La Certosa di San Martino a Napoli, a detta di alcuni, è stato l’ultimo grande progetto artistico della città partenopea. Certamente, è un luogo incantato dove la bellezza creata dall’uomo si colloca nella cornice di una delle più belle viste possibili su Napoli, sul Vesuvio e sul Golfo.
Dunque, certamente, una meta da includere nella visita della città. Accoppiandola, ovviamente, con quella al Forte Sant’Elmo che, con la sua mole, sovrasta la certosa.
Raccontare la Certosa di San Martino in un articolo è impossibile, richiederebbe un libro. In realtà, la Certosa di San Martino va visitata per due motivi: per il panorama e perché racconta puntualmente l’arte napoletana (non solo del ‘600) attraverso uno straordinario, secolare cantiere.
Certosa di San Martino: terrazza sul Golfo di Napoli

Forte Sant’Elmo ha una vista più ampia per via della maggiore altezza. Ma quella di cui si gode dalla certosa è molto particolare. Infatti, dagli appartamenti del priore (Quarto del Priore) è come più concentrata, una cartolina perfetta.
Sotto l’arco che delimita la terrazza del quarto, vi ritroverete davanti Napoli e il Vesuvio raccolti in una veduta straordinaria.
Uno dei corpi della certosa stessa incornicia l’inquadratura sulla sinistra concentrando lo sguardo verso il Vesuvio. Un’immagine perfetta.
Più in basso, poi, proseguono i giardini e gli antiche orti dei monaci a terrazze su una superficie di circa sette ettari.
La storia della pittura napoletana tra ‘600 e ‘700
In estrema sintesi, i lavori di costruzione della certosa iniziarono nel 1325. A dirigerli, l’architetto senese Tino di Camaino che morì proprio a Napoli nel 1337.
Oltre due secoli dopo è un altro toscano a rivedere completamente la struttura degli edifici, Giovanni Antonio Dosio (San Gimignano 1533 – Caserta 1611). Questi vi lavorò per venti anni a partire dal 1589 ma continui interventi caratterizzarono la certosa fino alla metà del XVIII secolo. A Dosio successero infatti durante il ‘600 Giovan Giacomo di Conforto prima e Cosimo Fanzago poi e, nel ‘700, Nicola Tagliacozzi Canale. Al Fanzago (1591-1678) si deve l’attuale impianto barocco.
Così, per un secolo e mezzo abbondante, alla Certosa di San Martino dipinsero e scolpirono tutti, ma proprio tutti. Ad iniziare fu Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (Arpino 1568 – Roma 1640)
Il Cavalier d’Arpino alla Certosa di San Martino
Il Cavalier d’Arpino fu sia per la il momento in cui visse che per la durata della sua vita, testimone e protagonista dell’evoluzione dell’arte italiana tra due secoli.
Ebbe apprendista a bottega a Roma il Caravaggio (1571-1610). Quest’ultima, a sua volta, nelle sue due permanenze a Napoli influenzò fortemente la pittura partenopea.
Così, il Cavalier d’Arpino, con il fratello Bernardino, affresca la volta dell’abside della chiesa della certosa con le Storie del Vecchio e Nuovo Testamento con evangelisti, dottori della chiesa, profeti e santi certosini. Siamo nella prima metà degli anni ’90 del ‘500.
Le pareti dell’abside ospitano invece tele di alcuni dei più noti caravaggeschi napoletani Jusepe de Ribeira, Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione. Diversi decenni sono passati dagli affreschi del Cavalier d’Arpino e siamo ormai in pieno XVII secolo.
Della stessa epoca sono gli affreschi della volta della navata. Questa volta sono però dovuti a un forestiero, il parmense Giovanni Lanfranco che li realizza nel 1637-38.
Passa quasi un secolo e nella chiesa arriva l’altare maggiore. Siamo nel 1705 e questa traboccante testimonianza barocca è dell’Abate Ciccio, al secolo Francesco Solimena (1657-1747).
Poi, non bastando, sessanta anni dopo, davanti all’altare viene posizionata una formidabile balaustra in marmo policromo trionfo dello sfarzo barocco.
Siamo nel 1761, centosettanta anni dopo gli affreschi del Cavalier d’Arpino.
Perdersi tra sale e affreschi

A questo punto, non vi resta che perdervi con il naso all’insù per i numerosi ambianti che circondano la grande chiesa.
Certamente nella Sala del Capitolo. Qui ritroverete molti maestri già citati e, inoltre, Belisario Corenzio (1558-1646), autore degli affreschi della volta e Paolo Fenoglio (1590-1645), ambedue seguaci del Caravaggio. Al Fenoglio sono dovuti, nelle lunette delle pareti, dieci affreschi dedicati ai fondatori degli ordini religiosi.
Non da meno la Sacrestia, affrescata dal Cavalier d’Arpino con un bell’Ecce Homo dello Stanzione sull’grande arco della parete di fondo.
Certosa di San Martino: il Chiostro Grande
La certosa ha due chiostri, ambedue progettati dal Dosio: il chiostro dei procuratori e il chiostro grande. Quest’ultimo è veramente pregevole.
Bello il pavimento sui toni dell’azzurro a disegni geometrici ed il gioco dei vuoti e dei pieni dei lunghi colonnati. Un piacere anche per i fotografi.
Belle le otto sculture poste ai quattro angoli dei colonnati. Imperdibili i teschi di marmo che ornano la balaustra del piccolo cimitero trecentesco dei monaci.
Infine, la Certosa di San Martino ospita anche un articolato museo. Unico il Museo dei Presepi. e’ considerato il più grande al mondo e non si fatica a crederlo.
Formidabili le due lance reali (barche) appartenute una ai Borbone e l’altra ai Savoia. Sono così belle ed inaspettate che abbiamo dedicato loro un articolo: Le Lance Reali della Certosa di San Martino.
Ovviamente, pensando di visitare la Certosa vi verrà in mente di vedere anche il Forte Sant’Elmo, ecco qua: Napoli da Forte sant’Elmo.
Per terminare, per informazioni di dettaglio sulla Certosa di San Martino, Wikipedia ha una “voce” perfetta.










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