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Catania: fasto barocco

Catania: una visita scandita dal contrasto tra la pietra lavica nera ed il suo barocco bianco. Catania, un tempo certamente bellissima, soffre evidentemente di troppo abbandono ma, laddove gli interventi di questi ultimi anni già hanno trovato spazio, mostra tutto il suo potenziale.

Catania Visita tra lava e barocco

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Catania – Piazza del Duomo

Così via Etnea, piazza Università, piazza del Duomo, il Monastero di San Nicolò all’Arena, via dei Crociferi, le tante chiese, ci consentono di immaginare come dovesse presentarsi Catania al visitatore del settecento e dell’ottocento.

Gli interventi di recupero, spesso impiegando i toni di uno scenografico grigio, hanno saputo esaltare il contrasto di cui sopra tra la pietra lavica, che dai toni del grigio scuro arriva al nero, e quelli delle decorazioni barocche, che spaziano dal bianco al crema.

Ed è un incanto, che lascia però, con la bocca amara. Infatti, il pensiero va a quanto più dovremmo fare per dare al nostro patrimonio artistico la capacità di divenire realmente il nostro petrolio.

Ma torniamo a Catania e alla sua visita. Il centro storico è raccolto, si percorre agevolmente a piedi in un’alternanza di bellezza ritrovata e decadenza. Di grandi monumenti e di vita quotidiana: due elementi quasi inscindibili. Basti ad esempio il rapporto di sereno vicinato tra Piazza Duomo – epicentro solenne della Catania monumentale – ed il mercato del pesce dal fantastico caos di voci e colori.

Catania: fasto e quotidianità

catania convento san nicolò all'arenaSembra una favola, più precisamente un fantasy. Raccolta, seminascosta, in un angolo di Piazza Duomo c’è la Fontana dell’Amenario. Sgattaiolando ai suoi lati, in uno spazio di pochi metri tra fontana e palazzi, e arrivando alle sue spalle, la scena cambia improvvisamente. Siete nel mezzo del mercato ittico di Catania.

Non so da quanti anni due mondi opposti convivono, ma è un fenomeno ed un’esperienza impagabile. E non è solo splendido pesce di ogni tipo: spada, tonni, cernie, lampughe, polpi e seppie vivi, ogni pesce azzurro ! Sono anche i banchi della carne con i capretti squartati.

E le interiora ancora al loro posto, gli zampetti di maiale, i tacchini appesi per le zampe. E i banchi dei formaggi, con pile di pecorini e di ricotte. Il pranzo seduti gomito a gomito con i banchi dei pescivendoli è un dovere, non solo un piacere.

La Coerenza Urbanistica

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Catania – Piazza Stesicoro

Vi colpirà anche di Catania, immagino, la coerenza urbanistica e l’uniformità stilistica nella declinazione del barocco. Perché Catania racconta la storia di una grande prova di volontà.

Nel 1669 l’Etna coprì con la sua lava la città uccidendo 12.000 abitanti e venti anni dopo, nel 1693, un terremoto ne uccise altri 20.000. Ma i catanesi non si diedero per vinti ed i due architetti Giovanni Vaccarini e Stefano Ittar progettarono ex novo la città con quella coerenza urbanistica di cui abbiamo detto.

Un insieme armonioso ed ordinato di grandi piazze e viali e poi di strade via via più piccole. Un’armonia di edifici stilisticamente coordinati anche in termini di volumetrie e, ovunque, l’eclettismo di un barocco che non stanca ma, viceversa, dona vitalità ed emozioni.

Dunque, non vi resta che camminare, per le strade e le piazze citate più sopra fermandovi ogni tanto per riprendere le forze con le incredibili tentazioni gastronomiche. Qui a Catania diviene evidente come lo street food sia certamente un’invenzione siciliana. Sia dolci che salate le proposte che i caffè catanesi offrono di angolo in angolo vi indurranno al peccato!

Catania: cosa vedere ?

Se mi chiedeste i due must di una visita di Catania, io vi direi il Monastero di San Nicolò all’Arena: il trionfo del barocco catanese di inaudita bellezza – ed il mercato del pesce, di unica atmosfera. Dall’uno all’altro, andate a piedi, prendendola un po’ alla larga. Il percorso vi permetterà di attraversare con vostro sommo piacere buona parte del centro storico della città passando per Via dei Crociferi e Piazza del Duomo.

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Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.