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Poitiers l’elegante

Visitare Poitiers L’elegante. Questa città colpisce per due motivi: il suo stile generale, austero con un certo qual gusto neoclassico, e la bellezza delle sue chiese, una più affascinante dell’altra.

Non vi tedierò con la sua storia, assai antica, e che appartiene ai libri di tutte le scuole d’Europa per quella battaglia del 732 nella quale Carlo Martello, Maestro di Palazzo della monarchia Merovingia, fermò l’avanzata degli Arabi in Europa, e passerò al dunque.

Cosa vedere a Poitiers? Le Chiese

Quattro sono le chiese da vedere. Le prime tre – Notre Dame la Grande, Sainte Radegonde e Saint Pierre – sono un must mentre Saint Hilaire può essere visitata o meno in funzione dei tempi. Tenete però presente che Notre Dame e Saint Hilaire sono nella parte alta di Poitiers mentre Sainte Radegonde e Saint Pierre (vicine tra loro) sono in quella bassa. Infatti, caratteristica di Poitiers che la rendeva particolarmente ben difendibile, è di quella ergersi su una “terrazza” non molto elevata ma sufficientemente spiovente rispetto al territorio sottostante.

Notre Dame la Grande

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Poiteirs – Notre Dame la Grande

Notre Dame la Grande è la chiesa del centro storico di Poitiers. La facciata del XII secolo, originariamente policroma, è il suo pezzo forte. Policroma come spesso erano le opere dell’antichità. Oggi non riusciamo neppure a immaginarla, essendo abituati al bianco e nero, ma lo spettacolo doveva essere memorabile.

La fascia di bassorilievi che corre orizzontalmente alla facciata è, a mio gusto, notevole. Vi sono rappresentate scene bibliche o della vita di Gesù (Adamo ed Eva, Nabucodonosor, quattro profeti, l’Annunciazione, ecc.). Nei due riquadri superiori, ai lati del finestrone, sono riportati sei apostoli ed un vescovo di Poitiers per ciascuna parte.

Entrando, nell’abside guardate Nostra Signora delle Chiavi, statua in legno policromo del XVI secolo, assai venerata dagli abitanti di Poitiers come testimoniano i numerosi ex voto presenti. Notate anche il doppio abside dove un giro di colonne crea, alle spalle dell’abside contenente l’altare, un “corridoio” il quale ospita a sua volta diverse cappelle. E’ una soluzione architettonica molto frequente nelle cattedrali francesi e, mi permetto, molto scenografica.

Chiesa di Sant’Ilario

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Palazzo dei Duchi d’Aquitania

Per arrivare alla Chiesa di Sant’Ilario, attraverserete la città incontrando sulla vostra strada i resti del palazzo dei Duchi d’Aquitania costruito nel XI secolo. Era qui che i duchi tenevano la loro corte e qui visse Eleonora d’Aquitania raccogliendo attorno a se artisti di ogni genere ed i famosi troubadores.

Quando, con la sua morte, l’Aquitania venne annessa al Regno di Francia, il palazzo ebbe esclusivamente funzioni amministrative tant’è che oggi i suoi resti sono inglobati nel Palazzo di Giustizia.

Sempre sul vostro percorso, troverete il ben più recente Hotel de la Ville nella sua elegante piazza: il miglior esempio per valutare la cifra stilistica della Poitiers di oggi.

La chiesa intitolata a Saint Hilaire – che fu Vescovo di Poitiers addirittura nel 350 d.C. – è di origine antichissima essendo nata come oratorio dove seppellire lo stesso santo. Quella che vediamo oggi, però, è il risultato di continue modifiche effettuate fino al XIX secolo.

Ciò che forse colpisce di più è il numero impressionante di volte e pilastri creati nel momento nel quale si passò da un tetto a travi di legno a quello attuale in muratura.

Santa Radegonda a Poitiers

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Santa Redegonda – Facciata

Situata ai piedi della città, è una chiesa di grande impatto emotivo per la forte devozione che la circonda. Qui, infatti, è ancora sentito il culto per questa santa sepolta nella cripta della chiesa in un sarcofago merovingio di granito nero.

