San Giovanni a San Giovanni di Sinis e San Giusta. Se per la prima il titolo di “Sardegna Romanica” potrebbe prestarsi ad obiezioni, per la seconda si attaglia perfettamente. Passatemi pertanto la “licenza architettonica”.
San Giovanni di Sinis

Su una chiesa paleocristiana del V o VI secolo, sorge San Giovanni che vediamo oggi, edificata tra il IX e l’XI secolo con tutta probabilità attraverso passaggi successivi. Infatti, un affastellarsi di materiali ed interventi contraddistingue questo edificio che fu certamente testimone della cristianizzazione dei territori intorno all’antica Tharros, situata a meno di un chilometro dalla chiesa.
Tre spoglie navate in blocchi di arenaria, ognuno di una dimensione diversa, e poi anche altri materiali: lo spoglio ed il riutilizzo come metodo. Un rudimentale ottagono da luce all’interno della navata principale insieme a tre aperture poste in alto sul lato sinistro. Estemporanee bifore (in termini di materiali) si incaricano di illuminare il transetto e l’abside.
Ciò che certamente non manca è l’atmosfera: l’atmosfera di una fede semplice e povera. Bella l’acquasantiera con l’ornamento di un pesce a bassorilievo nella conca. Non mancate di visitarla sulla via per Tharros … o per la spiaggia di Maimoni.

Santa Giusta a Santa Giusta

Il Giudicato d’Arborea, in termini ecclesiastici, era suddiviso in tre diocesi: Oristano, Terralba e Santa Giusta. Quest’ultimo centro sorge ancora oggi su un sito di antica antropizzazione: la citta fenicio-punica, prima, e romana, poi, di Othaca. La cattedrale, edificata tra l’XI ed il XII secolo, è un imponente edificio situato su un poggio e costruito in grandi conci di pietra calcarea chiara.
Colpisce subito il portale d’ingresso dove due bassorilievi rappresentano un leone ed una leonessa i quali, catturati due cervi, li trattengono senza tuttavia ucciderli. All’interno sono invece le grandi colonne romane ed i capitelli, anch’essi romani, a colpire. Tutti diversi fra loro trovano un richiamo immediato in quelli della cripta posta sotto il presbiterio che è, infatti, rialzato. La cripta è costruita con volte a crociera – unica in Sardegna – e con l’impiego di colonne e capitelli di spoglio. questi ultimi sono però stati rilavorati al momento dell’edificazione di Sante Giusta.
Da notare, infine, il bel retablo ed il Cristo (snodabile) conservati nella prima cappella della navata di destra.
Sardegna Romanica – Approfondimenti
Potrebbero anche interessarti:
- Sardegna Romanica: da Porto Torres a Saccargia
- Sardegna Romanica: da Ardara a Bisarcio
- La Cattedrale di Castelsardo
- L’incontro tra i Vivi e i Morti a Bosa
- Gli Amboni romanici del Duomo di Oristano
- Le 192 reliquie della Cripta della Cattedrale di Cagliari



















6 Comments
Comments are closed.