dopo la costruzione della medesima.

A progettare l’attuale cripta in un prorompente barocco fu l’architetto ticinese Domenico Fontana (1543-1607) mentre a Belisario Corenzio (1558-1646) spetta il merito degli affreschi.

Duomo di Salerno: la visita

duomo di salernoUna coppia di leoni, maschio e femmina, accolgono il visitatore sulla soglia del portone d’ingresso all’atrio. Due esemplari di rara bellezza coevi, probabilmente, della chiesa ed in bel contrasto con la facciata barocca. I leoni guardano in basso cercando lo sguardo del visitatore: evidentemente, un tempo, facevano la guardia ad una scala d’ingresso perpendicolare rispetto ad essi.

Varcata la soglia, il grande atrio colonnato non potrà lasciarvi indifferenti. Uno dei pochi esempi del genere nell’intera Penisola, è insieme imponente e leggiadro. Imponente per le ventotto colonne romane e il campanile. Leggiadro per il gioco delle bifore e delle pentafore e dell’alternarsi del bianco e nero della pietra.

Il campanile è giustamente assai considerato. Alto 52 metri e costruito nella prima metà del XII secolo dall’allora vescovo Guglielmo da Ravenna, ha uno stile suo proprio. Si innalza attraverso quattro ordini di bifore e culmina in un tiburio ad archetti e colonnette di granito il cui ornamento a maiolica rivela le sue influenze arabe.

Il portone di Bisanzio

Comprendo che si tratti di un particolare che potrebbe essere considerato secondario, ma non lo è.duomo salerno portone bizantino

Il portone d’ingresso all’edificio sacro si compone di 54 formelle di bronzo. E fin qui poco da dire. Il fatto è che venne fuso a Bisanzio nel 1099 e donata da due coniugi evidentemente benestanti dai nomi di Landolfo e Guisana Butrumile.

Dell’opera oggi possiamo apprezzare solo la struttura ma, ai suoi tempi, il bronzo era ricoperto con lamine di argento e d’oro.

Al di là del suo valore artistico, il portone testimonia l’interscambio culturale in atto tra Italia meridionale e Bisanzio e trova, peraltro, due esempi simili nei portali dell’Abbazia di Montecassino e della Cattedrale di Amalfi.

I magnifici amboni

duomo di salerno amcone d'aielloSe un destino bizzarro ci costringesse ad ammirare una sola opera nel duomo di Salerno, opterei (ma non sono originale) per i due sorprendenti amboni.

Quello di sinistra fu donato da Romualdo II Guarna (1110-1181), vescovo di Salerno, poco prima della morte. Quello di destra potrebbe essere invece stato commissionato dall’arcivescovo di Salerno Nicola d’Aiello (1182-1221).

Due opere caratterizzate da un raffinatissimo uso del mosaico con l’impego di una variegata serie di tessere dal marmo alla pasta di vetro alla duomo salerno visita amboniricopertura con foglia d’oro. Dell’ambone Guarna vanno ammirati i capitelli di fattura straordinaria. Nell’ambone D’Aiello spiccano le due sculture destinate a sorreggere i leggii.

Non da meno è il cero pasquale con il raffinato capitello in testa. L’espressione non sarà ammessa nel lessico proprio della storia dell’arte, ma lasciano a bocca aperta.

I mosaici della cattedrale di Salerno

Va premesso che il mosaico dell’abside centrale è moderno in quanto realizzato per rimpiazzare l’originale. Quello dell’abside di sinistra, com’è evidente, è in gran parte rifatto ad affresco.cattedrale di salerno mosaici

Dunque, il duomo di San Matteo, ne custodisce solo due integri: quello della controfacciata e quello dell’abside di sinistra.

Quest’ultimo risale al 1258 e venne fatto realizzare su commissione di Giovanni da Procida. Di fattura tutto sommato non straordinaria, rappresenta San Matteo (al centro i trono) con al di sopra San Michele Arcangelo e intorno i Santi Lorenzo, Giacomo, Fortunato e Giovanni.

Trovo di miglior fattura il mosaico della controfacciata. Nel lunettone, San Matteo benedice reggendo nella mano sinistra il Vangelo. Apprezzabile la volumetria delle vesti.

La sorprendente Cripta di San Matteo

duomo salerno visita cripta san matteoIn realtà, i rifacimenti in stile barocco poco hanno potuto sulla sobrietà degli ambienti interni della chiesa.

Così, diviene ancora più sorprendente la discesa verso la cripta: un trionfo barocco.

Di Domenico Fontana e Belisario Corenzio abbiamo detto. Meritano di essere ancora ricordati i suntuosi marmi settecenteschi (prima metà) di Francesco Ragozzino. Colonne e pareti sono ricoperte di pietre policrome mentre venti busti commemorano San Giovanni Battista e i vescovi di Salerno

Al napoletano Michelangelo Naccherino (1550-1622) si deve il bronzo di San Matteo al di sopra della sua tomba.

Fabrizio Sciarretta

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.