Lo scenario che si aprì di fronte ai primi spartani che raggiunsero le coste di quella città che avrebbero fondato con il nome di Taras, l’odierna Taranto, dovette essere molto diverso da quello che vediamo oggi.
Taranto: quando nacque la Magna Grecia

Una terra fertile che mostrava un’opportunità unica: un grande mare interno (il Mar Piccolo) collegato al mare vero e proprio (il Mar Grande) da un passaggio in mezzo al quale stava un’isola. Quest’ultima, separata dalla terraferma da due stretti canali: dunque assai difendibile e, nel contempo, in posizione per controllare il vai e vieni dal bacino d’acqua interno.
Dunque, quale posizione migliore? La tradizione vuole fosse il 706 a.c. e, così, i coloni spartani scelsero per insediarsi un’isola ad un tiro d’arco dalla terra. Similmente, trenta di anni prima, avevano fatto i coloni corinzi installandosi sull’Ortigia a Siracusa.
Così la storia si andava ripetendo. Insieme ai coloni approdava a Taras la loro religione, la loro organizzazione sociale, la loro architettura. Dunque non è affatto casuale se, attraversato il Ponte Girevole e superato il Castello Aragonese, quattrocentesca difesa dell’isola, vi troverete di fronte a due superbe colonne.
E’ quanto resta del tempio dorico con le colonne ancora in piedi a stagliarsi contro il mare. Alla mente non può che tornare Agrigento e la Valle dei Templi, il più splendido esempio della grandezza culturale, economica e politica delle colonie della Magna Grecia.
Visitare Taranto
Proprio per le antiche origini della città, visitare Taranto non può che partire dal Museo Archeologico di Taranto, MARTA per gli amici. Certamente il pezzo forte per chi visiti la città. E’ anche d’obbligo, però, la visita del suo centro storico posto, oggi come allora, sull’isola che separa il Mar Grande ed il Mar Piccolo.

Le caratteristiche del luogo rendono la visita molto agevole. Il Ponte Girevole è il punto d’acceso al centro storico, varcato il quale l’ingresso al Castello Aragonese si troverà alla vostra sinistra.
Oltrepassato il Castello Aragonese, vi appariranno le due colonne superstiti del Tempio Dorico. Esse segnano anche l’inizio di Via del Duomo che attraversa il centro storico di Taranto nel senso della sua lunghezza. Percorrendola vi permetterà di raggiungere la Cattedrale intitolata a San Cataldo di Rachau, vescovo irlandese di Taranto tra il VI-VII secolo e qui morto.
La sua sepoltura fu rinvenuta nell’XI secolo dal vescovo normanno Drogone nell’area dell’attuale Cattedrale. Questa stessa zona, peraltro, aveva ospitato, fin dai tempi più antichi del cristianesimo, un edificio sacro il quale era andato man mano ampliandosi al pari della sede vescovile divenuta arcivescovile almeno a partire dal 978.
La Cattedrale di San Cataldo

Come sempre per le chiese più antiche, anche nel caso della Cattedrale di Taranto, gli stili si assommano. Barocca la facciata come la grande cappella che troverete al termine della navata di destra (il “Cappellone”, fatto realizzare dall’Arcivescovo Caracciolo nel 1637).
Cinquecentesco o successivo (direi, per averlo guardato colpevolmente un po’ in fretta ma c’era un matrimonio) l’importante soffitto a cassettoni che adorna la navata centrale. Romanica la cripta, probabilmente il nucleo originario del primo edificio sacro allora con il titolo di Santa Maria. Romanico il colonnato della navata principale (colonne con tutta probabilità di spoglio) sormontate da pregevoli capitelli
Ma, secondo me, l’architettura romanica di maggior interesse non è all’interno ma all’esterno della chiesa. Infatti se ne percorrerete la fiancata sinistra (in direzione dell’Arcivescovado) scoprirete un’intatta architettura romanica che per tutte la sua lunghezza propone una pregevole serie di archi ciechi. Bello, poi, il tiburio (la struttura cilindrica che vedete al termine della navata) la quale contiene in se la cupola di San Cataldo.
Qualora voleste preparare la visita, cliccate qui di seguito per il Sito della Cattedrale di San Cataldo
Taranto Ipogea
Inutile dire che una stratificazione storica della dimensione di quella occorsa a Taranto non poteva che lasciare il segno. Così si sono mano a mano moltiplicate le iniziative tese a studiare ed a valorizzare questo aspetto della città vecchia di Taranto.
Diversissime le epoche e le funzioni d’uso: si va infatti dai cunicoli a ridosso delle mura greche e bizantine, agli ipogei funerari, agli ipogei funzionali alle attività produttive (frantoi, forni), alle “appendici” degli edifici sovrastanti.
Insomma, un mondo tutto da scoprire sia attraverso il museo ad esso dedicato che attraverso visite guidate ai diversi siti fin qui aperti al pubblico.
Taranto: il Castello Aragonese
Questa opera difensiva costruita da Ferdinando d’Aragona re di Napoli a cavallo del 1490 ha, in realtà, una valenza soprattutto archeologica, Infatti, sullo stesso sito (strategico per il controllo dell’accesso al Mar Piccolo) si sono mano a mano avvicendate, una sull’altro, fortificazioni greche, bizantine e normanne.
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