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Monterano: il borgo fantasma del Bernini

Monterano è da ricercare nel periodo etrusco, anche se oggi, di quella che fu la città etrusca, non ne rimane più traccia. I romani assoggettarono poi Monterano a partire dal II secolo a.C. ampliandone la rete viaria e costruendo diverse opere tra cui l’acquedotto.

Monterano: breve storia

Canale MonteranoDal IV secolo d.C. poi la dominazione longobarda non fece altro che impoverire ancor di più la popolazione, fino a quando il vescovo cristiano e i residui abitanti della vicina Forum Clodii, esasperati ed impauriti dalle continue scorrerie germaniche, non decisero nei primi anni del 500, di abbandonare le loro terre per trasferirsi a Monterano in posizione sicuramente più difendibile.

Così l’abitato fu ampliato, e munito, oltre che di nuove strade, di solide mura. L’ultima notizia che abbiamo su un vescovo di Monterano risale infatti al 998.

Seguì una lenta e progressiva decadenza che portò il borgo a contare pochissimi abitanti. Rimasero infatti, oltre il signore del castello e gli amministratori del feudo, alcuni servitori e qualche contadino. Solo nel XIV secolo Monterano vide una sostanziale ripresa economica e demografica ma ormai il centro del potere si era spostato nella più potente Bracciano.

La Famiglia Altieri: la fioritura di Monterano

Canale MonteranoCon l’acquisizione del feudo da parte della famiglia Altieri che aveva come membro insigne Emilio Bonaventura Altieri divenuto papa con il nome di Clemente X nel 1670, il borgo venne arricchito con notevoli costruzioni la cui progettazione fu affidata a Gian Lorenzo Bernini. Vennero così alla luce la Chiesa e il Convento di San Bonaventura, la prospiciente fontana ottagonale e la facciata del Palazzo Baronale.

Purtroppo questa nuova vitalità artistica non durò a lungo. Dopo la morte di papa Clemente X Altieri e la scomparsa della forte autorità del primo ministro (della stessa famiglia Altieri), i monteranesi conobbero un altro periodo di grande difficoltà economica e sociale dovuta soprattutto alla confusione e all’instabilità dello stato pontificio. Ma un ben più grave flagello si abbatté nel 1770 sulla cittadella: la malaria, che decimò la popolazione soprattutto quella contadina.

Decaduto il potere temporale del papa (anno 1798), Monterano passò sotto la Repubblica Romana, che capitolò l’anno successivo per opera dell’esercito borbonico. Restaurato lo Stato Pontificio, un episodio cruento quanto inaspettato pose fine alla lunga e tormentata storia di Monterano. Infatti l’esercito francese distrusse e incendiò completamente l’abitato per il rifiuto da parte dei monteranesi di macinare il grano dei tolfetani sottomessi agli stessi francesi.

La Fontana del Leone

Canale Monterano

Gian Lorenzo Bernini, incaricato dalla famiglia Altieri della sistemazione del Palazzo Baronale, ebbe un’idea degna del suo gran genio creativo. Sfruttando le fondamenta rocciose su cui era posta la struttura, costruì alla base della scoscesa parete di sostegno una bellissima fontana che ben si incastonava sullo sfondo naturale formato dalle stesse fondamenta del palazzo.

 

Per completare l’opera, alla sommità della parete e proprio sopra la fontana, fece porre una statua raffigurante un leone nell’atto di scuotere con una zampa la roccia per farne uscire della purissima acqua. Così il copioso zampillo andava a finire proprio nella vasca della fontana.

In questo connubio tipico dell’arte berniniana, dove arte e natura si fondono con estrema armonia, l’immagine e la fama della famiglia Altieri ne trassero notevoli benefici. Agli occhi del popolo la fontana risultava come una generosa elargizione di un servizio atto a soddisfare le esigenze di tutti gli abitanti di Monterano.

Monterano oggi

Molti registi hanno scelto sin dagli anni ‘50 le rovine di Monterano, suggestive ed affascinanti, per girare i loro film. La cornice del borgo è stata un ottimale set a capolavori quali “Ben Hur” con Charlton Heston o film italiani quali “Brancaleone alle Crociate” con Vittorio Gassman e “Il Marchese Del Grillo” con Alberto Sordi.

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.