Nostra Signora de los Regno Altos, detta Sant’Andrea nel Medioevo, è la chiesa castrense del Castello Malaspina di Bosa. Costruita dai Malaspina, la realizzazione degli affreschi che la adornano fu poi merito degli Arborea.

Dell’articolato ciclo di affreschi, parte dei quali è ancora in sito, c’è n’è però uno particolare perché unico nel suo genere in Sardegna. E’ L’ Incontro dei Vivi e dei Morti. Fu commissionato da Giovanni d’Arborea, fratello del Giudice Mariano, e signore di Bosa fino al 1349.
Bosa: Nostra Signora de los Regno Altos
Tre vivi, nello specifico tre giovani nobili di ritorno dalla caccia con il falco, guardano tre morti – anche loro un tempo di rango nobiliare, come si evince dalle corone – in diverso stato di decomposizione. Nell’affresco di Bosa, è San Macario a mostrare ai tre giovani i cadaveri e lo “spettacolo” è reso più macabro dalla presenza di un piccolo animale che si sta cibando del cadavere di mezzo.

Nella storia che l’affresco rappresenta, i morti dicono ai vivi “eravamo quali voi siete, sarete quali noi siamo”. Debbo arguire, ma confesso di andare a senso, che questa sia probabilmente la frase riportata nella “stele” posta tra i tre giovani aristocratici e San Macario.
L’affresco de L’Incontro dei Vivi e dei Morti di Nostra Signora de los Regno Altos a Bosa, sebbene un unicum per la Sardegna, non lo è affatto per l’Italia. Infatti si inserisce in un gruppo di affreschi realizzati tra la fine del XIII secolo fino al XVI in diversi luoghi.
Bosa Incontro dei vivi e dei morti: il ciclo
A Bosa siamo nella prima metà del XIV secolo, dunque in un momento abbastanza iniziale nella diffusione di questo “ciclo”. Infatti, si è soliti individuare la nascita del tema de L’Incontro dei Vivi e dei Morti in Europa in un poemetto di Baudoin de Condé (1275 circa), menestrello alla Corte di Margherita di Fiandra.
In Italia esiste una prima rappresentazione coeva, quella del duomo di Atri (1260-70). Da allora, ha scritto Cralo Fornari: “l’idea di raffigurare dei corpi in stato di putrefazione è stata colta da quel tipo di religione austera tipica del Medio Evo, riferibile all’ascetismo cristiano che disprezza la vita dimostrandosi ostile alla bellezza e alla felicità”.
Non mi dilungo nel ragionamento filosofico – teologico intorno al significato dell’Incontro dei Vivi e dei Morti vuol ne sulle presunte origini mediorientali del tema. Se volete saperne di più, infatti, potete leggere l’articolo sulla Chiesa di San Paolo a Poggio Mirteto la quale custodisce un affresco sul medesimo tema anche se con modalità di rappresentazione diverse.
Da ultimo, quando si parli della rappresentazione artistica del trionfo della morte, consiglio Il Trionfo della Morte di Palermo.
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