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Marsiglia: gran week end

Marsiglia, con il suo quasi milione di abitanti, è la seconda città della Francia: dunque non un paesino di poche strade. Eppure il suo cuore è compatto, raccolto attorno al Porto Vecchio, e dunque è possibile coglierne complessivamente l’essenza, il sapore, in modo immediato.

Marsiglia Visita

Per il visitatore il trucco è semplice: arrampicarsi per prima cosa fino a Notre Dame de la Garde a quota 162 metri s.l.m. sul lato meridionale del Porto Vecchio. Da lì Marsiglia, bianchissima, sfolgorante se la vedrete nel sole estivo, si sintetizza in un colpo d’occhio con le sue testimonianze più antiche. I due forti – Saint Nicolas e Saint Jean – a guardia del porto ed il nuovissimo Museo del Mediterraneo, la Cathedrale de la Major e, alla sua destra, più verso terra, il quartiere Le Panier con il campanile della chiesa des Accoules e la cupola della Vieille Charité. Nel blu marino, il Castello d’If. Insomma, Marsiglia è li sotto, con i quartieri nuovi a circondare quelli vecchi, il mare a chiuderla da un lato, la montagna dall’altro. Dunque la visita di Marsiglia non può che partire da Notre Dame de la Garde.

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Notre Dame de la Garde e Le Panier

Già che però siete arrivati fino in cima, dopo la magnifica vista, dedicatevi alla basilica. Dire che, per i nostri metri, è un luogo particolare è dir poco: parliamo di una chiesa “romanico – bizantina” del XIX secolo. Un trionfo di ori e mosaici, marmi policromi ed ex voto che culmina nel campanile sormontato da una statua della Vergine alta dieci metri realizzata in bronzo laminato d’oro dagli atelier Christofle.

Non vi tedierò con la sua storia né con i particolari, perché è l’insieme che va visto con il suo inseparabile, infinito, mondo di ex voto e le centinaia di candele accese a testimoniare una venerazione della Madonna che dura ininterrotta da secoli.

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Marsiglia – Porto Vecchio

 

Marsiglia – Notre Dame de la Garde

A questo punto non vi resta che ridiscendere a valle, attraversare il porto ed inerpicarvi per l’antico quartiere di Le Panier (“il cestino”). In realtà fu in buona parte distrutto durante la seconda guerra mondiale e ricostruito. Credo però che l’aspetto di oggi non sia granché differente da allora con i vicoli stretti e le case alte a sfruttare il poco suolo disponibile.

Vi entrerete, con tutta probabilità attraverso le Montée des Accoules e da lì non vi resta che girare per le sue stradine in cerca di scorci fino ad arrivare alla Veille Charité. Quest’ultimo è un ospedale costruito a cavallo tra il ‘600 ed il ‘700 per accogliere i poveri di Marsiglia. Bellissime le geometrie del cortile costituito da quattro lati di gallerie a tre livelli con la cappella al centro.

Uscendo da Le Panier, la passeggiata continua fino alla Cattedrale de la Major e di lì di nuovo al Porto Vecchio con i suoi forti.

Marsiglia è ovviamente anche tanto altro: musei, raccolte d’arte, mare, spiagge, La Canebiere con i suoi negozi e via dicendo. Sarebbe una buona idea godersela per un paio di giorni e così vi consigliamo di fare.

Le Corbusier e l’Unité d’Habitation

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Le Corbusier – Unitè d’Habitation

Da ultimo, però, se siete amanti dell’architettura moderna, lasciatevi un piccolo spazio per Le Corbusier e l’Unité d’Habitation (280 Bld. Michelet). Il famoso architetto la realizzò nel 1952 disegnando un complesso 337 appartamenti tutto giocato sui colori primari. All’interno anche un albergo ed una libreria dedicata all’architettura. Merita la passeggiata.

Sarete stanchi, lo eravamo anche noi ! Ed allora rilassatevi al Vecchio Porto: guardando il mare, il lato destro è più “commerciale” mentre quello sinistro (lato Notre Dame de la Garde, per capirci) è più chic (trendy, se fossimo OltreManica). Non mancherete di trovare il posto che fa per voi: bar, ristoranti, locali sono numerosissimi ed affollatissimi.

Vecchio Porto e consigli per visitare Marsiglia

Consigli per gli acquisti. Dal punto di vista alberghiero Marsiglia offre, ovviamente, sistemazioni per tutte le tasche e di ogni livello. Noi abbiamo optato per l’Hotel Escale Oceania (catena piuttosto diffusa in Francia). Un tre stelle più che valido strategicamente posizionato all’angolo tra le Vieux Port e La Canabiere, ovvero al centro dell’azione.

Ci sono anche un paio di parcheggi sotterranei in zona (le città francesi in questo non temono confronti). Non ho però ancora capito come si arriva per scaricare i bagagli dai parcheggi all’albergo senza infilarsi in zone pedonali e divieti d’accesso: per fortuna la Gendarmerie mi ha guardato con aria compassionevole probabilmente pensando “ecco un altro italiano che non ci ha capito niente”.

Ma veniamo alla cena. L’Art Director ed io abbiamo scelto un locale che conta – Les Arcenaulx (Cours d’Estenne d’Orves 27) al Vecchio Porto – sebbene con idee molto diverse sulla “robustezza” del menù. Io, avendo già provato altrove i pieds et paquets (tipico piatto marsigliese costituito da trippa e frattaglie, grande se ti piace il genere), ho  puntato alla bouillabaisse (simile alla nostra zuppa di pesce) mentre Alessia si è orientata sulle tartare di pesce. Il rosè 2012 Chateaux de Calavon (Provenza) con cui abbiamo accompagnato il tutto si è mostrato all’altezza di combattere anche con la bouilabaisse.

Siamo rimasti ambedue molto contenti tanto del cibo quanto del servizio. Aspettatevi, viceversa, un conto adeguato al posto. Infine, il ristorante, che d’estate dispone di tavoli all’aperto, è posizionato all’interno di un vecchio magazzino parte del quale è adibito a libreria antiquaria e moderna: veramente un ambiente particolare.

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Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.