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MARTA: la Magna Grecia in Puglia

Non è possibile poter dire di aver visto Taranto se non si è accuratamente visitato il suo Museo Archeologico, da alcuni anni ribattezzato con l’acronimo MARTA.

Museo Archeologico Taranto – MARTA: le collezioni

L’importanza delle collezioni e, forse soprattutto, il particolare spaccato di storia che esso racconta, lo rendono di grande interesse.

Infatti, le vicende antiche di questo territorio della Magna Grecia ruotano intorno non solo alle dinamiche di sviluppo della colonia greca di Taranto (fondata da coloni di Sparta nel 706 a.C.), ma, parimenti, intorno al rapporto con le popolazioni italiche della Puglia. Rapporto culturale e sociale nonché, ovviamente, politico ed economico. Un sistema di relazioni che tramite la colonia di Taranto proiettava le popolazioni italiche anche  verso la Grecia.

E’ questo il mondo che il Museo Archeologico di Taranto narra andando poi oltre per raccontare la conquista romana nel 272 a.C. e lo svilupparsi della città fin nell’Epoca Imperiale con reperti, anche in questo caso, di indiscutibile pregio.

MARTA Museo Archeologico Taranto visita

Il Rapporto tra Taranto ed il mondo apulo

MARTA Museo Archeologico Taranto Sigillo di Egnazia
MARTA – Sigillo di Egnazia

I rapporti tra i coloni greci di Taranto e le popolazioni locali furono, almeno dal punto di vista delle arti, un’opportunità per entrambi. Infatti le famiglie aristocratiche di Daunia, Peucezia e Messapia (le tre aree nelle quali si articola la Puglia antica) ordinavano agli artigiani di Taranto gioielli che ci incantano ancora oggi e dei quali la collezione del MARTA è ricca.

Inoltre, importavano anche direttamente dalla Grecia manufatti tra cui i famosi vasi figurati ed anche di essi il Museo Archeologico di Taranto è ben dotato.

Viceversa, però, proprio queste committenze rappresentavano un’opportunità per le maestranze tarantine ad affinare le loro capacità ed estendere la loro produzione.

Nella collezione del MARTA spiccano numerosi i pezzi di grande significato artistico. Oltre ai numerosi gioielli in oro, bello il grande sigillo di quarzo (ritrovato ad Egnazia e dunque prodotto a Taranto per un cliente autoctono) con inciso un cane che caccia un cervo ed originariamente indossato al collo tramite un laccio.

Gli Atleti di Taranto

La pratica sportiva è una particolare angolatura dalla quale possiamo osservare il mondo antico e per la quale vennero realizzati manufatti particolari. Nel Museo Archeologico di Taranto si conservano alcuni oggetti collegati proprio alla pratica degli sport antichi.

marta museo archeologico di taranto anfora panatenaica
MARTA Museo Archeologico di Taranto – Anfora Panatenaica

L’uomo dell’antica Grecia era infatti polites (cittadino), definibile in quanto guerriero, atleta e partecipante al banchetto. Tre ruoli con significative valenze concettuali, tre aspetti complementari dell’identità della polis (città) greca.

Le discipline atletiche erano strettamente legate alla sfera religiosa e le gare erano parte delle celebrazioni in onore della divinità titolare del santuario in cui si svolgevano. Questo era il caso di Zeus a Olimpia (le Olimpiadi) o Atena ad Atene (le Panatenee).

Le competizioni comprendevano pugilato, lotta, pancrazio (un misto di lotta e pugilato), pentathlon (corsa, salto, lancio del giavellotto, lancio del disco, lotta), corsa dei carri. Nella ceramica figurata sono così attestate molte, suggestive rappresentazioni di atleti, a riposo o impegnati nelle gare, mentre nei corredi funerari compaiono oggetti straordinari, legati alle pratiche sportive.

Il MARTA conserva una coppia di halteres (bilanceri in piombo) che servivano a stabilizzare l’atleta durante il salto in lungo, e un disco da lancio in ferro, forse da allenamento.

MARTA Museo Archeologico di Taranto Halteres
MARTA Museo Archeologico di Taranto – Halteres

Molte le raffigurazioni di gare o di allenamenti su anfore, coppe o brocche con gli atleti, di solito nudi o con corti mantelli, impegnati nella competizione sotto la vigilanza di arbitri.

Numerose anche le anfore panatenaiche, utilizzate come premio per i vincitori dei agoni di Atene: la loro decorazione è molto caratteristica, con l’immagine della dea Atena, su un lato, e, sull’altro, una scena sportiva. All’atleta vincitore veniva donata l’anfora che raffigurava la sua disciplina.

MARTA: la Tomba dell’Atleta

La Tomba dell’Atleta, è stata riproposta nelle dimensioni e geometrie originarie, inserendo al suo interno il ricco corredo costituito da manufatti ceramici di straordinaria bellezza. La storia di questa tomba è senz’altro affascinante. Databile al 500-480 a.C. e rinvenuta nel 1959, ospitava lo scheletro di un giovane uomo di circa trent’anni. Con lui erano deposte quattro anfore panatenaiche, a testimonianza di altrettante vittorie negli agoni ateniesi.

Studi antropologici e paleopatologici hanno consentito di far luce sulle attività sportive che il giovane praticava, sul suo stato di salute e sulle sue abitudini di vita. Di statura medio-alta per la sua epoca – poco meno di 170 cm – doveva pesare tra i 65 e i 70 kg. Lo stato delle ossa nasali sembra escludere la pratica del pugilato. L’analisi dello scheletro e degli arti inferiori, fa invece ritenere che l’atleta svolgesse soprattutto attività che sollecitavano al massimo i muscoli delle gambe.

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MARTA – Museo Archeologico di Taranto – La Tomba dell’Atleta

La corsa, a piedi e con i carri, e il salto in lungo furono quindi, senza dubbio, le discipline sportive in cui l’atleta dovette eccellere nella prima metà del V secolo a.C.. Secondo alcuni, questo giovane sportivo andrebbe identificato con Icco da Taranto, noto dalle fonti come vincitore, tra l’altro, del pentathlon alle Olimpiadi del 472 a.C. e autore della dedica di un monumento nel tempio di Hera a Olimpia in ricordo delle sue vittorie. Icco viene citato dal filosofo Platone come esempio di virtù cittadina ed era conosciuto, oltre che come atleta, anche come medico.

Il tessuto osseo ha rivelato un’elevata concentrazione di arsenico, riferibile a intossicazione cronica. Infatti i medici antichi utilizzavano questa sostanza per la cura delle ulcere, ma anche come tonico per il corpo. È dunque possibile che il ginnasta se ne servisse per mantenersi in forma e dare sempre il massimo nelle competizioni.

Museo Archeologico di Taranto – MARTA

Via Cavour 10 – Taranto
T. 099 4532112
Orari di apertura: tutti i giorni 8.30 –  19.30
www.museotaranto.org

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Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.