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Celleno: la visita

Celleno è uno di quegli incredibili borghi della Tuscia che sorgono inaspettati sopra un fungo di tufo il quale, altrettanto inaspettatamente, si erge da un fondovalle che le acque hanno scavato nel corso di intere ere geologiche. Antichi castelli – come la vicina Bagnoregio a meno di quindici chilometri – che hanno saputo resistere al tempo e alle guerre e ora non si vogliono arrendere all’inarrestabile forza della natura.

Infatti, lo sperone di tufo su cui sorge Celleno è andato progressivamente franando fino al punto che nel 1951 il Consiglio Comunale prese la decisione di abbandonare il centro storico e reinsediare la popolazione nel sito dove oggi si trova a circa un chilometro di distanza. Ecco il perché del nome Celleno Borgo Fantasma.

Celleno: la visita

celleno visitaUn destino propizio vuole che del castello di Celleno si innamori il pittore Enrico Castellani che nel 1973 lo acquista e lo restaura impedendone il definitivo degrado.

Così, dell’antico castrum rimane perfettamente in piedi la rocca – il Castello Orsini – e la piazza antistante (Piazza del Municipio) con i suoi palazzi e la chiesa dedicata a San Carlo.

Più in là, lungo quella che era la strada principale del Borgo Fantasma, la chiesa di San Donato tra le cui rovine si eleva la torre campanaria sulla quale spicca ancora l’orologio cittadino visibile anche dalla piazza.

Il pezzo forte di Celleno, il Borgo Fantasma, è comunque certamente il Castello Orsini che è ancora oggi esattamente quello di allora: una severa costruzione prettamente militare separato dall’abitato grazie ad un profondo fossato e ad esso collegato da un ponte oggi in muratura ma un tempo certamente mobile.

L’imponenza dell’opera difensiva si apprezza bene anche arrivando al castello. Infatti, dal piccolo borgo ad esso sottostante si accede al castello attraverso la scenografica via del Ponte che premette di apprezzare la grande “scarpa” (questo è il termine proprio dell’architettura militare) su cui poggia la fortificazione.

Nel borghetto si articola invece intorno alla Piazza del Mercato, il cui nome indica chiaramente quale fosse la sua funzione nei secoli passati, e alla chiesa di San Rocco con il suo bel portale cinquecentesco e la macchina da altare barocca.

La macchina d’altare di San Rocco

celleno visitaQuest’ultima merita di essere vista. Essa ospita un Crocifisso seicentesco dalle braccia snodabili così da poter essere rimosso dalla croce e posto in una macchina da processione in occasione del Venerdì Santo.

L’altare ha invece la forma di un tempio con due colonne che sorreggono un timpano spezzato al di sopra del quale si trova l’immagina di Dio Padre tra due angeli. Il Crocifisso è posto a sua volta all’interno di un sole dai raggi argentei e dorati tipicamente barocco.

Celleno: la storia

Celleno fu con tutta probabilità un insediamento etrusco prima e romano poi. Nel Medioevo lo troviamo menzionato per la prima volta nel 1026 quando l’imperatore Corrado il Salico lo infeudò alla famiglia Conti di Viterbo.

Durante il secolo successivo passò direttamente sotto il controllo di quest’ultima città. Nel 1174, infatti, Federico I Barbarossa, attraverso un diploma, confermò a Viterbo il possesso di diversi castelli tra i quali quelli posseduti nel contado di Bagnoregio, tra i quali Celleno.  Così, nel 1172, quest’ultimo è con Viterbo nella guerra contro Ferento ed in un documento del 1237 lo ritroviamo tra i castelli governati da un podestà di nomina viterbese.

Nel 1316 – coinvolto nelle continue guerre tra Viterbo e Orvieto – venne saccheggiato dagli orvietani guidati da Poncello Orsini, condottiero di ventura e signore di Vallerano, Soriano nel Cimino e Corchiano. Poncello, nominato capitano di guerra dagli orvietani, assalì Celleno di notte con Guasta da Radicofani incendiandone le porte.

Nel 1351 Celleno fu venduto alla potente famiglia dei di Vico. Nei contrasti tra questi ultimi ed il papa, però, nel 1354 Celleno fu assalito e conquistato dalle truppe apali guidate dal famosocelleno visita cardinale “guerriero” Egidio Albornoz.

Nel 1396 papa Bonifacio IX vi infeudò la famiglia Gatti alla quale lo tolse papa Alessandro VI Borgia per assegnarlo al cardinale John Morton, già Arcivescovo di Canterbury, al quale il papa aveva concesso il titolo della chiesa di Santa Anastasia in Roma. La disputa che ne seguì portò all’uccisione di Giovanni Gatti, allora detentore del feudo.

Nel 1527 papa Clemente VIII lo concesse al cardinale Franciotto Orsini. Rimase così alla potente famiglia romana fino al 1580, quando rientrò in possesso della Camera Apostolica.

Proloco di Celleno

Visitare Celleno è reso ancor più interessante dall’impegno della Pro Loco che accoglie e guida i visitatori per le vie del paese ed ha ricostruito diversi ambienti domestici (la cucina, il forno) nonché raccolto un’ampia collezione di utensili e arredi.

Un grazie alla nostra guida Piero Taschini per il tempo che ci ha dedicato e la passione che ci ha trasmesso.

Celleno Visita Informazioni utili:

Pro Loco Celleno http://www.prolococelleno.it – tel. 0761/912002info@prolococelleno.it

Fabrizio Sciarretta

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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