A Piazza Sant’Eustachio, nell’omonimo rione di Roma, il raffinato palazzetto un tempo proprietà di Tizio Chermandio da Spoleto si mette subito in mostra per gli affreschi che ne ornano la facciata.
Appartiene infatti alla ristretta cerchia degli edifici della Roma antica dalla facciata ornata. A volte con graffiti, altre con stucchi, in questo caso, appunto, con affreschi.
Tizio da Spoleto: chi fu costui?
Tizio Chermandio da Spoleto era stato il maestro di camera del cardinale Alessandro Farnese (1468-1549), pontefice con il nome di Paolo III dal 1534. Un papa importante: fu infatti lui ad autorizzare la costituzione della Compagnia di Gesù e convocare il Concilio di Trento.
Essere, diremmo oggi, il segretario particolare di un uomo di tale levatura apriva qualsiasi porta e garantiva un ampio sistema di relazioni anche con artisti affermati.
La leggenda di Sant’Eustachio
Il Palazzetto di Tizio da Spoleto sorge di fronte alla chiesa di Sant’Eustachio, ricordata fin dal 795 d.C.. Secondo la tradizione (leggendaria?) essa sorgerebbe laddove l’imperatore Costantino avrebbe costruito un primo oratorio nel luogo del martirio di Sant’Eustachio.
E qui entriamo in medias res. In realtà noi non abbiamo grandi elementi storici circa questo santo. La tradizione vuole però che si trattasse del generale romano Placido vissuto ai tempi di Traiano e vincitore sui Parti.
In una battuta di caccia nei pressi di Tivoli, a Placido sarebbe apparso un cervo che recava tra le corna una croce luminosa con la figura di Gesù. Colpito da questa apparizione, Placido si convertì insieme ai suoi familiari assumendo il nome di Eustachio. Questa scelta gli costò il martirio sotto Adriano.
Palazzo di Tizio da Spoleto a Sant’Eustachio: gli affreschi
Intorno al 1560 Tizio da Spoleto procedette ad edificare quel palazzetto nella piazza di Sant’Eustachio che vediamo ancora oggi.
Qui entrano in scena i fratelli Zuccari: Federico (1539-1609), giunto a Roma nel 1550 dove già lavorava Taddeo (1529-1566) pittori legati da commissioni (anche il Palazzo di Caprarola) ai Farnese e che, anzi, potrebbero essersi avvicinati ai Farnese tramite Tizio grazie alla rocambolesca realizzazione degli affreschi di Piazza Sant’Eustachio.
Taddeo e Federico Zuccari: litigi in famiglia
Racconta infatti Cristina Acidini ne La Vita dei Fratelli Zuccari: “…..La sua attività (di Taddeo), già intensa, si era fatta frenetica da quando era entrato al servizio della famiglia Farnese, alla quale appartenne il pontefice Paolo III.
In un primo momento (1559) era stato il maestro di casa del cardinale Alessandro, Tizio Chermandio da Spoleto, a sperimentare l’arte degli Zuccari affidando loro la decorazione delle facciate del suo palazzetto alla Dogana presso la chiesa di Sant’Eustachio, con storie dedicate appunto a quel santo. L’incarico fu svolto in prima persona da Federico; ma a questo punto tra i due fratelli sorse una grave discordia, che fu risolta con un patto importante. Taddeo, infatti, preoccupato della buona riuscita di Federico in un’impresa così visibile, ritoccò più di una volta gli affreschi, finché il fratello furioso ne distrusse una parte e se ne andò di casa. La pace fu fatta ad una condizione: che Taddeo si limitasse a correggere disegni e cartoni del minore, ma non toccasse le sue pitture su tavola, tela o muro.
Il singolare “patto di Sant’Eustachio” aiuta a capire il motivo per cui alcuni disegni degli anni ’60 sono stati attribuiti ora all’uno, ora all’altro dei due fratelli: si tratta infatti di disegni prodotti a due mani, quasi sempre impostati da Federico, che si riconosce per i contorni lisci e continui, e ritoccati da Taddeo, di cui si coglie l’inconfondibile dinamismo nelle vibrazioni del segno insistito”.
Il palazzo affrescato di piazza Sant’Eustachio
Un tempo gli affreschi ornavano le due facciate della casa, oggi sono sopravvissuti solo quelli della facciata verso la piazza.
Nel registro più alto è rappresentata l’apparizione di Gesù a Sant’Eustachio. Più in basso, sotto tra le finestre del primo e del secondo piano, troviamo rappresentate la Fortezza (a sinistra) e la Giustizia (a destra) ed al centro lo stemma di Pio III Medici che fu papa dal 1559 al 1565.
Al di sotto dello stemma Medici, tra le finestre del primo piano, si vede invece lo stemma dei Farnese con i sei gigli ed il giglio è anche ripreso negli stucchi delle finestre e nel cornicione dl tetto alternato a mascheroni.
Peraltro, gli stucchi, dovuti a Giulio Mazza, sono un elemento di grande eleganza nell’insieme delle decorazioni.

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