La Fontana dell’Acqua Acetosa a Roma appare inaspettata ai piedi del quartiere Parioli e di Villa Glori, ancora oggi al di fuori dell’abitato. Quando papa Paolo V Borghese la eresse nel 1619 si trovava veramente in aperta campagna. Perché dunque realizzare una fontana barocca in mezzo ai prati?
Fontana dell’Acqua Acetosa: testimone di una Roma sparita
E’ una buona domanda. Siamo infatti a poche decine di metri dalla riva del Tevere che proprio in quel punto compie un’ampia ansa per poi riprendere la sua corsa verso Ponte Milvio, il Foro Italico e il centro storico di Roma.
Fino agli anni ’20 avanzati del XX secolo l’attuale quartiere Parioli infatti ancora non esisteva. In termini pratici, Roma terminava poco più in là di Porta del Popolo e la via Flaminia correva indisturbata nel verde fino a Ponte Milvio.
In molti però sapevano dell’esistenza di una fonte da cui sgorgava un’acqua giudicata universalmente ottima. Tanto che essa veniva anche appositamente trasportata e venduta in città.
Paolo V Borghese e l’Acqua Acetosa
Dobbiamo ritenere che la conoscesse bene anche Camillo Borghese, divenuto papa con il nome di Paolo V. Del resto, i Borghese erano proprietari di buona parte dell’attuale Villa Borghese fin dal 1580.
Il cardinal nepote di Paolo V, il famoso Scipione Borghese, avido collezionista di Caravaggio e d’arte in generale,
iniziò a costruire gli edifici che conosciamo ancora oggi nel 1609.
Da Villa Borghese alla Fonte dell’Acqua Acetosa, a cavallo, sarà stata una piacevole passeggiata di un ventina di minuti.
Così nel 1613 Paolo V fece studiare l’Acqua Acetosa e si stabilì (una lapide lo ricorda) che essa era giovevole ai reni, allo stomaco, al fegato, alla milza e che ad altri mille malis prodest.
Per far cosa utile ai suoi sudditi Paolo V ordinò a Giovanni Vasanzio (1550-1621), già all’opera a Villa Borghese, di progettare un’elegante fontana. E così fu.
Per gli appassionati di fontane, non va trascurato come Paolo V fu anche il committente della Fontana dell’Acqua Paola sul Gianicolo.
La fontana di Alessandro VII Chigi
La vicenda non termina però così. Tutt’altro. Infatti la fontana che vediamo oggi si deve a papa Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi (1599-1667). Pronipote di quell’Agostino Chigi banchiere senese a cui si deve la costruzione della Villa Farnesina sempre lungo il corso del Tevere.
Alessandro VII, nel 1661, volle ampliare la fontana e risistemare l’intera area piantandovi anche alberi che facessero ombra a chi vi si fosse recato. Lo ricorda chiaramente la lapide posta all’apice del frontale concavo della fonte. Così, trovandosi la fonte ad un livello più basso rispetto alla strada, venne realizzata la scalinata e le tre bocche da cui ancora oggi l’acqua fuoriesce copiosa.
Se guardate le tre bocchette, ciascuna è ornata da un’elegante conchiglia ma, soprattutto, è sormontata da sei monti e una stella: uno dei simboli presenti nello stemma dei Chigi.
Clemente XI e gli interventi del 1712
Clemente XI, al secolo Francesco Giovanni Albani, dovette per la terza volta rimettere mano alla fontana dell’Acqua Acetosa. Sembra infatti che la fonte iniziasse a dare qualche problema di portata e che la popolazione se ne lamentasse. Evidentemente, l’Acqua Acetosa era ancora molto gradita perché nel 1712 per approvvigionarsene era necessario caricare le botti sul carretto e farsi qualche chilometruccio dalla Roma di allora fino alla fonte.
Comunque sia, Clemente XI ci rimise mano. Costituì pure un’apposita commissione presieduta dal suo Camerlengo, cardinale Giovan Battista Spinola. Il camerlengo era il ministro delle finanze (concedetemi l’approssimazione) della Santa Sede, quindi non l’ultimo arrivato.
Fu così che, come si legge nella terza lapide presente sulla fontana:
Clemente XI Sommo Pontefice
regolato il fiume, raccolta in un solo alveo la vena d’aqua,
ripuliti i condotti, rinnovata la salubrità della Fonte Acetosa
ebbe cura della (sua) conservazione
Un’ultima notazione pratica. Purtroppo, successivi problemi con la sorgente durante lo scorso secolo fanno si che oggi l’acqua non sia più quella della fonte originale.
Per esperienza personale vi dico però che, come in generale nelle fontane pubbliche romane, l’acqua è ancora ottima: bere per credere!
Fontana Acqua Acetosa
Via Enrico Elia – Via Campi Sportivi, Roma