A Santa Redegonda – regina dei Franchi, morta a Poitiers nel 587 – si deve la fondazione di uno dei primi conventi femminili in Europa nonché la costruzione della chiesa nella quale è sepolta. Attorno all’edifico sacro si andò formando nel X secolo un borgo fortificato (che potete vedere ancora oggi) inglobato circa due secoli dopo nel tessuto urbano di Poitiers.

Spettacolare il portale quattrocentesco. Belli gli affreschi dell’abside. Due vetrate cinquecentesche, infine, narrano la vita di Redegonda. Tra i molti ex voto che affollano la cripta ne spicca uno in marmo nero che potete vedere sulla sinistra della scalinata che conduce alla tomba della santa. E’ di Anna d’Austria (1601-1666), regina di Francia e madre del Re Sole, la quale rese grazia alla santa per aver salvato la vita di tanto figlio nel 1658.

La Chiesa di Saint Pierre

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Saint Pierre – Vetrata Crocefissione

Saint Pierre è la più maestosa tra le chiese di Poitiers e la sua facciata è di qualità eccelsa. Costruita a più riprese tra il XII ed il XIV secolo, si presenta con due torri campanarie, tre portoni (adorni di un numero rilevante di statue) ed un grande rosone. Siamo in un momento storico di passaggio: ormai il romanico sta lasciando spazio al gotico e Saint Pierre lo è certamente.

Se la facciata è assolutamente emozionante, il bello deve ancora arrivare. Il pezzo forte – veramente un unicum che “compete” a qualsiasi livello nel suo genere – è però, a mio avviso, la spettacolare vetrata policroma rappresentante la Crocefissione. Ma non è solo la sua bellezza a renderla unica: ci si mette anche la storia.

Essa è infatti il dono di un Re. Nel 1158 furono Enrico il Plantageneto, Re d’Inghilterra, e sua moglie Eleonora d’Aquitania, insieme ai loro quattro figli, a donarla a Poitiers ed alla Cattedrale di Saint Pierre. Non a caso, l’intera famiglia reale è ritratta nel riquadro in basso della vetrata. Enrico ed Eleonora sono raffigurati nel gesto di offrire in dono la vetrata stessa.

La Vetrata della Crocefissione

Saint Pierre – Vetrata della Crocefissione – Apostoli

L’opera è bellissima, con colori smaglianti. La croce è rossa mentre blu sono i capelli del Cristo il quale, ad occhi aperti, ha le braccia distese quasi in un abbraccio. Al lato sinistro della croce la Vergine e Longino, con la sua lancia. Alla sinistra San Giovanni e Stefano, colui che porse la spugna imbevuta d’aceto a Gesù. Il rosso è, in questo caso, stato scelto come colore di sfondo.

Nei riquadri posti a sinistra ed a destra della croce nella sua parte superiore, sono rappresentati gli apostoli che guardano verso l’alto. Infatti, nella “cupola” della vetrata è rappresentata l’Ascensione con il Cristo racchiuso in una mandorla tra due angeli.

Non a caso, il riquadro orizzontale subito al di sotto della croce mostra il sepolcro vuoto, proprio a ricordare il legame indissolubile tra morte e Resurrezione. Il riquadro ancora al di sotto raffigura – al centro – il martirio di San Pietro, crocefisso a testa in basso. Ai lati di questa scena il martirio di San Paolo. L’ultimo riquadro in basso, come detto, raffigura i due regali donatori.

Perché visitare Poitiers ?

Che dire ? Perché visitare Poitiers ?

  • per la superba vetrata della Crocefissione. E basterebbe da sola;
  • per la facciata di Notre Dame la Grande e le sue scene sacre;
  • per la devozione palpabile a Santa Radegonda e la sua chiesa dalla bella facciata e dall’austera sepoltura;
  • da ultimo, scusatemi la prosaicità, perché se vi organizzate un po’ bene, la potete visitare come fermata intermedia all’interno di una giornata di viaggio.

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Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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