La Fontana dell’Acqua Felice a Piazza San Bernardo segna il punto d’arrivo a Roma dell’Acquedotto Felice e apre la serie delle fontane poste lungo Via XX Settembre e Via del Quirinale. Ovvero le Quattro Fontane e la Fontana dei Dioscuri a Piazza del Quirinale.
L’antica Alta Semita
Via XX Settembre e Via del Quirinale ripercorrono oggi l’antica Alta Semita (sentiero alto) che univa ai tempi della Roma Antica l’area di Porta Pia (all’incirca) dove arrivavano Nomentana e Salaria ai Fori. Ovvero, correva sulla cresta del Colle del Quirinale che discendeva da un lato sull’attuale piazza Barberini – via del Tritone e dall’altro su Via nazionale.
Su questo lungo asse papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, dispose le sue tre fontane con l’obiettivo di alleviare la sete dei romani. In verità, papa Sisto aveva in quella area una grande villa urbana poi inghiottita dalla Stazione Termini e dall’urbanizzazione della Capitale.
Con un perimetro di sei chilometri la villa toccava ben tre colli: Viminale, Esquilino e Quirinale. Ed aveva bisogno di acqua, come anche i suoi sudditi (siamo al tempo del Papa Re..).
Roma e gli acquedotti papali
In estrema sintesi, Roma aveva perso i suoi antichi acquedotti romani a causa delle devastazioni barbariche, degli assedi (dove qualcuno pensava sempre di prendere Roma per sete), della crisi economica durata secoli e della conseguente mancanza di manutenzione.
Mano a mano che Roma andò riprendendosi e la popolazione aumentando, il problema divenne sempre più tangibile. Sebbene ancora nel XVI secolo anche all’interno delle Mura Aureliane non mancassero vigne e aree coltivate, l’urbanizzazione cresceva. Fu così che i papi dovettero affrontare il problema dell’approvvigionamento idrico della Città Eterna.
Sisto V e l’Acqua Felice
L’Acquedotto Felice o Aqua Felix fu la prima opera del suo genere realizzata a Roma dai tempi dei romani. Riprendeva le fonti dell’Acquedotto Alessandrino, realizzato da Alessandro Severo intorno al 226 d.C., ed altre ulteriori nella zona di Palestrina.
In pratica, allacciava una serie di sorgenti vicine, scendeva verso Roma, passava sopra la cosiddetta Porta Furba per entrare nell’Urbe da Porta Tiburtina utilizzando soprattutto un tracciato dove le arcate prevalevano sui condotti sotterranei. La sua mostra (cioè la fontana finale) era ed è la Fontana dell’Acqua Felice o Fontana del Mosè.
A realizzare il tutto fu l’architetto Giovanni Fontana (1540-1614) che con il fratello Domenico fu uno dei protagonisti della sua professione in quei tempi a Roma. Giovanni Fontana fu, tra l’altro, anche colui che progetto la Fontana dell’Acqua Paola.
In realtà sia l’individuazione delle fonti che la progettazione dell’acquedotto diedero parecchi problemi comportando costi di realizzazione particolarmente ingenti.
Comunque i lavori furono particolarmente veloci. Iniziati a metà del 1585 erano terminati alla fine dell’anno successivo.
Fontana dell’Acqua Felice
Strutturata come un arco di trionfo, la fontana consta di tre archi ciechi delimitati da quattro colonne. Sopra queste corre un architrave sormontata da una grande iscrizione dedicatoria e da
un’edicola con lo stemma del papa (leone rampante) retto da due angeli. Questi ultimi sono opera di Flaminio Vacca e Pietro Paolo Olivieri.
Alla base della fontana quattro leoni in stile egizio fanno zampillare l’acqua in tre vasche. Questa fuoriesce pi principalmente da tre bocche poste nella porzione inferiore degli archi all’interno di finte scogliere.
Gli archi sono chiusi e formano quindi tre nicchioni. I due laterali contengono altorilievi dedicati a scene di acqua. A sinistra Aronne guida il popolo ebreo all’acqua scaturita dal deserto dovuto a Giovan Battista della Porta (1542-1597). A destra Gedeone sceglie i soldati osservando il loro modo di bere opera sempre di Flaminio Vacca (1538-1605) e Pietro Paolo Olivieri (1538-1605).
Nel nicchione centrale è invece rappresentato Mosè opere di Leonardo Sormani e Prospero Antichi. Di fronte alla fontana una balaustra di travertino, realizzata ai tempi di Pio III (1439-1503) come si desume dalla scritta sui pilastrini centrali, proveniva dal cortile del Belvedere in Vaticano.
I Leoni dell’Acqua Felice
I Leoni che vediamo oggi non sono in realtà gli originali. Infatti, al momento della sua costruzione, vennero impiegati per la fontana quattro leoni egiziani provenienti dal Pantheon e dal Laterano.
Questi furono sostituiti nel 1850 per timore di possibili danneggiamenti da quattro leoni in marmo bardiglio realizzati dallo scultore Adamo Tadolini (1788-1868) e spostati ai Musei Vaticani.
Le iscrizioni dedicatorie
Ovviamente la Mostra dell’Acqua Felice ha le sue brave iscrizioni dedicatorie. Tradotte, esse recitano:
Papa Sisto V piceno
dall’agro Colonna
alla sinistra della via Prenestina
raccolse l’acqua da molte sorgenti
dal ventesimo al ventunesimo miglio
fino alla cisterna attraverso un condotto sinuoso
che chiamò Felice dal nome avuto prima di divenire pontefice
E, più sotto:
(l’opera) iniziò nel I e terminò nel III anno del pontificato 1587
L’Aqua Felix e Pasquino
La statua di Mosè, effettivamente fuori proporzione, non piacque ai romani e fu colpita dalla seguente pasquinata:
Guardò con occhio torvo
l’acqua che sgorga ai pié
pensando inorridito
al danno che a lui fe’
uno scultor stordito


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